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La Fiom in sciopero il 9 ottobre: "No al colpo di stato sindacale" PDF Stampa E-mail
marted́ 15 settembre 2009

 Da L'Unità on line

Otto ore di sciopero a livello nazionale il 9 ottobre. Lo ha deciso il comitato centrale della Fiom adottando all'unanimità la proposta del leader dei metalmeccanici della Cgil, Gianni Rinaldini, per sostenere la posizione del sindacato in merito al rinnovo del contratto. Sono previste manifestazioni interregionali. «Ci mettiamo di traverso rispetto a un accordo separato che si prepara sul contratto e che è un danno per i lavoratori e per una gestione seria della crisi - ha spiegato Giorgio Cremaschi -. Quello che si sta preparando è una specie di colpo di stato sindacale dove i sindacati di minoranza e Federmeccanica impongono regole che dovrebbero essere valide per tutti». La Fiom revocherà lo sciopero dei metalmeccanici solo se Federmeccanica accoglierà la proposta dell'organizzazione sindacale di aprire un tavolo sull'occupazione nelle industrie sospendendo l'applicazione dell'accordo separato sulla riforma contrattuale e adottando una soluzione transitoria per gli aumenti contrattuali. Lo ha assicurato il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini al termine del comitato centrale dell'organizzazione che ha votato uno sciopero nazionale di otto ore per il 9 ottobre. «Vediamo cosa risponde Federmeccanica, altrimenti restiamo al tavolo come osservatori» ha detto Rinaldini ricordando che lo sciopero è stato proclamato «in relazione al fatto che già il prossimo giovedì è previsto un incontro a delegazioni ristrette sulla piattaforma presentata da Fim e Uilm».

14 settembre 2009

 

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METALMECCANICI · 9 ottobre, la mobilitazione delle tute blu Cgil Fiom: 8 ore di sciopero sul rinnovo del contratto

Da Il Manifesto del 15 settembre 2009

Sara Farolfi

ROMA Otto ore di sciopero a livello nazionale, il 9 ottobre, con manifestazioni interregionali in tutto il paese. Lo ha deciso ieri il comitato centrale della Fiom Cgil, approvando all’unanimità quanto proposto dal segretario generale Gianni Rinaldini. Sul tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici - tavolo a cui i sindacati sono arrivati con due piattaforme, Fiom da una parte, Fim e Uilm dall’altra - i giochi sembrano già fatti. L’accordo separato, ormai inevitabile. La risposta di Federmeccanica alla piattaforma presentata dalla Fiom in sede di trattativa giovedì scorso - piattaforma che, davanti ai giornalisti, le imprese avevano comunque definito «un pezzo di carta con quattro slogan» - sarebbe dovuta arrivare ufficialmente il 17, data a cui era stato riaggiornato il confronto. Oggi l’associazione che riunisce le grandi imprese metalmeccaniche del paese riunisce il suo organismo direttivo. C’è chi dice che il confronto sarà più che rapido, e che un’ipotesi di accordo (separato) sia già pronta. Di sicuro è stata già calendarizzata capillarmente la trattativa con Fim e Uilm. Un giorno a settimana, per tutto il mese di settembre. Il tavolo di giovedì sarà a delegazioni ristrette (cosa che in genere avviene nelle fasi finali della trattativa) e verterà sulla piattaforma presentata da Fim e Uilm. Non solo: all’ordine del giorno ci sono i seguenti capitoli: enti bilaterali, fondo di sostegno al reddito e contrattazione aziendale. Pari pari quanto proposto dalla Fim Cisl. «Così si esclude la piattaforma della Fiom, e cioè dall’organizzazione largamente maggioritaria nella categoria - spiega dunque Rinaldini - e si recepisce il sistema di regole sul sistema contrattuale fissato senza il consenso della Cgil e senza alcuna validazione democratica da parte dei lavoratori». «Un’enormità», «un fatto molto grave», lo definisce Rinaldini, «perchè si nega ai lavoratori di potersi esprimere su un contratto che riguarda la loro specifica condizione». Di qui, la scelta della mobilitazione. Accompagnata da quella di far partire una campagna per la democrazia sindacale perchè, dice ancora Rinaldini, «il pluralismo sindacale, in assenza di regole democratiche, può portare alla deriva delle relazioni sociali». Giorgio Cremaschi è ancora più duro nel dire che «ciò che si sta preparando è un colpo di stato sindacale». Era evitabile un accordo separato, specie in tempi di crisi come questa? Lo era se Fim e Uilm avessero accettato, a giugno scorso, di rinnovare solo il biennio economico e rimandare il rinnovo della parte normativa alla scadenza naturale del contratto siglato due anni fa e validato dal voto dei lavoratori. E ancora: in sede di trattativa, giovedì scorso, la Fiom ha presentato a Federmeccanica un’ipotesi transitoria chemettesse al centro tre problemi e rinviasse l’applicazione dell’accordo separato sulle regole. Oltre alla sospensione delle nuove regole, la Fiom ha proposto la convocazione di un tavolo sull’occupazione per il blocco dei licenziamenti, un avviso comune con Fim e Uilm per la detassazione del salario, e una soluzione transitoria per gli aumenti salariali, calcolata sulla base di tutte le piattaforme. «Naturalmente se la nostra proposta venisse accolta dalle imprese, tutto tornerebbe in discussione», diceva ieri Rinaldini, annunciando la mobilitazione. La partita è eminentemente politica, e ha a che fare con l’accordo separato di gennaio sulle regole. Ai limiti del paradosso, nel loro richiamarsi ai «bisogni dei lavoratori » (così di rado chiamati in causa) i commenti ieri di Fim e Uilm. Secondo la Fim, l’obiettivo della Fiom è addirittura «quello di impedire il rinnovo del contratto per 1,6 milioni di lavoratori... La verità è che ora la Fiom vuole scaricare su lavoratori e sindacati i costi del proprio avventurismo ». Un gioco più facile, Fim e Uilm lo hanno invece nel tirare in ballo l’imminente congresso Cgil. Ieri al comitato centrale era presente Susanna Camusso. La Cgil, di cui la Fiom è una delle categorie più ’pesanti’, si prepara a una discussione interna più che accesa.

 
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