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Via alla costituente dell’«altro sindacato». PDF Stampa E-mail
venerdì 02 ottobre 2009

SINDACATO · Assemblea nazionale a Roma dei delegati alla sala Frentani. Poi tutti alla manifestazione contro i tagli all’istruzione Prima tappa: lo sciopero del 23 Ottobre

Da Il Manifesto del 2 ottobre 2009

Fr. Pi.

Un nuovo soggetto sindacale sta prendendo forma. Il «corpo» trae alimento dai sindacati di base storici: tanti, decisamente troppo piccoli per costituire un’alternativa generale, spesso limitati a una categoria o poco più. Ma espressione ormai trentennale di un’insufficienza altrettanto storica delle organizzazioni confederali (spesso nominata come «la triplice») a rappresentare in modo soddisfacente gli interessi di gente che lavora; spesso in condizioni non facili.

Nell’ultimo anno e mezzo questa galassia ha trovato un primo momento di unità nel «patto di base», che ha all’attivo un riuscito sciopero generale il 17 ottobre dello scorso anno (capace anche di intercettare la protesta in quel momento vibrante del mondo della scuola) e che ne ha proclamato un altro per il 23 di questo mese.

Un processo unitario che «raccoglie la spinta proveniente dai luoghi di lavoro», ma che ha dovuto anche fare i conti con abitudini consolidate, diversità di metodo, prassi organizzative. Ma la crisi, il «restringimento degli spazi di democrazia e del diritto di sciopero», l’evidente bisogno – anche per questo – di un «sindacato forte, radicato nei territori e nei settori», hanno ben presto preso il sopravvento. Domani mattina, nell’assemblea dei delegati che si riunisce nella sala di via dei Frentani, a Roma (anch’essa un pezzo di storia nella sinistra italiana), ci saranno le RdB, l’Sdl intercategoriale e lo Snater. Più intere strutture territoriali della Cub, singoli delegati e rappresentanti di altre sigle. «Un passaggio di fase – spiega Paolo Leonardi, dell’RdB – da quella della discussione a quella della costruzione di un nuovo soggetto».

Giudizio che ritorna con Fabrizio Tomaselli (Sdl): «E’ la più importante innovazione che il sindacalismo di base abbia mai fatto in Italia; si dà la forza di una confederazione, capace di dettare l’agenda delle rivendicazioni ». Sul piano politico, però, «sbaglierebbe chi credesse a una semplice sommatorie di sigle sindacali di base» dice Leonardi, «questa è una moltiplicazione di esperienze profondamente radicate nel tessuto del lavoro, il modo più efficace per rompere steccati, per aumentare il perimetro delle contraddizioni tra capitale e lavoro, nell'epoca in cui la crisi produce disoccupazione e fa strage dei diritti ». E che cerca di «recuperare di disastri lasciati dalla ’concertazione’ sul piano della partecipazione alle lotte e alle decisioni». L’obiettivo dichiarato – spiega Tomaselli – è dunque «un’alternativa globale, a tutto tondo, rispetto a Cgil, Cisl eUil». Certo, «il momento è difficile,ma proprio per questo si deve uscire dalla gabbia e rilanciare».

Il «nuovo» sta dunque tutto nella consapevolezza di dover finalmente assumere un ruolo «generale» nel panorama sindacale e politico, abbandonando senza tanti rimpianti quel «minoritarismo» che – a torto o a ragione – ha fin qui contraddistinto il «basismo».

Al centro della discussione ci sarà perciò «il rilancio dell’unità del mondo del lavoro, dal precariato al lavoro dipendente, pubblico e privato, nell’epoca della crisi globale; la generalizzazione e l’unificazione delle lotte; la conquista della continuità di reddito,migliori condizioni di vita, lavoro e casa per tutti: lavoratori, giovani, donne e migranti». Così come anche le caratteristiche fondamentali del nuovo soggetto: un sindacato confederale, naturalmente, ma «molto orizzontale » e poco verticistico, organizzato su due macro-aree (pubblico e privato).

 E che si mette alla prova fin da subito: il 23 ci sarà lo sciopero generale, proclamato anche dai Cobas e dalla parte di Cub che fa riferimento a Giorgio Tiboni.

 
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