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Con il 5% si "cancellano" i reati e si riporta il "bottino" a casa PDF Stampa E-mail
giovedì 01 ottobre 2009

Image Alla faccia della giustizia, della legge uguale per tutti, della lotta all'evasione fiscale. Chi ha evaso il fisco in modo esorbitante ed ha commesso reati anche gravi, potrà pagare il 5% di "pizzo" per riportarsi tutti i soldi a casa e magari ricominciare a speculare ed a sottrarre al fisco ed ai cittadini italiani nuove quote di ricchezza.

La repubblica fondata sul lavoro diventa ormai la repubblica delle banane, fondata sull'evasione fiscale e sulla disoccupazione.

Seguono due articoli di stampa sull'argomento:

 

SI allo Scudo

Mr.5% esulta

Passa con la fiducia (la venticinquesima in un anno e mezzo di governo) il decreto Tremonti che consente il reimpatrio dei capitali portati illegalmente all’estero. Fini ammette «anomalie oggettive» ma minaccia la «ghigliottina» contro l’ostruzionismo

Da Il Manifesto dell'1 ottobre 2009

ROMA Ormai è ufficiale. Lo stato taglieggia i poveri evasori che hanno portato all’estero i risparmi di una vita. Se vogliono stare tranquilli d’ora in poi dovranno pagare un «pizzo» del 5%. Come un usuraio qualsiasi, il fisco italiano non metterà becco su come te li sei guadagnati purché versi la tua quota nelle casse dell’onorata società. La fiducia sul decreto anti-crisi che contiene l’incredibile «scudo fiscale » (il terzo firmato Giulio Tremonti in otto anni) era scontata. Passa a tarda sera senza passioni: 309 sì, 247 no. E’ la venticinquesima in un anno emezzo per la gioiosamacchina da guerra berlusconiana. Un record imbattibile: la risicata maggioranza di Prodi ne aveva concesse 22 in due anni. Il centrodestra che non ha nemmeno bisogno di difendere le ragioni del decreto. Per tutti garantisce Silvio Berlusconi: «A chi paga le tasse, come il presidente del consiglio che è il primo contribuente d'Italia, bisogna dire che c'è da essere sereni e realisti. Questi soldi sono sfuggiti al controllo dello stato. Sono all'estero. Facendoli rientrare in Italia avremo a disposizione alcuni miliardi per la ripresa». Tappato qualche buco per l’università, l’Abruzzo e emergenze varie, il resto dei soldi andrà «a sostenere il comparto produttivo», conferma la ministra Gelmini. Andrà cioè a quelle stesse imprese che hanno evaso il fisco rifugiandosi all’estero. Una gigantesca partita di giro tra banche, aziende e governo che in altri tempi si sarebbe detta puramente di classe. Il tempo stringe: il decreto scade sabato e per consentire al capo dello stato almeno il tempo per firmarlo e vararlo definitivamente, il presidente della camera Gianfranco Fini minaccia nientemeno che la «ghigliottina » contro l’opposizione. Niente paura. E’ uno strumento parlamentare mai usato nella storia della Repubblica che taglia i tempi di discussione, elimina l’ostruzionismo e pone subito in votazione finale un provvedimento a prescindere dalla fase in cui è arrivato l'esame. Unaminaccia nucleare che per Fini è «una elementare forma di rispetto per il capo dello stato» ma che invece fa infuriare tutta l’opposizione, dal Pd all’Idv. Il decreto è stato fermo in senato per 50 su 60 giorni. La corsa finale umilia Montecitorio e, riconosce lo stesso Fini, presenta «oggettive anomalie procedurali». Che il malessere finiano sia non solo di metodo ma anche di merito lo testimoniano le «forti perplessità» di un fedelissimo come Fabio Granata: «La fiducia ha stroncato un dibattito che doveva esserci». Non solo in parlamentoma anche nel Pdl: «E’ evidente - attacca Granata - che su certe problematiche si va avanti inmaniera assolutamente decisionista, si vieta il confronto e non si coinvolgono minimamente i gruppi parlamentari ». L’opposizione tuona. Il governo, con «l'ennesimo condono», sta «trasformando l'Italia in un vero e proprio paradiso fiscale che garantisce l'impunità più della Svizzera», denuncia il capogruppo del Pd Antonello Soro. «E’ una vergognosa sanatoria di reati odiosi perpetrati alle spalle dei lavoratori onesti», aggiunge il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: «Proprio Tremonti che parla di «etica e regole nel mercato» si contraddice premiando «i più disonesti tra i disonesti», cioè chi ha portato i capitali all'estero. Oggi il via libera finale al provvedimento è solo una formalità. L’Italia dei valori ha convocato un sit-in di fronte alla camera. E Antonio Di Pietro è durissimo, come già nei giorni scorsi, verso Napolitano: «Ci appelliamo al capo dello stato, con rispetto e deferenza, perché non è più il tempo della letterina di accompagnamento o del buffetto sulla guancia. Non è il tempo della ramanzina: rimandi indietro questa norma incostituzionale, per i criminali. Non la firmi, non si faccia connivente di un modo criminale di gestire la cosa pubblica». Lo stesso chiede Paolo Ferrero del Prc. Il Colle, ovviamente,mantiene il riserbo più stretto. Da tempo gli occhi erano puntati sulle «anomalie» rilevate anche da Fini. Non è escluso che possa firmare il decreto accompagnandolo con un parere motivato diretto alle camere. Ma la frittata, ormai, è fatta.

 (r. pol.)

 

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Banca Etica ha annunciato che non accetterà capitali rientrati in Italia con la sanatoria Ma anche tra i grandi istituti c'è chi storce il naso, pur non tirandosi indietro

Scudo fiscale, banche in gara ma c'è anche il 'caso di coscienza'

L'Aipb: "Offriremo come sempre un servizio personalizzato". Intesa e Sella: "Le nostre strutture in prima linea per assistere la clientela". Credit Suisse e Ubs: "Garantiamo continuità ai clienti del gruppo"

di ROSARIA AMATO

Da repubblica.it

ROMA - Banca Etica ha fatto sapere che non accetterà capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale, "sarebbe una violazione del nostro DNA e un tradimento dei clienti che ci scelgono quotidianamente in nome di un uso responsabile del denaro". Una posizione apparentemente isolata nel panorama italiano, dal momento che gli istituti di credito si stanno invece attrezzando al meglio per intercettare quei 70-100 miliardi di euro che si prevede verranno rimpatriati sui 300 che sono nei paradisi fiscali. E' una gara di velocità tra chi sta mettendo a punto la migliore task force: consulenti fiscali e magari anche immobiliari, piani d'investimento per garantire il miglior rendimento ai capitali tornati a casa.

E' soprattutto il private banking (intermediari che gestiscono patrimoni a partire dai 500.000 euro, con un'elevata personalizzazione del rapporto con il cliente, ndr) che conta di intercettare la fetta più grossa, circa il 60 per cento, sulla scorta dell'esperienza degli 'scudi' del passato. Ma d'altra parte la legge abilita, oltre alle banche, Sim, Sgr, società fiduciarie, le Poste e gli agenti di cambio.

La concorrenza è anche con le banche straniere, e in questo giocano in casa quelle (soprattutto svizzere) che possono contare sulle filiali italiane, e per le quali dunque l'applicazione dello scudo fiscale si riduce a una mera partita di giro. Del resto la versione definitiva del provvedimento mira a sbaragliare le controfferte che le banche straniere potrebbero fare ai clienti italiani, per evitare il rimpatrio dei capitali. La stampa specializzata alcuni mesi fa, quando si cominciò a parlare dello scudo fiscale, assicurava che le banche svizzere, lussemburghesi e di San Marino era sicurissime del fatto loro, e non temevano di perdere clientela: un forte deterrente al rientro era l'applicazione della normativa antiriciclaggio.

Ma poi il provvedimento è stato modificato in modo da trasformare il rientro e la legalizzazione dei capitali in un colpo di spugna su diversi reati, a cominciare dal falso in biliancio. Tanto che tutto il centrosinistra, e molti analisti, parlano di "legge vergogna" o di "amnistia di fatto". Sulla voce.info Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra ipotizzano che, grazie alla copertura garantita alle dichiarazioni di emersione, che vengono presentate in forma anonima e "sono coperte per legge da un elevato grado di segretezza", le grandi organizzazioni mafiose possano ottenere a buon prezzo "denaro pulito per le loro attività economiche", compresa "l'acquisizione delle imprese in difficoltà".

Banca Etica: "Lo scudo non ci interessa". Non è che Banca Etica voglia ergersi a supergiudice delle decisioni del governo, "noi rispettiamo la normativa, e non ci permettiamo di giudicare", assicura il direttore generale Mario Crosta. Però il no dell'istituto all'accoglienza dei capitali 'sanati' dallo scudo fiscale è nettissimo: "Questa decisione si pone lungo il solco della posizione della banca - spiega Crosta - chi decide di diventare nostro cliente deve firmare un'autodichiarazione sulla proveninza lecita delle somme depositate. Per questo non abbiamo alcun rapporto al portatore, solo rapporti nominativi. Quindi per noi è una scelta consequenziale, anche nel 2002, in occasione del precedente scudo fiscale, abbiamo fatto così".

Una scelta, ammette Crosta, che "potrebbe portarci ad avere una raccolta inferiore, ma anche se dallo scudo fiscale potessero arrivarci volumi significativi, non vorremmo che così si andasse a scalfire la reputazione del nostro istituto. Tutto quello che stride con il principio di legalità non sta nelle nostre corde. Soprattutto quando il provvedimento si è allargato anche a includere la sanatoria dei reati di falsa fatturazione, falso in bilancio, una serie di violazioni gravi rispetto all'evasione fiscale, che è già grave. Senza fare alcuna valutazione a livello politico, ci teniamo a riaffermare il principio che l'utilizzo del risparmio, e del credito, abbia una valenza sociale. Ci hanno telefonato anche molti dipendenti di altre banche, per esprimerci solidarietà".

Private banking: "Noi, calcolatori di numeri...". Invece il private banking si sta attrezzando al meglio e in fretta per contendersi il flusso dei capitali in arrivo. "Abbiamo stimato che i patrimoni all'estero che potrebbero essere oggetto di scudo fiscale ammontano a circa 300 miliardi di euro - dice Bruno Zanaboni, segretario generale dell'Associazione Italiana Private Banking - Certo, difficile prevedere quale sarà poi la cifra effettiva. In base alle esperienze passate, si può pensare che in media ogni cliente riporterà in Italia circa 100.000 euro". Belle cifre, sulle quali l'Aipb non fa alcuna valutazione di tipo etico: "La banca private svolge un ruolo di consulenza che è un po' simile a quella del commercialista. Sulla questione dello scudo e dei paradisi fiscali da parte nostra non c'è proprio una posizione ufficiale. E' una questione politica, le banche non possono prendere posizioni di questo tipo. L'Aipb, poi, ha solo il compito di calcolare numeri e sviluppare competenze...".

Una posizione tutto sommato condivisa dal mondo bancario italiano, con l'unica eccezione di Banca Etica. Tanto che c'è da chiedersi su cosa si giocherà la concorrenza per l'acquisizione del cliente migliore, o del maggior numero di clienti possibile: "Da un punto di vista formale tutte le banche - spiega Zanaboni - devono rispettare i procedimenti stabiliti dalla legge, quindi su questo non può esserci alcuna forma di differenziazione. Semmai la scelta è sulle modalità di reinvestimento di questi soldi: la concorrenza si fa sulle offerte per l'investimento delle somme, e del resto avviene così sempre. Il servizio di private banking è molto personalizzato, si tratta sempre di patrimoni molto complessi rispetto a quelli del cliente retail".

Intesa Sanpaolo: "In prima linea accanto al cliente". Anche per il Gruppo Intesa-Sanpaolo, spiega Saverio Perissinotto, condirettore generale vicario di Intesa Sanpaolo Private Banking, la concorrenza tra banche "si baserà sul qualità e sulla completezza del servizio offerto (consulenza sulla situazione di partenza, offerta di servizi e prodotti, flessibilità in funzione delle esigenze della clientela) e sulla capacità di risposta ai casi più complessi". Ecco perché le strutture di private banking del gruppo saranno "in prima linea per assistere la clientela che vuole aderire allo scudo fiscale, collaborando anche con la rete degli sportelli bancari del gruppo presenti su tutto il territorio nazionale". Obiezioni morali, del tipo di Banca Etica? "Il gruppo agisce nel rispetto della normativa vigente - replica Perissinotto - e presta assistenza alla propria clientela anche nel quadro del rientro dei capitali".

Le banche svizzere che giocano in casa. Nelle ultime settimane qualche commentatore ha parlato dell'allarme tra le banche svizzere, che potrebbero trovarsi costrette a trasferire ai colleghi italiani una parte consistente dei loro depositi. Ma l'allarme non vale per quelle banche che hanno filiali anche in Italia: "I due scudi precedenti hanno rappresentato una grande opportunità per UBS in Italia - ammette Ferruccio Ferri, presidente di UBS Fiduciaria - UBS (Italia), del resto, è a tutti gli effetti una banca di diritto italiano, titolata a raccogliere gli asset dei clienti che decideranno di scudare, da UBS e da altri istituti in Svizzera, ma crediamo anche da altri paesi. Il ruolo del gruppo in generale è quello di fornire informazioni a tutta la propria clientela incoraggiandola a considerare le circostanze dell'amnistia; come UBS, infatti, intendiamo supportare le iniziative che aiutino ad incrementare la trasparenza, come abbiamo dimostrato nella collaborazione coi governi e con le agenzie internazionali. Tenga presente che già da 10 anni siamo in tutti i principali paesi euroepi, tra cui l'Italia, con banche nazionali".

Analoga la posizione di Credit Suisse: "Sicuramente ci saranno i casi di nostri clienti presso le filiali svizzere, che si rivolgeranno alle filiali italiane. E del resto noi abbiamo sedi in molti Paesi - dice Severino Pugliesi, Managing Director di Credit Suisse Private Banking - Ma noi non puntiamo naturalmente solo ai clienti del gruppo, bensì anche a clienti nuovi, che vorranno usufruire del servizio, soprattutto di private banking, che il nostro gruppo offre in Italia. A loro offriamo comunque non soltanto i nostri servizi di private banking, ma anche la competenza sulla normativa fiscale, la cui interpretazione non è sempre così univoca: in tal senso ci avvaliamo sia di specialisti interni qualificati sia della collaborazione con studi specializzati. Molte delle persone oggi in Credit Suisse Italy Spa hanno già "vissuto" i due scudi precedenti e sono quindi preparate al meglio per affrontare anche questo".

Banca Sella: "Grande interesse tra i clienti". "Interesse ce n'è parecchio, i clienti chiedono, sono interessati a sapere come utilizzare lo scudo fiscale sia i clienti già nostri, sia i clienti di altre banche, che in questi giorni ci hanno chiesto informazioni abbastanza dettagliate", dice Silva Lepore, responsabile private banking del Gruppo Banca Sella. Insomma, le banche sono già prontissime alla sfida della concorrenza: "Per noi è un modo di lavorare quotidiano: noi tutti viviamo in un mondo, in una realtà dove la concorrenza fa la sua parte. Tutti andremo a proporci in maniera consona agli strumenti che ognuno ha". Nel Gruppo Banca Sella, spiega Lepore, le operazioni verranno coordinate "dalla struttura del family business, con sede a Torino: ci sono fiscalisti internazionali, persone che hanno le capacità di gestire non solo patrimoni, ma anche altre esigenze. Siamo in grado di garantire tante soluzioni quante saranno le necessità della clientela". (1 ottobre 2009)

 
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