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FRANCE TELECOM · La fabbrica dei suicidi PDF Stampa E-mail
domenica 13 settembre 2009

Sei casi da metà di luglio. Il governo francese interviene

In causa, i ritmi troppo intensi e le pressioni sui dipendenti

Da Il Manifesto del 13 settembre 2009

Anna Maria Merlo

PARIGI Ventitrè suicidi dal febbraio 2008, sei da metà luglio di quest’anno a France Telecom. Il ministro del lavoro, XavierDarcos, su sollecitazione sindacale, è intervenuto ieri per per proporre al presidente della società, Didier Lombard, l’intervento del direttore generale del lavoro per mettere in opera delle misure di prevenzione dello stress. L’ultima tragedia è avvenuta venerdì pomeriggio: un’impiegata si è buttata dal quinto piano, a Parigi, da un ufficio della filiale Orange dove lavorava. «Una persona fragile», dicono a France Telecom, per mettere la mani avanti.Ma questo episodio fa seguito al tentativo di suicidio, mercoledì scorso, di un altro impiegato, che nel corso di una riunione, a Troyes, dove aveva appreso il suo prossimo tasferimento a un posto devalorizzante, si era piantato un coltello nella pancia di fronte ai colleghi. Finora, France Telecom aveva sempre cercato di spegare questi atti, spesso avvenuti lontano dal luogo di lavoro, come una reazione disperata di persone in crisi per ragioni di carattere personale. Mai due ultimi casi, avvenuto sul luogo di lavoro, non permettono più di di negare un legame di causalità tra condizioni professionali e suicidio. Xavier Darcos incontrerà all’inizio della settimana Didier Lombard. Invierà il direttore generale del lavoro, per «aprire delle trattative con i responsabili del personale della società, per trasporre, a livello del gruppo, l’accordo interprofessionale sulla prevenzione dello stress al lavoro, concluso in modo umanime dai partner sociali nel novembre 2008». Darcos ha espresso ieri la sua «fortissma preoccupazione » e ha dichiarato di voler attirare «l’attenzione dei dirigenti di impresa sulla prevenzione dello stress e dei rischi psicologici legati al lavoro, che sono probabilmente accentuati nel contesto della crisi attuale». È da tempo che i sindacati fanno presente la situazione drammatica chemolti vivono a France Telecom, un’impresa, spiegano, in piena ristrutturazione, colpita dalla perdita del monopolio sulle telecomunicazioni e dai cambiamenti tecnologici in corso. Giovedì scorso, c’è stata una giornata di sciopero, per denunciare i metodi di managment brutali adottati da France Telecom. In una lettera che i sindacati avevano spedito alla direzione all’inizio di agosto, erano elencati i problemi: intensificazione dei ritmi di lavoro, diminuzione del personale, pressioni sui dipendenti perché si dimettano volontariamente, perdità di identità di numerose professionalità, tecniche di managment attraverso l’intimidazione. France Telecom è la punta dell’iceberg, ma non è la sola società dove si sono verificati dei suicidi tra i dipendenti. L’industria dell’auto, anch’essa nella bufera della crisi, è coinvolta, a cominciare da Renault, dove c’è stata un’ondata di suicidi al centro ricerche. Anche qui, le cause individuate dai sindacati e dai medici del lavoro sono le stesse: intensificazione dei ritmi, pressioni sui dipendenti, svalorizzazione del lavoro, incertezza sul futuro. Secondo Christophe Dejours, coautore con Florence Bègue di un libro appena uscito (Suicide et travail, que faire?, Puf), afferma che il fenomeno dei suicidi legati al lavoro è presente in Francia da una dozzina di anni, con 300-400 casi l’anno ultimamente. «Trenta o quarant’anni fa – spiega – le molestie, le ingiustizie esistevano, ma non c’erano casi di suicidio sul lavoro. L’apparizione di questo fenomeno è legata alla destrutturazione delle solidarietà tra lavoratori. Sono state distrutte dalle valutazioni individuali della produttività, che fomentano concorrenza, o addirittra odio, tra la gente». A France Telecom-Orange, Sébastien Crozier del sindacato Cgc-Unsa, afferma che «l’impresa passa il tempo a riorganizzare i servizi, a delocalizzare, a ricorrere al subappalto, e a traslocare. Il solo scopo: fare economie di ogni tipo». La donna che si è gettata dalla finestra lavorava in un servizio che aveva traslocato da qualche mese e la sua attività era in corso di riorganizzazione. I sindacati hanno chiesto allo stato «un gesto forte» per venire in aiuto al gruppo, in pienamutazione.

 

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 Ventitrè suicidi alla France Telecom, i sindacati: intervenga il governo

Da L'Unità on line

di Marina Mastroluca

L’ultima è stata una donna, quasi una ragazza. A 32 anni ha aperto la finestra dell’ufficio dove lavorava ed è volata giù dal quarto piano. È la ventitreesima dipendente di France Telecom a suicidarsi in poco più di un anno. Per l’azienda «era una persona fragile», che non è riuscita a stare al passo nonostante le fosse stato alleggerito il carico di lavoro proprio in ragione delle sue difficoltà. «Aveva appena saputo che avrebbe avuto un nuovo capo», spiegano a France Telecom, come se bastasse. Per i sindacati questa ragazza che a 32 anni preferisce piuttosto schiantarsi su un marciapiede è il segno che il malessere dei lavoratori ha ampiamente superato la soglia critica. «Non chiediamo più l’intervento della direzione di France Telecom, ma quello del governo», ha detto Pierre Morville, delegato sindacale di Cfe-Cgc. Ventitrè suicidi sul lavoro su 100.000 dipendenti, gli ultimi sei quest’estate. Due solo nell’ultima settimana: mercoledì scorso un tecnico di Troyes si è piantato un coltello nell’addome durante una riunione nella quale aveva appreso che il suo posto di lavoro sarebbe saltato. L’11 agosto scorso un giovane tecnico di 28 si era ucciso lasciando una lettera in cui raccontava il suo disagio e la sua «collera» nei confronti dell’azienda e dei colleghi «che non rispondono quando c’è bisogno di loro» e che lo avevano relegato ad una mansione che considerava «squalificante». Ed è sempre il lavoro - il lavoro che non c’è più, che cambia, che viene dequalificato - il perno intorno al quale ruotano le ultime parole della schiera di suicidi di France Teelcom. I sindacati hanno sintetizzato in un loro «decalogo» le ragioni della sofferenza: «intensificazione dei ritmi di lavoro», «soppressione dei posti di lavoro», mobilità, perdita di identità professionale, pressioni dell’azienda per spinegere a dimissioni volontarie, «tecniche di management che ricorrono all’intimidazione». Che l’azienda stia facendo di tutto per spingere i lavoratori ad andarsene non è un mistero. In tre anni 22.000 dipendenti di Framnce Telecom hanno lasciato volontariamente il lavoro. Per Christophe Dejours, co-autore di uno studio sul suicidio nei posti di lavoro, la sofferenza è legata alla riorganizzazione seguita alla privatizzazione dell’azienda condotta «con grande brutalità». Ma non è solo questo. Da oltre un decennio in Francia si sono moltiplicati i suicidi sul lavoro: 300-400 casi all’anno. Tante le cause d’origine ed un solo denominatore comune: il venir meno dela solidarietà tra lavoratori, la perdita del concetto di lavoro collettivo. Senza il paraurti della collettività, l’individuo resta solo. Molti ne soffrono, qualcuno ne muore. Suicidi a catena si sono verificati anche in altre aziende francesi, come la Renault, la Peugeot e Edf. Ma il caso di France Telecom ha i contorni di una vera emergenza. Giovedì scorso i dipendenti avevano protestato contro le condizioni di lavoro e i metodi di management, responsabili a loro dire dell’impennata di suicidi. L’azienda - in un’indiretta ammissione di responsabilità - ha proprosto la sospensione provvisoria della mobilità e l’avvio di negoziati sullo stress da lavoro, a partire dal 18 settembre prossimo. Tra le misure annunciate anche l’arruolamento di 100 responsabili delle risorse umane e di altri medici del lavoro. Lunedì prossimo il ministro del lavoro Xavier Darcos dovrebbe incontrare i responsabili dell’azienda «per lavorare insieme a soluzioni adeguate». Prima che qualcun altro si getti nel vuoto. 12 settembre 2009

 
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