Home arrow rassegna stampa arrow FEDERMECCANICA · Presentata l’indagine trimestrale: una crisi senza sbocchi
FEDERMECCANICA · Presentata l’indagine trimestrale: una crisi senza sbocchi PDF Stampa E-mail
mercoledì 09 settembre 2009

 La ripresa non si fa vedere, «salari fermi per un anno»

Da Il Manifesto del 9 settembre 2009

 Francesco Piccioni

ROMA La metalmeccanica è il più importante settore industriale di qusto paese. Il più penalizzato dalla crisi. Al punto che «portafoglio ordini e prospettive a breve non lasciano intravedere un punto di svolta nella congiuntura negativa». La 111°Indagine trimestrale di Federmeccanica, presentata ieri, non concede nulla all’ottimismo di maniera. Cinque trimestri consecutivi in negativo, di cui gli ultimi tre a rotta di collo (-11,4% a fine 2008, poi -13,7 ed ora -9,9) hanno lasciato un segno tragico nel fatturato e nei bilanci, quindi nella tenuta delle imprese. Se, infatti, l’industria italiana nel suo complesso si trova oggi a meno 22,7% rispetto allo stesso mese di un anno fa, per la metalmeccanica la perdita schizza al -33,7. Sono dati Istat, non manipolazioni «pro domo mia». Facile da capire: se un’industria che sforna prodotti di consumo – dal tessile ai gelati – va in difficoltà per una perdita del 5-10% rinuncerà a comperare nuove macchine per sostituire quelle vecchie fin quando il sole della ripresa non sarà tornato a splendere con ragionevole certezza.Nel frattempo lameccanica – cioé chi produce quelle macchine – sta ferma, perdendo molto di più dell’industriale orientato ai beni di consumo. E’ la condanna di un settore specializzato in beni di investimento, e quindi tarato per l’export. Dove si sta verificando una situazione esplicativa – ancorché paradossale – del particolare status della produzione italica. Le esportazioni metalmeccaniche sono calate in un anno del 26,8%;ma nello stesso periodo anche le importazioni settoriali sono calate. Anzi, di più: -32,2. Risultato: il saldo finale risulta positivo (oltre 16 miliardi di euro) come quando le cose andavano meglio. Ma «se non riparte il commercio estero, e la produzione industriale di Germania e Francia – di cui siamo subfornitori – per noi non ci sarà ripresa». Sarebbe meglio farlo sapere quanto prima a chi ancora va cianciando «noi in Italia stiamo meglio di altri». Ma le cose non vanno meglio. I cali di produzione per metallurgia, macchine e apparecchi elettrici (compresi gli elettrodomestici), macchine e apparecchi meccanici (macchine da produzione per altri settori) e autoveicoli sfiorano o superano il 40%. Pensare che un’industria possa rimanere in piedi dopo certe mazzate è sperare nell’al di là. Specie se il «portafofglio ordini» per i prossimi mesi continua a risultare negativo per il 60% delle imprese interpellate. A pagare il prezzo, in termini di capacità di sopravvivenza, è soprattutto il lavoro. A giugno, nelle imprese con più di 500 addetti, il calo occupazionale era ancora «solo» del 3%.Merito degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, spiegano tutti. Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria è salito a 238 milioni di ore; quasi il 1.500% in più rispetto a un anno prima. Ora sta calando, ma solo perché aumenta la «straordinaria », che per statuto sarebbe riservata alle imprese in ristrutturazione,maora viene usata per prolungare quella ordinaria. Senza la cig, oltre 220mila operai e impiegati sarbbero già per strada. Questi dati, sia chiaro, valgono per le imprese metalmeccaniche «rilevate», ovvero iscritte a Confindustria e quindi – in genere – con più di 15 dipendenti. Sotto quella soglia c’è l’ignoto (ma contiene la maggior parte delle imprese attive). E in molti territori, specie gli imprenditori più anziani, stanno dichiarando che prima di Natale chiuderanno baracca e andranno in pensione. Ma domani si apre anche la trattativa per il rinnovo del contratto. I sindacati ci arrivano divisi, con piattaforma diverse. Cisl eUil hanno sottoscritto la «riforma del modello contrattuale», la Cgil no. Le prime presentano una piattaforma su base triennale, dopo aver disdettato il vecchio contratto, la Fiom richieste salariali per rinnovare il «biennio economico», secondo il modello del ’93. Federmeccanica annuncia di voler «discutere con tutti», masulle proprie posizioni. Quidi rinnovo triennale e soprattutto niente aumenti. «In questi giorni diamo l’ultima tranche del contratto precedente. Da parte nostra ci sarà il tentativo di fa capire ai sindacati che cerchiamo di salvare i posti di lavoro, ma ciò si traduce nella necessità di procrastinate gli aumenti». Di almeno un anno, come già aveva fatto capire il presidente Ceccardi. Ci sarà da discutere.

 
< Prec.   Pros. >

page counter