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Ad Anagni operai sul tetto della fabbrica PDF Stampa E-mail
mercoledý 21 ottobre 2009

 Da inviatospeciale.com

Scritto il 20 ottobre 2009

Sono quelli della Videocon che difendono il posto di lavoro. Gli operai della Videocon di Anagni sono saliti ieri sui tetti del loro stabilimento per protestare contro la decisione della multinazionale indiana proprietaria dell’impianto di avviare le procedure di mobilità per tutto il personale, circa 1350 lavoratori. Ad annunciare la protesta è stata la Filcem Cgil, ha espresso solidarietà ai lavoratori. “Con un clamoroso voltafaccia, i vertici aziendali hanno deciso di avviare le procedure di mobilità per tutto il personale nonostante nel recente incontro del 7 ottobre scorso il ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Lazio avessero assicurato la prosecuzione della cassa integrazione straordinaria fino alla primavera del 2010, proprio per consentire una soluzione industriale alla vertenza” ha detto Francesco Fontanelli, segretario nazionale della Filcem-Cgil. ll sindacalista ha ricordato che il prossimo 26 ottobre era già programmato un incontro con la proprietà indiana per conoscere i nomi di ipotetici nuov investitori interessati a rilevare lo stabilimento di Anagni. Il clima è molto teso e non promette niente di buono, ha aggiunto Fontanelli ed ha denunciato “una sfacciata insensibilità sociale dell’azienda che non ha nemmeno atteso la firma del decreto per il proseguimento della cassa integrazione, prevista per la fine di questa settimana”. L’assessore Regionale Francesco Scalia ha raggiunto nel pomeriggio i lavoratori della Videocon. Scalia “già in occasione dei precedenti vertici presso il Ministero dello Sviluppo Economico e delle Attività Produttive, si era fatto carico di rappresentare le esigenze dei dipendenti Videocon, ha espresso ai manifestanti la propria solidarietà, assicurando che continuerà ad esercitare le dovute pressioni perché l’azienda rispetti gli impegni presi presso il Ministero non più di dieci giorni fa”, ha reso noto un comunicato dell’asseorato. “La proprietà indiana - ha detto Scalia - si è impegnata davanti alle autorità istituzionali a non aprire la mobilità e a consentire invece una valutazione seria dei progetti presentati, in accordo con i rappresentanti istituzionali e le organizzazioni sindacali. Ritiri, pertanto, le lettere inviate, e tenga fede agli accordi. L’intesa raggiunta presso il Ministero, in occasione dell’ultimo vertice - ha aggiunto Scalia - prevede non soltanto l’analisi condivisa dei progetti, ma anche un sostegno concreto ed economico da parte dell’azienda al processo di riconversione dello stabilimento. Quella intesa va onorata. La Regione Lazio, intanto, si sta muovendo per accelerare l’erogazione dei fondi per la cassa integrazione”. In un comuncato Sdl intercategoriale ha scritto: “La ex Videocolor, seconda industria del Lazio per numero di occupati è stata acquisita ormai da circa cinque anni dalla multinazionale indiana Videocon con la promessa di un rilancio industriale dello stabilimento. Da allora ad oggi la multinazionale ha perseguito il suo reale obiettivo e cioè quello di costituire una rete commerciale in Italia ed in Europa per le produzioni industriali effettuate con i marchi Videocon tra cui ad esempio marchio Nordmende, quasi esclusivamente importati dall’India”. Il sindacato ha insistito: “Dei progetti di industrializzazione presentati ormai cinque anni fa non vi è più traccia ed ora dopo cinque anni di cassa integrazione la proprietà annuncia la chiusura dello stabilimento anagnino ed il licenziamento di tutti i lavoratori. SdL Intercategoriale e le altre Organizzazioni Sindacali richiedono l’immediato ritiro del licenziamenti e la reindustrializzazione del sito come da impegni che la stessa Videocon ha assunto nel corso degli ultimi incontri presso il Ministero dello Sviluppo Economico”.

 

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TUTE BLU SUL TETTO · Solo la mediazione del prefetto ha fatto rimuovere il blocco. Venerdì trattativa al ministero dello sviluppo economico Dal capannone all’autostrada: gli operai della Videocon non arretrano

Da Il Manifesto del 21 ottobre 2009

Vincenzo Serra

ANAGNI - Gli operai della Videocon continuano ad occupare ad oltranza il tetto dello stabilimento. Hanno passato la prima notte al freddo, i 20 lavoratori che – a turno con gli oltre 1000 operai – sono andati ad occupare anche l’autostrada del Sole per farsi notare dai media e daremaggiore risalto, a livello nazionale, alla loro vertenza. Nel frattempo, i proprietari della Videocon – la società indiana Dhoot – continuano a fare acquisizioni in Slovacchia e Finlandia, mentre gli vengono conferite onorificenze dal Quirinale (commendatore dell’ordine della stella e solidarietà italiana). Lamolla che ha fatto scattare queste manifestazioni di protesta è legata alle lettere di messa in mobilità per 1350 lavoratori, che la Vdc Tech ha fatto pervenire a sindacati e Regione, e che porterà a chiudere la fabbrica Videocon – terzo produttore del tubo catodico europeo fino al 2000 – a chiudere entro dicembre. Nell’ultimo incontro avuto in regione – il 7 ottobre – erano state fatte delle promesse di «cassa integrazione in deroga» fino al febbraio 2010, mentre nel frattempo si tentava di trovare un gruppo in grado di acquisire lo stabilimento e riconvertirlo verso le energie rinnovabili, utilizzando anche i 60 milioni di euro stanziati da governo e regione inerenti l’accordo di programma del 2006 con il governo Berlusconi, e rinnovato poi da Prodi nel 2007. Quei soldi non sono stati però mai erogati. Gli indiani della Dhoot hanno perciò rifiutato la riconversione; la commessa per la costruzione di centomila condizionatori è stata quindi spostata in India. Altre società che sembravano interessate – come la Keymat o i Pugliese – una famiglia che conta anche un deputato del Pdl e possedeva l’Avellino calcio – ancora non si pronunciano. Anche la Regione Lazio non è riuscita finora ad avanzare un progetto credibile. La Provincia di Frosinone e la Confcommercio di Roma si dicono interessate alla riconversione dello stabilimento di Anagni, ma per ora si sono visti solo gli avvisi di mobilità. I lavoratori chiedono alla regione di fare al più presto verifiche di fattibilità, prima che sia troppo tardi. Intanto, devono tener desta l’attenzione intorno a loro. L’occupazione dell’autostrada non è stata quindi che l’inizio della protesta ad oltranza dei 1000 lavoratori che si sono mossi ieri. Dopo un’ora e mezza di occupazione e una trattativa con il prefetto, che si è impegnato – salendo sul tetto a dare solidarietà ai lavoratori – a far sì che le varie televisioni diano risalto alla vicenda, il blocco è stato tolto. Venerdì ci sarà un nuovo incontro con il ministero dello sviluppo economico. Gli operai sono anche arrabbiati con i segretari confederali – Epifani, Angeletti e Bonanni – per non essersi mai presentati, nonostante le ripetute richieste. Eppure si tratta di una vertenza che coinvolge 1400 lavoratori; dopo la Fiat di Cassino, è la più grande realtà lavorativa del frusinate.

 
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