Home arrow rassegna stampa arrow I colpevoli ci sono: i governi europei
I colpevoli ci sono: i governi europei PDF Stampa E-mail
lunedì 24 agosto 2009

 Una tragedia che si ripete con una costanza che non può lasciare indifferenti.

L'accostamento, fatto dalla Chiesa, tra la tragedia della Shoah e il dramma della morte in mare di disperati che aspirano a fuggire dalle guerre e dalla fame è assolutamente calzante. C'è solo una differenza: in questo olocausto contemporaneo si omette di esplicitare di chi sono le responsabilità.

Da anni ripetiamo che le tragedie del Mediterraneo non sono frutto del destino cinico e baro ma l'effetto previsto e prevedibile di una politica sull'immigrazione imperniata esclusivamente sulla fabbrica della paura a fini elettorali. I responsabili di tali disgrazie, o forse faremmo meglio a definirli colpevoli di questi ripetuti omicidi, sono i governi europei, i quali hanno preferito come priorità le politiche di respingimento e hanno scelto di non occuparsi dei diritti umani, della sorte dei richiedenti asilo e dei profughi, dell'armonizzazione degli ingressi regolari, dell'esigenze del mercato del lavoro europeo che ha bisogno, sempre più, di manodopera straniera che evidentemente, come afferma la Banca d'Italia, non sottrae possibilità lavorativa agli autoctoni. La Commissione europea, in una comunicazione dello scorso anno, ha scritto che entro il 2060 i ventisette paesi dell'Ue hanno bisogno di ulteriori 50 milioni di lavoratori migranti, pena il crollo dello stato sociale europeo. Tuttavia l'unico modo per entrare nell'Unione europea è attraverso i barconi della speranza, dopo essersi consegnati nelle mani di cinici trafficanti di esseri umani, oppure con falsi visti turistici. Insomma, l'Europa è ipocrita: ha bisogno di migranti e non permette loro di entrare. E come se non bastasse istituisce inutili agenzie di protezione delle frontiere (Frontex) evitando di esplicitare nel suo mandato il salvataggio in mare, tranne poi rettificare dopo una battaglia parlamentare dei deputati della Sinistra Europea. Su questa recente tragedia vi sono innumerevoli ipocrisie e imbarazzanti déjà vu: il rimpallo di responsabili tra Italia e Malta; l'omissione dei soccorsi; i proclami sugli accordi con la Libia; la paura di ripercussioni legali nel salvataggio in mare. In questi ultimi anni si sono avvicendati il processo della Cap Anamur, l'arresto di sette pescatori tunisini che hanno salvato quarantacinque naufraghi, l'assurdo caso della Pinar… storie che hanno lasciato il segno, solchi indelebili nella memoria di chi ha l'obbligo del soccorso in mare ma che è stato sottoposto ad una pressione di sistematica criminalizzazione. In questa calda estate era accaduta una cosa strana: erano scomparsi "i clandestini" dai telegiornali. Un recente rapporto dell'Osservatorio di Pavia dimostra che non c'è alcun rapporto di proporzionalità diretta tra il numero degli sbarchi e le notizie di sbarchi sugli organi di informazione. I media, in questi ultimi anni, sono stati esclusivamente attori politici che hanno gestito il fenomeno immigrazione per aumentare o diminuire la paura dei cittadini. Così, quest'estate, si doveva dimostrare che le politiche cattive (o le cattive politiche!) del governo Berlusconi erano riuscite a cancellare alcune parole dall'immaginario collettivo estivo: "sbarchi", "invasione", "naufragi". Chissà quante volte, in questa torrida estate italica, sono stati avvistati barconi stracolmi di migranti e successivamente ignorati dalla missione Nautilus di Frontex, dalla autorità italiana, dalle vedette maltesi? O quante volte si è impedito, nel silenzio delle tv sempre più complici delle violazioni dei diritti fondamentali, di approdare in un porto sicuro ad imbarcazioni cariche di potenziali richiedenti asilo? Chissà quante volte si è fatto finta di niente e si è permesso lo sbarco dei migranti nelle coste di Scoglitti o di Porto Palo per ingrossare le fila degli schiavi nel lavoro delle serre o nella raccolta del pomodoro? Questa volta qualcosa è andata storta: cinque uomini sono riusciti a salvarsi, sono approdati in terraferma e hanno raccontato quello che è avvenuto…

Giusto Catania

 
< Prec.   Pros. >

page counter