Home arrow rassegna stampa arrow Regali a banche ed evasori - Fiducia sul decreto scandalo
Regali a banche ed evasori - Fiducia sul decreto scandalo PDF Stampa E-mail
venerd́ 24 luglio 2009

Da L'Unità on line

di Bianca Di Giovanni

Si voterà oggi alle 18,30 la fiducia che il governo ha posto sul «decreto-vergogna». Nei 23 articoli, lo scudo fiscale per i capitali esportati illecitamente, l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego (mai discusso in commissione), la richiesta ai contribuenti aquilani degli arretrati contributivi, la regolarizzazione di colf e badanti, la «rottamazione » degli statali con 40anni di contributi, nuove norme per i Comuni, la Tremonti-ter per le imprese, nuove regole per i conti bancari. Insomma, sconti per gli evasori, stangata per i terremotati, un piccolo favore alle banche (che si salvano da una stretta più pesante), sgravi fiscali alle imprese, danni per l’ambiente e per i dipendenti pubblici. Altro che anticrisi. La Camera voterà il provvedimento martedì: al senato ci si attende una nuova blindatura per arrivare al varo prima del «generale agosto». A meno che non esplodano le tensioni già emerse alla Camera. Ieri si è arrivati alla fiducia dopo una giornata tumultuosa di incontri riservati, «bozze» di maxiemendamento, pressioni politiche e dei poteri forti. Stefania Prestigiacomo non ha ottenuto risposte per il suo ministero, così come il Sud è rimasto a secco (si chiedeva una Tremonti- ter più vantaggiosa per il mezzogiorno). Ora Mpa e deputati meridionali della Pdl tentano un recupero in Senato, e Prestigiacomo sostiene di aver avuto rassicurazioni da Silvio Berlusconi, anche se sarà difficile convincere i parlamentari della maggioranza a restare a Roma in tempo di ferie. È stato l’intervento di Gianfranco Fini a escludere dal testo finale materie completamente nuove, come quelle sulle reti dell’energia elettrica e sugli studi di settore. Sul resto, il governo ha avuto mano libera. E si vede. «Saltati» i vincoli sul massimo scoperto per le banche, dopo il pressing poderoso dell’Abi che l’altro ieri ha fatto sapere una cosa chiara: con quella norma niente prestiti alle imprese. Minaccia pesante, che obbliga Tremonti a una difficile contorsione: cassare gli emendamenti su cui aveva dato parere favorevole due giorni prima. Per di più in nome delle banche, che lui considera sue avversarie. In Aula il ministro giustifica: «le norme erano in contrasto con la normativa Ue». Con il testo al voto oggi arriva la sanatoria per i capitali illegalmente esportati. L'aliquota sarà dell'1 per cento l'anno, Dello scudo si potrà beneficiare dal 15 settembre al 15 aprile 2010 e sanerà solo il reato di omessa o incompleta dichiarazione dei redditi. In caso di capitali in paesi extraUe sarà obbligatorio il rimpatrio. Le imprese ottengono la detassazione degli utili reivestiti, che potrà essere applicata già alle operazioni del 2009 ma solo con il saldo che si pagherà nel 2010. Le agevolazioni varranno solo per l'acquisto di macchinari nuovi. Previsto anche uno sgravio del 3% sull'aumento del capitale sociale delle imprese, fatto da persone fisiche, fino a 500mila euro. Sugli statali approvata una norma che consente nel triennio alle pubbliche amministrazioni di mandare a forza in pensione i dipendenti con oltre 40 anni di contributi, compresi quelli figurativi. Salvati dalla «super-rottamazione» i primari, i professori universitari e i magistrati. Partirà dal prossimo anno l'innalzamento progressivo dell'età pensionabile delle dipendenti pubbliche. Il testo prevede che a decorrere dal primo gennaio del 2010 scatti il requisito dei 61 per arrivare ai 65 anni nel 2018. Per tutti, uomini e donne, saranno rimodulate le finestre di uscita a partire dal gennaio del 2015. i requisiti di età anagrafica per l'accesso al sistema pensionistico italiano saranno adeguati all' incremento della speranza di vita accertato dall'Istat. Sarà possibile regolarizzare colf e badanti, con un massimo un lavoratore per nucleo familiare, due in caso vi sia una persona affetta da grave patologia o handicap certificati da una struttura sanitaria pubblica. Il governo si attende almeno 300mila domande, 130mila da lavoratori comunitari e 170mila da extracomunitari, e un gettito di 1,3 miliardi di euro in contributi per il quadriennio 2009-2012. Per ciascun lavoratore si pagheranno 500 euro non deducibili. Per le sole colf, il datore di lavoro dovrà dimostrare di avere un reddito imponibile non inferiore a 20mila euro se single o 25mila euro in caso di nucleo familiare. Le badanti potranno essere regolarizzate anche da un famigliare non convivente. Sono previste pene severe per chi presenta false dichiarazioni: da 1 a sei anni di carcere.

24 luglio 2009

 

..............................

 

Anticrisi con fiducia, maFini frena. Il presidente della Camera blocca alcune modifiche inserite all’ultimominuto dal governo. E avverte: mai più così

Da Il Manifesto del 24 luglio 2009

Carlo Lania

ROMA Critica l’ennesimo ricorso alla fiducia, si schiera ancora una volta, la seconda in pochi giorni, con il Quirinale quando parla dell’eterogeneità di alcuni provvedimenti, ma soprattutto stoppa il tentativo del governo di rimettere mano al decreto anticrisi modificando pesantemente il testo uscito dalle commissioni. Una possibilità che fa insorgere le opposizioni e che spinge Gianfranco Fini a promettere che la presidenza vigilerà sul testo. E solo dopo aver avuto l’ok dagli uffici della Camera, che hanno passato al setaccio il provvedimento a caccia di norme diverse dal testo originario, Fini dà il via libera al maxiemendamento e al conseguente voto di fiducia. Non prima però, di aver avuto un faccia a faccia, anche dai toni ruvidi, con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti che invita a presentarsi in aula per spiegare i motivi per cui il governo vuole mettere mano al testo. Quello che Fini contesta non è il diritto dell’esecutivo a modificare il decreto, ma l’altalena che ha accompagnato fino all’ultimo l’esame del provvedimento. E’ «fonte di imbarazzo », spiega infatti, sopprimere norme che solo «due giorni fa sono state approvate in commissione con il parere favorevole del governo». Lo scenario ormai è quello conosciuto. Con il voto di fiducia richiesto nel pomeriggio dal ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito (è il 23esimo), il decreto anticrisi si avvia a essere approvato (oggi il voto di fiducia, martedì il voto finale) da Montecitorio per passare poi al Senato. Anche questa volta, come avviene ormai sempre più spesso, si tratta di un percorso parlamentare blindato e con l’impossibilità per le opposizioni intervenire sul testo in discussione. «Così non si può andare avanti», sbotta a un certo punto Antonello Soro. «Che senso ha - chiede a Fini il capogruppo del Pd - che il parlamento si assuma la responsabilità delle leggi che vara in questo modo? La Costituzione non si può variare con atti di forza e arroganza». Non si tratta di una domanda retorica. La decisione del governo di presentare un maxiemendamento e contemporaneamente di chiedere il voto di fiducia rischia infatti di far approvare all’aula un provvedimento del quale non se ne conosce parte dei contenuti. Una preoccupazione che il Pd esprime durante il dibattito in aulama che trova una sponda anche nel presidente della Camera, d’accordo che «il binomio maxiemendamento-voto di fiducia accentua le difficoltà dei rapporti tra governo e parlamento». Fini sa di camminare su un terreno scivoloso. L’estrema facilità con il cui il governo fa ricorso al voto di fiducia (tra l’altro anche questa già criticata in passato da Napolitano) rischia di mettere seriamente in discussione lo stesso lavoro delle Camere. Quindi convoca Tremonti per chiedergli chiarimenti sul perché il governo intenda modificare il testo e soprattutto come. Stando infatti ad alcune indiscrezioni, il maxiemendamento conterrebbe numerose modifiche rispetto al testo originario, e non solo formali. Poi affida il maxiemedamento ai tecnici di Montecitorio perché facciano una comparazione con il provvedimento approvato dalle commissioni. Il risultato finale è il via libera al testo, con però due norme in meno: quelle sulle reti di energia e quelle sugli studi di settore. In futuro, avverte però Fini, sarà necessario «avviare una riflessione di carattere generale sulla prassi di conversione del decreti legge e sulla successiva apposizione della questione di fiducia». Dall’opposizione giudizi negativi su tutto l'impianto del decreto. «Non serve, è pessimo e, mentre Berlusconi fa l’ottimista. i dati Isae dicono che il Pil 2009 è al -5,3% e che sono stati persi 300 mila posti di lavoro», attacca la vicecapogruppo dei deputati Pd Marina Sereni, che definisce anche «l’ennesimo schiaffo al parlamento» la decisione di ricorrere al voto di fiducia. Per Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori, invece, il decreto favorirebbe solo corruttori ed evasori. «Non ci sono soldi né per i precari né per le famiglie - spiega -. Gli unici a essere agevolati sono i corruttori e gli evasori fiscali che con l’introduzione dello scudo potranno regolarizzarsi sborsando somme esigue a danno dei cittadini onesti».

 
< Prec.   Pros. >

page counter