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Ronde, Maroni vara il regolamento; a Sanremo arrestati due marocchini PDF Stampa E-mail
lunedì 10 agosto 2009

Liberazione 

Rosy Marano

«L'integrazione è un diritto fondamentale». Nel giorno in cui entra in vigore il disegno di legge sulla sicurezza (con ronde e reato di clandestinità annessi), il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano torna a ribadire il concetto. E lo fa - non è un dettaglio - in occasione della commemorazione per il 53esimo anniversario della tragedia di Marcinelle (Belgio), nella quale, l'8 agosto 1956, persero la vita 262 minatori, metà dei quali immigrati italiani. Secondo il capo dello stato (il cui messaggio è stato letto da Gianfranco Fini che presiedeva la commemorazione sul luogo del disastro) «il ricordo delle generazioni che hanno vissuto l'angoscioso periodo delle migrazioni dalle regioni più povere dell'Italia e hanno affrontato condizioni di lavoro gravose ed estremamente rischiose deve costituire ulteriore motivo di riflessione sui temi della piena integrazione degli immigrati così come su quelli della sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di esigenze sociali e civili e di diritti fondamentali, il cui concreto soddisfacimento sollecita massima attenzione ed impegni coerenti da parte delle istituzioni e di tutte le forze sociali». Il presidente della Camera ne ha approfittato per lanciare il proprio personale monito, chiedendo rispetto per tutti i lavoratori, anche per quelli non hanno documenti: considerare gli immigrati come «ospiti momentanei» significa, secondo Fini, «non aver capito nulla»; le istituzioni, dunque, si devono «impegnare perché la storia di domani sia fatta da italiani che saranno tali pur se nati altrove». E c'è la Lega di Bossi nel mirino quando Fini dichiara «ill lavoratore va rispettato anche se non ha les papiers , i documenti. L'emigrazione italiana - sostiene Fini - non è stata soltanto caratteristica del nostro meridione. Quanti veneti, quanti piemontesi, quanti lombardi emigrarono. Questo vorrei che lo ricordassero quegli esponenti politici che oggi in Italia rappresentano una parte degli elettori del nord. Da Marcinelle viene l'insegnamento a rispettare l'immigrato: all'epoca gli italiani che lavoravano in Belgio non erano extracomunitari soltanto perché quella parola non era stata ancora inventata, ma spesso erano considerati diversi, i "musi neri" e in alcuni casi c'era la scritta "non entrino gli italiani". La loro sorte non era molto diversa dalla sorte che hanno i lavoratori stranieri che oggi vengono in Italia. Poi, è chiaro che dobbiamo integrarli garantendo la sicurezza, ma dobbiamo soprattutto rispettarli come uomini e come donne». Un accenno Fini lo fa anche alla questione della sicurezza nei luoghi di lavoro perché «lavorare non può altro che essere l'esercizio di un diritto-dovere in condizioni di sicurezza. L'attualità di Marcinelle è di tutta evidenza, 53 anni sono passati ma si muore ancora sul lavoro e questo non è degno di una Europa che voglia essere l'Europa delle donne, degli uomini e, quindi, dei lavoratori». Ma non è questo il tema che fa storcere il naso ai leghisti. Se l'ex ministro per gli italiani all'estero Mirko Tremaglia usa parole simili a quelle di Fini per ribadire la propria contrarietà al reato di clandestinità, le affermazioni del presidente della Camera hanno tutto un altro peso politico. E infatti la Lega non gradisce: «Il lavoratore - replica fuori dai denti Roberto Calderoli - va sempre rispettato, ma con il dovuto rispetto va anche processato ed espulso, quando non sia in possesso dei requisiti necessari, perché così dice la legge, approvata dal Parlamento».

 
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