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COLLEFERRO · Gli operai della Alstom: finché non avremo garanzie, i treni da qui non escono PDF Stampa E-mail
giovedì 08 ottobre 2009

 «Ora blocchiamo i prodotti» Dopo il «sequestro», il gruppo francese propone di riconvertire il sito

Da Il Manifesto dell'8 ottobre 2009

Antonio Sciotto

 «Èda un anno che organizzano incontri che sempre slittano, ma noi abbiamo le ore contate e non ci sta più bene che ci rimandino a vita: buono che adesso azienda e istituzioni abbiano preso alcuni impegni,ma noi lottiamo finché non avremo garanzie nero su bianco». I 150 operai della Alstom di Colleferro, protagonisti del «blocco» dei manager per alcune ore, due giorni fa, sono ancora sul piede di guerra, come ci ha spiegato Paolo Gaviglia, Rsu Cgil. La Regione Lazio e la dirigenza si stanno muovendo dopo la loro azione che ha avuto forte risonanza mediatica, ma ancora non basta: finché non sarà ritirata l’annunciata chiusura del sito, prevista entro 9mesi. La linea scelta è questa: «La produzione continuerà, ma verranno bloccati i prodotti». Martedì sera gli operai avevano accettato di interrompere il blocco dopo che la dirigenza, grazie anche alla mediazione dell’assessore al Lavoro della Regione, Alessandra Tibaldi, aveva offerto qualche apertura. Tecnicamente, ci dice la Rsu Cgil, non si è mai trattato di un «sequestro », come d’altra parte tutti si sono affrettati a spiegare la sera stessa. «Ci siamoseduti in tanti di fronte all’uscita, e così era difficile passare: i manager ci hanno visto da dietro le vetrate ma non ci hanno mai chiesto di uscire. Se qualcuno si fosse sentito male, ovviamente si sarebbe creato lo spazio per il passaggio. Poi tutto si è sciolto quando si è riavviato il dialogo». I lavoratori hanno organizzato non a caso il blocco due sere fa: era infatti la vigilia dell’incontro, che si è poi tenuto ieri, tra la massima dirigenza dell’Alstom, venuta dalla sede centrale francese, e i rappresentanti del sindacato europeo Cai. Insieme a una delegazione – questa la vera novità – degli stessi operai di Colleferro, ammessi all’incontro e ascoltati dal management Alstom. L’incontro dirigenti-Cai era già previsto da tempo a Colleferro, individuata dal sindacato europeo da mesi come sede a rischio (basti pensare che almomento un terzo dello stabilimento è in cassa integrazione),ma la delegazione delle tute blu laziali è stata ammessa solo dopo il «blocco» dell’altroieri (il delegato italiano all’interno del Cai, infatti, viene dal sito Alstom di Savigliano, in Piemonte). All’incontro di ieri, dunque, si è concordato che il prossimo 16 ottobre, presso il ministero delle Attività produttive, l’azienda presenterà un nuovo piano, da concordare anche con la Regione Lazio e i sindacati, per creare un polo della manutenzione dei treni, in modo da differenziare nettamente il sito di Colleferro da quello di Savigliano (1200 operai) che si specializzerà solo sulla costruzione di nuovi treni. Ancora oggi, al contrario, Colleferro costruisce treni, e questo l’ha messo a rischio perché la dirigenza francese aveva individuato come ormai insostenibile la sovrapposizione con il sito piemontese. Gli operai hanno scioperato ieri per 8 ore, e seguito con un presidio – dall’esterno – l’incontro tra Alstom e Cai che si svolgeva a Frascati. Un altro incontro, che ha coinvolto anche le istituzioni, ha prodotto un comunicato finale che fissa il prossimo calendario: «L'azienda - si legge nel documento firmato da Alstom, Regione Lazio, Comune di Colleferro, sindacati e Rsu - si impegna a restare nell'alveo delle procedure già aperte fino a tutto novembre 2009. Il 16 ottobre presso il ministero delle Attività produttive, l'Alstom, la Regione Lazio, il Comune di Roma e i sindacati apriranno il tavolo per la costituzione di un polo pubblico-privato nazionale per le manutenzioni del materiale rotabile. Il 9 ottobre all'assessorato al Lavoro della Regione si incontreranno i sindacati con Tibaldi per preparare l'incontro del 16». Ma, come ci ha già spiegato il delegato Cgil di Colleferro, a questo punto i lavoratori restano diffidenti fino alla fine del percorso, troppo abituati a vedersi rinviati all’infinito gli incontri mentre i procedimenti di cassa integrazione aumentavano e impoverivano sempre di più i loro stipendi: «Noi continueremo a lavorare – spiega Gaviglia –ma per il momento non usciranno i treni di cui ci stiamo occupando: due dovrebbero andare in Sardegna, e un altro era dato in partenza già per domani (oggi, ndr) verso il sito di Savigliano. Così ci metteremo davanti ai cancelli, e i convogli non potranno uscire ameno che non ci vogliano investire».

 
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