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Dario Fo è un incompetente ! PDF Stampa E-mail
domenica 11 ottobre 2009
Image Dario Fo non potrà dire la sua sulla questione Alitalia agli studenti dalla Bicocca perché è incompetente. Marcello Fontanesi, rettore dell’ateneo, questo ha fatto sapere agli organizzatori del convegno che si sarebbe dovuto tenere il giorno 12 ottobre presso l’aula U6 prima di avere visto il film “Tutti giù per aria-L’aereo di carta”.

Interamente prodotto da alcuni lavoratori cassaintegrati e non, il film ha lo scopo di raccontare la vertenza dalla parte di coloro che oggi un lavoro non lo hanno più. Mesi di riprese fatte nel 2008 durante il periodo caldo di contestazione contro lo smembramento dalla ex compagnia di bandiera che ha lasciato a casa oltre 10.000 lavoratori.

Dario Fo insieme ad Ascanio Celestini hanno dato uno straordinario contributo all’opera mettendo in evidenza le malsane logiche di una finanza che pensa solo ed esclusivamente al profitto di pochi a dispetto dei molti lavoratori.

Immediatamente dopo la proiezione sarebbe dovuto seguire un dibattito, oltre che con il Nobel Fo, con i giornalisti Francesco Bonazzi (Il Fatto Quotidiano), Franco De Benedetti, Vittorio Malagutti (L’Espresso), con i politici Bruno Tabacci e Filippo Penati, con i professori Ugo Arrigo e Francesco Silva (Bicocca), con Andrea Giuricin (Istituto Bruno Leoni) insieme ai produttori e autori del film.

Marcello Fontaenesi ha negato l’aula per mancanza di “competenza” di Dario Fo sulla questione Alitalia. “Ho ritenuto che il programma dell’incontro dal punto di vista disciplinare non fosse adeguato alla nostra università – sostiene il rettore – Noi vogliamo che il livello delle informazioni offerto agli studenti abbia contenuti professionali di un certo rilievo. Fo è già venuto qui un paio di volte parlando di altri argomenti (Il 12 dicembre 2000 parlando della stagione delle stragi n.d.r.) . Non si tratta di ostracismo o censura. In questo caso si tratta di una questione tecnica molto delicata e credo che vada affrontata da persone che hanno competenze. L’università non è un luogo dove si fa polemica”.

I professori della Biccocca, gli autori del film, gli studenti tutti sono rimasti esterefatti dalla decisone del rettore.

Gli organizzatori stanno ora cercando un’altra aula presso la Statale o il Politecnico per dare luogo al dibattito e alla proiezione del film e del videoclip della canzone omonima di Luca Bussoletti (che vede i lavoratori cassaintegrati come protagonisti) che verrà presentato alla stampa estera il 14 ottobre a Roma.

 “Questa del rettore è una posizione di bassa politica – lapidario Fo dice – Qualsiasi persona sensata può avere un parere da esplicitare sulla vicenda Alitalia in un dibattito. Non si doveva parlare mica delle tecniche di volo o di decollo. Si doveva parlare di tutto quello che la gente non sa, e cioè che è stata una manovra per evitare che Alitalia venisse acquistata dai francesi e l’opportunismo politico di Berlusconi che ha preannunciato la possibilità di salvarla perché era “roba italiana”.

Poi l’intervento dei “nobili” della scalata che hanno portato via denaro ai cittadini, dividendo l’Alitalia in due. La parte disastrata e piena di debiti ai contribuenti, l’altra, quella che aveva denaro, se la sono spartita.

Altre notizie sono presenti sul sito web www.tuttigiuperaria.it


 un articolo di stampa:

 

 

"Volevo mettere gli aerei in mutande" "Avrei detto la mia sulla grande truffa dell’Alitalia, una società i cui proprietari si sono tenuti la parte attiva per mollare allo Stato, cioè a tutti noi, quella passiva"

di Dario Fo Dario Fo

Da Repubblica.it

Per il potere, diceva Molière, la cosa più pericolosa è che del potere parli un satirico. Perché la satira e l’ironia aprono il cervello, aiutano a scoprire la verità, spesso avvolta da una nube di menzogna. È come mettere il re in mutande, e questo io avrei voluto fare all’università della Bicocca, parlando di Alitalia: mettere in mutande gli aerei. Il rettore Marcello Fontanesi non lo ha permesso, perché — cito testualmente una sua dichiarazione — «noi vogliamo che il livello delle informazioni offerte agli studenti abbia contenuti professionali di un certo rilievo».

Sono parole che mi fanno sorridere e che non riescono a nascondere il vero motivo di quel divieto: la volontà di censura. Io sono un pendolare del cielo, da una vita mi sposto in aereo, se non altro avrei raccontato la mia esperienza di viaggiatore. Ma senza rinunciare a dire la mia sulla grande truffa dell’Alitalia, una società i cui proprietari si sono tenuti la parte attiva per mollare allo Stato, cioè a tutti noi, quella passiva. Lo avrei fatto non per sentito dire, ma perché queste cose un vecchio viaggiatore come me le capisce benissimo. Ma per i censori, sempre più numerosi in questa città, tutto ciò non è neppure immaginabile.

Decidono loro chi debba parlare, e tra un pendolare che tutti i giorni affronta il calvario dei disservizi e un dirigente della ferrovia che il treno non lo prende mai, questi signori non hanno dubbi: il pendolare non è un esperto, quindi deve tacere.

Con buona pace del professor Fontanesi, questa è censura bella e buona. Una censura che di questi tempi nella nostra città fa il paio con una sfilza di divieti. Multe a tutto spiano: Ecopass, alcol, prostituzione. L´importante è vietare, l´efficacia delle sanzioni passa in secondo piano, perché i divieti non ci hanno certo consegnato una Milano migliore. Come dicono a Parigi, questo è un modo per «compiacere le vecchiette»: bisogna sempre indicare un nemico - di volta in volta i giovani, gli immigrati, i graffitari - e costruire un consenso basato sul timore dell´altro.

Il caso più eclatante riguarda la viabilità, ormai ridotta (condoni a parte, e anche questo rientra nella categoria dell´assurdo) a principale fonte di entrate per le casse comunali. I nostri amministratori sembrano animati dalla pulsione verso la chiusura. Non succede così a Londra, dove ai cittadini viene offerta una straordinaria possibilità di utilizzare mezzi pubblici veloci.

Certo, se poi prendi la macchina ti tassano, e in modo molto salato. Da noi si segue il percorso opposto: la tassa sulla circolazione entro i Bastioni la si mette prima di potenziare il trasporto pubblico.

Com´è ridotta male, Milano.

(11 ottobre 2009)

 
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