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Contro l'accordo separato la Fiom scende in piazza PDF Stampa E-mail
venerdì 09 ottobre 2009

 da l'Unità on line

di Giuseppe Vespo

 Per il lavoro, il contratto e la democrazia, oggi scendono in piazza le tute blu della Cgil. In cinque grandi città si riuniranno i lavoratori che aderiscono allo sciopero generale indetto dalla Fiom. Negli auspici del segretario del sindacato, Gianni Rinaldini, assisteremo alla «più grande manifestazione operaia che l’Europa ricordi negli ultimi anni». Mille pullman in giro per l’Italia. A Palermo con i lavoratori siciliani, a Napoli con quelli di Campania, Puglia, Basilicata e Calabria; a Roma arriveranno da tutto il Lazio, l’Abruzzo, il Molise e la Sardegna; a Firenze andranno i toscani, gli emiliani gli umbri e i marchigiani. A Milano, il Nord: Lombardia, Piemonte, Valle D’Aosta, Trentino, Liguria, Veneto e Friuli. Nel capoluogo lombardo sono attese più di cinquantamila persone, che alle 9,30 si sposteranno da porta Venezia in piazza del Duomo dove è previsto l’intervento di Rinaldini. Ieri il sindacalista è stato in giro per le fabbriche in crisi della regione e ha riassunto così i motivi dello sciopero: «Ho passato la giornata facendo riunioni nelle fabbriche presidiate dagli operai. Alcuni di questi sono senza stipendio da molti mesi ma ancora c’è chi dice la cassa integrazione arriva subito. Il Paese soffre un’emergenza sociale vera, per questo chiediamo di bloccare immediatamente i licenziamenti e di estendere gli ammortizzatori sociali». E poi c’è il contratto. La Fiom va in piazza contro l’accordo separato. Martedì e mercoledì riprenderà il tavolo tra Fim-Cisl,Uilm-Uil e Federmeccanica. «Noi chiediamo che le trattative vengano sospese», riprende Rinaldini, per il quale sarebbe giusto sottoporre le diverse piattaforme ad un referendum tra i lavoratori. Di diverso avviso il ministro Sacconi, secondo cui il rinnovo del contratto «è un negoziato tra le parti, che spero si concluda presto». Ieri sul tema è intervenuto anche il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. «Io - ha detto - non firmerei mai un accordo dei metalmeccanici senza la più grande rappresentanza sindacale di quel settore». La Fiom. In diverse città insieme agli operai manifesteranno anche gli studenti. Sono previsti cinquanta cortei organizzati dall’Unione degli studenti (Uds). dalla Rete degli studenti medi e dall'Unione degli universitari.

09 ottobre 2009

 

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Prova di forza contro la paura

Da Il Manifesto del 9 ottobre 2009

Francesco Piccioni

Ci sono battaglie che non puoi non combattere, per quanto difficili siano le condizioni. Quella dei metalmeccanici, stavolta, rientra proprio in questa definizione. C’è il chiaro tentativo di imporre nelle relazioni industriali concrete il nuovo «modello contrattuale » – siglato con il governo e Confindustria da Cisl e Uil, in base a un accordo che escludeva la Cgil – «spezzando le reni» alla categoria-simbolo del movimento operaio italiano. C’è in ballo la democrazia sindacale, perché chi è in questo momento seduto al tavolo della trattativa (ancora Cisl e Uil) raccoglie tra i lavoratori meno iscritti e delegati della sola Fiom-Cgil. C’è infine il legame diretto con le sofferenze della democrazia tout court in questo paese. Il tutto all’interno della più grave crisi economica di sempre, che ha picchiato duro soprattutto sulla manifattura più solida che c’è in Italia: la meccanica (dall’auto alle macchine di precisione). Cadute di fatturato del 40% in un anno non possono non lasciare il segno sul presente e ancor più sul futuro. Lo sciopero di oggi è stato preparato con migliaia di assemblee in fabbriche che spesso vedono metà degli operai e impiegati in cassa integrazione (cig); a centinaia sono presidiate contro l’imminente chiusura. In molte era stata addirittura prevista la dismissione dei macchinari; impedita dalle mobilitazioni, spesso,ma a volte anche dall’«eccesso di offerta » che si sta verificando su questo «mercato della deindustrializzazione». E’ un tratto generale che accomuna un paese intero, alla faccia di chi vorrebbe pensarlo (e amministrarlo) in modo frammentato, su base territoriale. Mache vede anche una reazione convinta, con i piedi comunque ben piantati per terra. Da Siracusa Giovanna Marano racconta l’«incazzatura» di una popolazione che – con l’alluvione di Messina – si è sentita trattata come di «serie B». Tutte le assemblee sono cominciate con un minuto di silenzio, quello che stavolta non c’è stato sui campi di calcio. Due gli argomenti più sentiti: «con quale diritto stanno al tavolo pensando di strapparci il diritto di parola sul contratto che ci riguarda?» e l’avversità alle gabbie salariali, su cui hanno sentito il segretario della Cisl, Bonanni, «disponibile a discutere» («pure il salario, gli dobbiamo regalare»). E quindi «stavolta riempiamo più pullman che nel 2007, quando il contratto era unitario». Da Mirafiori, Giorgio Airaudo fa i conti con una Fiat con la testa ormai soprattutto negli Usa (e un solo modello di auto che ha ancora un futuro davanti a sé, la Mito), con la decina di fabbriche presidiate, le 1.887 aziende metalmeccaniche interessate dalla cig (per un totale di oltre 98mila dipendenti). Ma anche qui la partecipazione è cresciuta negli ultimi giorni, al punto che «se continua così, tra un po’ in molte fabbriche iscriviamo alla Fiom il 100% dei lavoratori. È un no convinto al "contratto della paura", con l’alibi della crisi, che stanno discutendo a Roma». Un dato confermato da Francesca Redavid, della segreteria nazionale: «in alcune regioni non si trovano più pullman disponibili; li abbiamo riempiti tutti». Le manifestazioni al Sud servono a ricordare che la crisi economica sta facendo terra bruciata nelmeridione, mentre il governo dimentica una parte del territorio. Bastano i dati a dare il polso della recessione industriale. Solo in Campania sono infatti 30mila le tute blu investite dai processi di dismissione o ristrutturazione e che attualmente sono mantenuti (precariamente) dagli ammortizzatori sociali. Si tratta di oltre 300 aziende sull’orlo del tracollo; e tra queste proprio la Fiat di Pomigliano e di Pratola Serra, dove damesi gli operai protestano e scendono in piazza per chiedere un piano di rilancio. «La situazione è ancora più grave – spiega il segretario regionale, Maurizio Mascoli – se si conta che a breve per i dipendenti di Pratola Serra terminerà anche la cassa ordinaria, quindi a dicembre finirà quella di Pomigliano. E’ inutile dire che una proroga degli ammortizzatori nonmuterà il quadro e che stiamo ancora aspettando una pianificazione dai vertici Fiat». Ma sono tante le imprese che cedono, dalla Fincantieri – che non ha commesse e dove, con l’indotto, sono a rischio 1500 posti – all’Alcatel, la multinazionale con sede a Battipaglia che si trasferisce in Cina emette 800 persone in mezzo a una strada. Oggi aNapoli arriveranno, con oltre 100 pullman, imetalmeccanici anche da Puglia, Basilicata e Calabria; sono previste oltre 10mila persone, a cui a metà percorso si uniranno gli studenti. Il concentramento è previsto alle 9 a piazza Mancini; dopo aver percorso le vie del centro in corteo, arriveranno tutti a piazza del Gesù. E’ importante il sostegno dell’intera Cgil a questa mobilitazione «che segna soltanto l’inizio della lotta ». In ognuna delle cinque piazze sarà sul palco anche un segretario confederale, oltre a cospicue delegazioni delle varie categorie. A cominciare dal pubblico impiego, prima categoria per numero di iscritti tra i lavoratori in attività. Carlo Podda, segretario generale, ricorda che «l’accordo separato lo abbiamo sperimentato per primi, e quindi condivido in pieno il discorso di Gianni Rinaldini (segretario generale Fiom, ndr), che propone una moratoria sul modello contrattuale, il blocco dei licenziamenti e l’apertura di un tavolo per la gestione della crisi». Ma è anche chiaro che dopo la giornata di oggi diventa indispensabile che sia tutto il sindacato a muoversi per «riconquistare il contratto nazionale», abbandonando la tentazione di attendere ancora, nella speranza che il quadro generale possa mutare in meglio. Senza un po’ di sana conflittualità sociale e politica, «non cambia nulla».

* con la collaborazione di Francesca Pilla

 
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