Home arrow rassegna stampa arrow Appello del Frente Nacional contro il Colpo di Stato in Honduras alla classe operaia mondiale
Appello del Frente Nacional contro il Colpo di Stato in Honduras alla classe operaia mondiale PDF Stampa E-mail
mercoledì 05 agosto 2009

Organizziamo un boicottaggio contro la dittatura militar-imprenditoriale

di Roberto Micheletti

Il 28 giugno 2009, mentre la popolazione honduregna si apprestava a partecipare all’Inchiesta Popolare sulla possibilità di avere una Quarta Urna con la quale si sarebbe deciso se convocare o meno una Assemblea Costituente, migliaia di militari hanno sequestrato il Presidente costituzionalmente eletto della Repubblica, Manuel Zelaya Rosales e lo hanno espulso nel vicino Costa Rica; hanno occupato la Casa Presidenziale, hanno chiuso in maniera violenta tutte le stazioni radio e televisive indipendenti, hanno perseguitato i funzionari di governo e hanno dichiarato lo Stato d’emergenza in tutto il paese. In questo modo è stato messo in atto un vero e proprio colpo di stato, che qualche ora più tardi è stato “legalizzato” dal Congresso Nazionale (assemblea legislativa), ponendo alla presidenza Roberto Micheletti Bain, dirigente dello stesso partito politico del Presidente Zelaya, con la scusa di argomentazioni ridicole basate sul fatto che il governante deposto avesse “rinunciato”. Questa versione è stata smentita dallo stesso presidente Zelaya, oltre al fatto che il Congresso Nazionale non ha il potere costituzionale per rimuoverlo dalla sua carica. Nello stesso tempo è stata dichiarata l’esistenza di un ordine di arresto senza che il presidente fosse sottoposto a giudizio nel quale potersi difendere dalle accuse a lui mosse. Dietro il colpo di stato si nascondono i vertici degli imprenditori, i quattro partiti politici della borghesia (Partito Liberale, Partito Nazionale, Partito Cristiano Democratico e Partito Innovazione e Unità socialdemocratica - Partido Liberal, Partido Nacional, Partido Demócrata Cristiano y Partido Innovacion y Unidad socialdemócrata), i vertici della chiesa cattolica e evangelica, come i proprietari dei principali mezzi di comunicazione. Tutti questi hanno messo in atto un’alleanza controrivoluzionaria temendo che il referendum del 28 giugno potesse dare potere al popolo e, in particolare, alla classe operaia e ai contadini poveri, per iniziare la costruzione di una nuova società, dove i privilegi della classe borghese e dei latifondisti sarebbero stati eliminati. È necessario dire anche che dietro il colpo di stato c’è la mano dell’imperialismo nordamericano e della destra estrema latino americana, che vedono in questo un’opportunità di fermare gli avanzamenti della sinistra nella regione centroamericana e l’influenza della rivoluzione venezuelana, dopo i recenti trionfi elettorali del Frente Farabundo Marti per la Liberazione Nazionale (FMLN) in El Salvador e del Frente Sandinista in Nicaragua. Nonostante questo, la risposta del popolo honduregno non si è fatta aspettare fin dalle prime ore del colpo di stato. Le masse popolari sono scese in strada, hanno occupato piazze pubbliche e hanno protestato di fronte alla Casa Presidenziale (sede del governo) contro migliaia di militari armati, carri armati, elicotteri, aerei e artiglieria pesante. Da allora, le masse popolari scendono in strada TUTTI I GIORNI da più di un mese, a protestare per fare pressione per rimuovere il governo usurpatore, con mobilitazioni di massa, cortei nelle strade, occupazione di edifici pubblici, etc. nel rispetto dell’art. 3 della nostra Costituzione Politica che concede il diritto all’Insurrezione Popolare in caso di governo imposto con la forza delle armi. Nonostante questa lotta sia costata la vita a molti honduregni, assassinati dai militari, anche per responsabilità del governo usurpatore che non è riuscito a gestire la situazione, né a sconfiggere le masse, e di conseguenza non è riuscito a consolidarsi come governo. La massima espressione organizzativa della resistenza popolare è il “Frente Nacional contro il Colpo di Stato” che unifica tutte le espressioni sociali e politiche del movimento popolare e guida il movimento nazionale fino alla sconfitta della dittatura. Questo fronte è composto da organizzazioni operaie, contadine e popolari in generale, così come partiti e movimenti politici di sinistra e centro che si sono dichiarati contro il colpo di stato. La reazione internazionale è stata incisiva dal punto di vista diplomatico: a parte Israele, nessun altro paese al mondo ha riconosciuto la dittatura militar-imprenditoriale imposta in Honduras. Sia la Organizzazione degli Stati Americani (OEA), l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU), il Gruppo di Rio, i paesi associati all’ALBA, tra gli altri, hanno condannato il colpo di stato, perché hanno giustamente riconosciuto che si tratta di un primo colpo delle ultime democrazie borghesi esistenti in America Latina, e che, se si consolidasse, sarebbe un precedente funesto per far retrocedere le conquiste sociali e le libertà democratiche dei popoli lavoratori, incline ad essere riprodotto dalle forze più reazionarie in altri paesi della regione e del mondo. Tuttavia questa reazione non è andata oltre le dichiarazioni diplomatiche, che, sebbene utili, non sono sufficienti per colpire la dittatura né sul piano economico, né sul piano militare. L’unico governo che ha mantenuto una politica ambigua rispetto al governo usurpatore, è stato il governo degli Stati Uniti presieduto da Barak Obama. Mentre egli dichiara di riconoscere Manuel Zelaya come unico presidente, ha rilasciato visti agli emissari dei golpisti permettendogli di entrare negli USA e fare lobby in favore del golpe; non ha sospeso i principali programmi di appoggio economico e militare con l’Honduras; non ha messo in atto nessun boicottaggio commerciale come ha sempre fatto con Cuba, e continuare a negare di dichiarare che si tratta di un “colpo di stato”. In più ha promosso un negoziato tra il legittimo presidente degli honduregni, Manuel Zelaya, con il dittatore Micheletti, per tramite di un mediatore: il presidente del Costa Rica, Oscar Arias. Per il Frente Nacional contro il Colpo di Stato, la mediazione del presidente Arias è una strategia del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per dare un certo riconoscimento internazionale al dittatore Micheletti, diluire nel tempo l’uscita dal conflitto affinché il movimento di resistenza si sciolga e sottomettere il presidente Zelaya a condizioni inaccettabili prima di un suo eventuale reinsediamento al potere, in modo che rinunci alle rivendicazioni politiche che hanno motivato la mobilitazione popolare, come la lotta per una Assemblea Costituente e per la condanna dei responsabili del colpo di stato. Di conseguenza, il Fronte Nazionale contro il Colpo di Stato accetta solo un restituzione immediata, sicura e incondizionato del presidente Zelaya alla sua carica. La classe operaia honduregna, che fin dall’inizio ha partecipato attivamente alla resistenza popolare, ha organizzato per la terza settimana una mobilitazione unitaria con i suoi mezzi di lotta: lo sciopero generale e l’occupazione dei posti di lavoro, iniziando da uno sciopero generale di 48 ore promosso dalle tre centrali sindacali del paese (CUTH, CGT e CTH) gli scorsi 23 e 24 luglio, che si è ripetuto il 30 e 31 dello stesso mese. In solidarietà i/le compagni/e delle organizzazioni popolari di El Salvador e Nicaragua hanno organizzato blocchi alle dogane per impedire l’ingresso e l’uscita di merci verso l’Honduras. Immediatamente le associazioni imprenditoriali dell’Honduras e del Centroamerica, solidali con gli usurpatori, hanno lanciato un grido al cielo dicendo che questo boicottaggio comporta perdite milionarie per le loro imprese. Questo significa che lo sciopero e il boicottaggio sono armi che funzionano per colpire la base economica dei golpisti, più che le dichiarazioni formali. Per tutto questo, il Frente Nacional contro il colpo di stato lancia un appello a tutte le organizzazioni che rappresentano la classe operaia mondiale perché organizzino e mettano in atto una solidarietà militante con la classe operaia e con il popolo honduregno, realizzando azioni di boicottaggio su tutti i prodotti che entrano e escono dall’Honduras, per asfissiare economicamente la dittatura; fare manifestazioni di ripudio alla dittatura davanti alle ambasciate dell’Honduras e degli USA; fare atti politici culturali in solidarietà con la lotta del popolo honduregno; e in generale qualunque azione che rafforzi la lotta del popolo honduregno e della sua classe operaia per uscire da questo regime oppressore e costruire una nuova società. Solo l’unità della classe operaia mondiale sconfiggerà l’esperimento fascista in Honduras.

 
< Prec.   Pros. >

page counter