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mercoledý 21 ottobre 2009

 

Via XX settembre prova a smorzare le polemiche sul «posto fisso». Giulio fa l’en plein. Mezzo governo lo attacca. Piovono critiche da Pd e Pdl, banche, sindacati e Confindustria. Berlusconi lo difende e vola da Putin

Da Il Manifesto del 21 ottobre 2009

Matteo Bartocci

ROMA - Giulio Tremonti riscopre le virtù dell’Inps e del «posto fisso». «Un’ovvietà, meglio stare al caldo che al freddo», si difende al volo prima di partire per l’Ecofin di Lussemburgo mentre intorno a lui mezzo governo e la Confindustria (con i suoi giornali) lo impallinano con rara violenza. Gli anti-tremontiani storici non si sono fatti pregare. I ministri Brunetta, Sacconi, Scajola commentano tutti negativamente la sortita di Tremonti. Ormai il superministro dell’Economia dentro il governo - a parte il Carroccio - conta ancora meno estimatori che fuori. Già ai ferri corti con le grandi banche ora ci si mette pure Confindustria a definire la sua uscita «un impossibile ritorno al passato ». Una rottura seria, tanto più che Emma Marcegaglia si è spesa pubblicamente a favore del governo anche dopo la bocciatura del lodo Alfano. A Berlusconi, per ora, non ci sono alternative. Né centriste né in salsa padana. L’ordine è ferreo. E perfino lemosse di Montezemolo e della sua «Italiafutura» sono trattate con sospetta sufficienza dal Sole e dai giornali in orbita Fiat (Corriere della sera e Stampa). Proprio ieri l’ad di BancaIntesa Corrado Passera è tornato a caricare contro il titolare di via XX settembre: «Il tema del posto fisso non è il problemamaggiore ». E ha proseguito impallinando la banca del Sud cara a Tremonti: deve operare secondo logiche di mercato (cioè niente aiuti pubblici) e rispettare le «caratteristiche» delle poste. Un’azienda le cui potenzialità Passera conosce bene visto che ne è stato il «risanatore». E’ lo stesso Passera che deve vedersela con il riequilibrio Torino-Milano interno alla sua banca e che flirta conMontezemolo nella sua fondazione. Banche, imprenditori, maggioranza. Ce n’è abbastanza perché suoni l’allarme rosso e Berlusconi intervenga in prima persona. Ma come i «poteri forti» non possono rompere con lui, lui non può rompere con Tremonti. Il Cavaliere mette nero su bianco una nota da palazzo Chigi in cui prova a tenere insieme capra e cavoli confermando la sua «completa sintonia con il ministro Tremonti». Con tanto di inedito apologo del posto fisso (fin qui sempre respinto al grido di «siate imprenditori di voi stessi» o «sposate un miliardario») unito alla tradizionale difesa delle partite Iva. Ma forse la pezza è peggiore del buco. Perché il caso, risollevato anche il giorno dopo, non si chiude. L’opposizione tutta (Pd, Idv, Udc maanche le sinistre fuori dal parlamento) ha gioco facile nel chiedere al governo un minimo di coerenza tra ciò che dice e ciò che fa, per esempio nel pubblico impiego e sul precariato perenne. Si spaccano invece i sindacati. Mentre Guglielmo Epifani (Cgil) chiede l’apertura immediata di un tavolo sul lavoro che il governo (via Sacconi) respinge subito, Raffaele Bonanni (Cisl) quel tavolo, anzi più tavoli, l’ha già apparecchiati da tempo. E tratta con Tremonti ormai a tutto campo sia su «postebanca del Sud» sia sulla partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa (indigesta a Confindustria ma difesa da Tremonti sempre lunedì attraverso una rivalutazione della Costituzione «inapplicata»). Senza contare che difendere il «lavoro » costa. In formazione permanente, in ammortizzatori sociali, in sgravi contributivi, in incentivi. Scelte politiche e soldi che finora Tremonti non ha mai fatto capire di voler spendere. Dunque la sua mossa si spiega forse meglio con il desiderio di compiacere la chiesa sposandone a parole la «dottrina sociale» nel futuro che verrà dopo la crisi (di Berlusconi). E con l’abitudine di rovesciare sull’opposizione le sue contraddizioni. Isolare la Cgil fino all’impossibile. Rubare termini e punti di vista della sinistra in modo da svuotarli e sottolinearne il carattere «elitario» e quasi sganciato dalla realtà. Resta il fatto che se il caso non si sgonfia la bizzarra maionese del centrodestra è ormai impazzita. Anche per le uscite quotidiane e a lunga gittata dei suoi leader. Come quella sul Corano a scuola di Fini che Luciano Dussin, deputato del Carroccio, definisce ieri sulla Padania «un reduce della prima Repubblica, la ruota di scorta della ruota di scorta di un sistema che galleggiava anche senza il suo consenso». Una cacofonia che alimenta le tensioni dei «palazzi» romani e che si aggiunge all’infinita guerra per bande nelle regioni (Veneto, Lazio, Campania e Sicilia su tutte). Perfino il Foglio non vede più, e a ragione, una rotta chiara. Berlusconi chiede pace. Stasera volerà dall’amico Putin per un misterioso viaggio privatissimo. L’agenda è tuttora riservata. Un silenzio ufficiale impossibile in qualsiasi altro paese occidentale.

 

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Marcegaglia contro Tremonti. Ma Berlusconi si schiera col ministro: "Posto fisso un valore"

Da L'Unità on line

Rivalutare il posto fisso? Le parole di Tremonti hanno provocato un po' di ironia a sinistra e tra i sindacati, e malumori in Confindustria e nei ministri Sacconi e Brunetta. Berlusconi ora interviene nel dibattitto per appoggiare (a sorpresa) Tremonti e ovviamente per attaccare la sinistra. «La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso - dice il premier - è l'ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra. Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un 'valorè le cosiddette partite Iva». L'obiettivo di Berlusconi sembra quello di troncare le voci che lo vogliono in rotta di collisione con il ministro dell'economia, che è uno dei candidati alla sua successione. Lo fa a modo suo, prendendosela con la sinistra e vendendo bene la politica economica del governo che secondo sindacati e sinistra, tutto ha fatto tranne che difendere l'occupazione. Il Pd infatti ha attaccato: "Sono chiacchiere in libertà, l'esecutivo ha licenziato i precari, questa è la realtà". Il succo è che la sortita di Tremonti ha diviso l'esecutivo, come si vede dalle reazioni di Brunetta e Sacconi, mettendo a nudo l'incertezza strategica dell'esecutivo. Tanto che lo stesso Tremonti ha commentato così il dibattito interno alla maggioranza: «Brunetta non c'entra niente, io non difendo i fannulloni. Ho detto un'ovvietà, non capisco i giornali». «Mi pareva di avere detto molte altre cose di gran lunga più interessanti» ha proseguito il ministro sottolineando che la sua preferenza per il posto fisso «non è un'idea nuova». «L'avevo detto più volte già da ministro - sottolinea Tremonti - anche nel mio libro di due anni fa 'La paura e la speranzà». Sarà pure un'ovvietà, eppure, come aveva previsto Epifani subito dopo la sortita di Tremonti, la "rivalutazione" del posto fisso operata dal ministro dell'Economia, non è piaciuta al mondo dell'impresa, che sottolinea piuttosto la necessità di aiutare le aziende a produrre bene perchè solo così si garantisce occupazione. La cultura del posto fisso, è un ritorno al passato, dice infatti il presidente di Confindustria Marcegaglia, perchè in passato ha creato «un aumento della disoccupazione, del sommerso per esempio nel Mezzogiorno, e una logica dell'assenteismo nella pubblica amministrazione. È il fenomeno dei fannulloni». Secondo il numero uno degli industriali «nessuno è a favore della precarietà e dell'insicurezza. Noi, soprattutto in un momento come questo, siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro, che non si fa per legge». Il problema, quindi, non è questo, ha evidenziato, ma «da una parte fare le riforme per avere imprese più competitive e dall'altra una flessibilità regolata e tutelata che in Italia ha creato tre milioni di posti di lavoro. Siamo dell'idea che bisogna investire in ammortizzatori sociali, in formazione e in una migliore domanda e offerta, tutte cose che sono indicate nel libro bianco del ministro Sacconi». Marcegaglia ha poi evidenziato che «l'industria è quella che fa più lavoro stabile mentre il grosso del precariato si trova nella pubblica amministrazione, nella scuola e nell'Università. A questo dobbiamo dare una risposta. Credo - ha concluso - che la forza dell'Italia non sia nella cultura del posto fisso ma come dice Tremonti si trovi nei cinque milioni di piccoli e medi imprenditori che rischiano, vanno sui mercati e cercano di fare tutto il possibile anche in un momento come questo». Le parole di Tremonti erano state digerite male anche dai ministri Brunetta e sacconi che avevano già parlato di ritorno al passato. Critica anche la Confapi secondo cui è inutile far filosofia su posto fisso o flesibilità, bisogna lavorare per far vicvevere le aziende. Il segretario della Cisl ha a sua volta replicato alla Marcegaglia sostenendo che il problema è pagare di più la flessibilità.

20 ottobre 2009 .

 

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La leader di Confindustria in disaccordo con la svolta del ministro dell'Economia "Noi siamo per la stabilità di imprese e posti di lavoro che peraltro non si fa per legge" Berlusconi: "Posto fisso un valore" Ma Marcegaglia contesta Tremonti Epifani, Cgil: "Il governo convochi subito i sindacati. Non perdiamo altro tempo"

Da repubblica.it

 ROMA - "La cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile che negli anni scorsi ha creato problemi". E' quanto ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine di un convegno, commentando le dichiarazioni di ieri del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti che ha elogiato il posto fisso, al punto da individuarlo come "la base della stabilità sociale". Ma Berlusconi difende il suo ministro: "Per noi il posto fisso è un valore e non un disvalore". Il titolare dell'Economia sorpreso dal clamore suscitato dalle sue parole: "Non è che se uno dice sì al posto fisso dice sì ai fannulloni". Apertura anche dal sindacato: "Se il governo è davvero interessato al superamento della precarietà, apra un tavolo di confronto", ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: "E' necessario affrontare questi temi senza perdere altro tempo. Il governo convochi subito i sindacati e passi dalle parole ai fatti". Marcegaglia contro Tremonti. A margine di un convegno sul made in Italy la leader degli industriali ha infatti spiegato che un ritorno al posto fisso sarebbe un salto nel passato non più proponibile anche perché "in questo Paese ha creato problemi, un aumento della disoccupazione, del sommerso per esempio nel Mezzogiorno, e ha creato nella pubblica amministrazione questa logica dell'assenteismo e dei fannulloni tanto deprecato". "Ovviamente - ha aggiunto Marcegaglia - nessuno è a favore della precarietà e insicurezza in un momento come questo, in particolare. Però noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro che peraltro non si fa per legge" ha aggiunto. Per le imprese, dunque, il problema è duplice: "Da una parte - ha sottolineato la numero uno di Confindustria - serve fare riforme per rendere le imprese più competitive, dall'altra serve una flessibilità regolata e tutelata come quella fatta con Treu e Biagi che ha creato tre milioni di posti di lavoro". "Noi siamo quindi dell'idea che bisogna investire in ammortizzatori, formazione e in un migliore incontro tra domanda e offerta come indicato nel libro bianco del ministro Sacconi", ha detto ancora Marcegaglia sottolineando comunque che il grosso del precariato non arriva dall'industria "dove il lavoro è più stabile", ma è da cercare nell'università, nella Pubblica amministrazione e nella scuola. "E' a questo che dobbiamo dare una risposta", ha aggiunto. "La forza di questo Paese non è la cultura del posto fisso ma proprio come dice Tremonti sta nei 5 milioni di imprenditori piccoli e medi che rischiano, vanno sui mercati e cercano di fare tutto il possibile anche in un momento come questo", ha concluso. Berlusconi difende il ministro. "La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l'ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra - afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una dichiarazione - Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un 'valore' le cosiddette partite Iva". "Il governo - ha aggiunto Berlusconi - è a fianco dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono ricchezza per sè e per i loro collaboratori, nell'interesse dell'Italia". Tremonti sorpreso. "Non è che se uno dice sì al posto fisso dice sì ai fannulloni". Il ministro dell'Economia è apparso molto sorpreso dal clamore suscitato dalla sua difesa del posto fisso e da Lussemburgo, dove partecipa al Consiglio Ecofin, ha cercato di chiarire alcuni elementi, sottolineando che anche in un paese come l'America "ora si cerca la stabilita". Ma ha eluso ogni domanda sulle conseguenze politiche dalla sua affermazione di ieri. "Io non sono un fanatico che vede nella mobilità un valore in sè", ha replicato. Tremonti ha detto di aver raccolto ieri l'assenso dell'ex ministro Tiziano Treu quando ha affermato che "il precariato è stato portato dalla globalizzazione, ma le leggi lo definiscono con elementi di stabilita. Con la legge non puoi abolire in lavoro precario - ha scandito il ministro - ma puoi fare in modo che sia meno duro e ansiogeno". Il ministro ha insistito: "Se uno vi chiede se preferite stare al caldo o al freddo mi pare una cosa molto normale rispondere al caldo". Tutto questo per spiegare che la sua valutazione non è assolutamente una novità: "L'ho scritto - dice - anche nel mio libro di due anni fa". Brunetta contro. Ma non tutti, nel governo, sono concordi nel difendere il posto fisso: "Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati, solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo, non si può tornare indietro", ha detto in una intervista a Repubblica il ministro della Funzione pubblica. La proposta di Renato Brunetta è di "spalmare le esigenze di flessibilità su tutte le forze lavoro occupate. So bene - ha detto - quanto sia delicato questo argomento, basti pensare agli scontri, tra riformisti e conservatori, intorno all'articolo 18". Per il ministro "bisogna tornare all'alleanza tra capitale e lavoro, quella che ti dà la flessibilità nella partecipazione, che ti dà l'inclusione e che fa diventare il lavoratore uno shareholder, un azionista, che può gestire le sue azioni nella mobilità". (20 ottobre 2009)

 
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