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Il processo contro la Eternit si farà PDF Stampa E-mail
giovedì 23 luglio 2009

Image Finalmente una notizia che aspettavamo da anni. Il processo alla Eternit si farà il prossimo 10 dicembre. Alla sbarra degli imputati ci saranno due dei maggiori esponenti di quell'azienda: il belga Jean Loui De Cartier De Marchienne e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny. I due poetnti signori dell’amianto rischiano 12 anni per il reato di disastro doloso e fino a 5 anni per la rimozione volontaria di cautele sulla sicurezza. Raffaele Guariniello, che ha coordinato la maxi-inchiesta ha così commentato: «E' stata scritta una pagina importante della tormentata storia dell'amianto in Italia e nel mondo»

Riportiamo di seguito alcuni articoli di stampa sull'argomento.

 

AMIANTO · Accolte le richieste del pm Guariniello: rinviati a giudizio i proprietari miliardari Il processo all’Eternit si farà Le vittime, in tutta Europa, alla fine potrebbero essere duecentomila

Da Il Manifesto del 23 luglio 2009

Mauro Ravarino

TORINO Quando il gup Cristina Palmesino legge l’ordinanza di rinvio a giudizio per i due imputati dell’inchiesta Eternit, un applauso e un abbraccio sciolgono tutta la tensione accumulata in questi mesi d’attesa. Dovremmo dire anni – almeno trenta – di aspettative, lotte, dolore e speranza per la gente di Casale Monferrato, che ha patito questa tragedia. Almeno 1400 i morti nella cittadina piemontese. A cui si aggiungono i casi di Cavagnolo nel torinese, Ruviera in Emilia e Bagnoli in Campania. Una lunga catena di morti e malati: sono 3mila in tutto quelli conteggiati nel capo d'accusa. Il processo ai vertici Eternit si farà e inizierà il 10 dicembre prossimo. Sul banco degli imputati ci sono il barone belga Jean Loui De Cartier De Marchienne e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, che dopo aver trafficato nella lavorazione della fibra cancerogena è stato rappresentante dell'Onu per lo sviluppo sostenibile. Non sono dirigenti di secondo piano, ma i più potenti signori dell’amianto a livello internazionale: accusati entrambi di disastro doloso (reato che prevede fino a 12 anni di reclusione) e rimozione volontaria di cautele (fino a 5 anni). Non solo avrebbero causato il «disastro», ma non avrebbero nemmeno svolto azioni per prevenirlo né per limitarlo. Il gup ha respinto tutte le obiezioni della difesa e ha accolto in toto le richieste della Procura di Torino, formulate al termine della maxi inchiesta coordinata dal pm, Raffaele Guariniello, che a caldo ha commentato: «E' stata scritta una pagina importante della tormentata storia dell'amianto in Italia e nel mondo».Un passo storico. Lo dicono un po’ tutti, perché da nessuna parte, neanche in Francia, si è riusciti a intraprendere un processo così importante per numero di casi trattati e per il ruolo dei dirigenti coinvolti, la testa di un sistema. Al pm torinese risponde l’avvocato Astolfo Di Amato, che guida il pool di difesa di Schmidheiny: «L'amianto – ha detto – fa parte della storia industriale e sociale, e in tribunale si giudicano gli uomini, non la storia. Il processo non va caricato di significati extra giuridici, come per esempio la responsabilità sociale degli imputati ». Quello del giudice Palmesino è stato un provvedimento lungo e dettagliato. Poteva essere – come spesso succede – un rinvio generico e sintetico, invece, si è rivelato il contrario. Il gup ha voluto sottolineare come i reati contestati (che partono dal 1952) non possano essere prescritti. Un’affermazione chiara: «Il disastro è ancora in atto». Scrive nel documento: «Il disastro si sta ancora manifestando, provocando nuove malattie, sia negli ex lavoratori, sia nei cittadini che vivono in prossimità degli ex stabilimenti Eternit, o nei luoghi in cui è in usomateriale derivato dalla lavorazione dell'amianto». Inoltre «il materiale derivante dalla lavorazione utilizzato per costruzione, pavimentazione e coibentazione è ancora attualmente in uso nei siti». Commosso, all’uscita del Tribunale, Bruno Pesce, leader del Comitato vertenza Amianto: «Dopo anni si restituisce dignità alle vittime. Sappiamo che gli scogli più grossi devono ancora arrivare, ma quella di oggi è una tappa importante ». La sua è una lunga lotta, iniziata sul finire degli anni Settanta e sempre accompagnata da una forte partecipazione sociale. Ieri, erano in 140 i casalesi in aula. Sono quelli che, con altre 550 fra persone fisiche ed enti territoriali, si sono costituiti parte civile. Tra loro c’è chi lavorava all’Eternit, chi ha contratto l’asbestosi, chi in quella fabbrica non ci ha mai messo piede, chi ha perso il padre, il marito, la moglie o il fratello. Tutti portavano un adesivo giallo con scritto «Strage Eternit: giustizia». Nei corridoi, dopo la notizia, sorrisi, lacrime e felicità. Finalmente vittime e parenti vedono aprirsi una porta di speranza. Troppe volte la loro ansia di giustizia è stata delusa. Escono dal Palagiustizia e commentano la decisione del gup con pochema significative parole: «Siamo felici ». Lo dice, per tutti, una donna con gli occhi lucidi. Qualcuno fa la «V» di vittoria, con l’indice e il medio della mano destra. Altri si sfogano: Pietro ha 63 anni e racconta di quando lavorava all'Eternit: «Scaricavamo l'amianto blu, il più pericoloso. Di trenta che erano con me, siamo sopravvissuti in due. E adesso quella gente là deve andare in galera». Amezzogiorno ritornano a Casale, la città della fabbrica del cancro, il maledetto mesotelioma. Ma anche la città che ha messo in atto la più grande bonifica (non certo per opera dell’azienda che i suoi rifiuti li ha lasciati lì dove stavano). Presto, in via Oggero dove sorgeva il grande stabilimento dovrebbe nascere un parco. Si chiamerà «Eternot». Un nome che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Sergio Bonetto è l’avvocato di parte civile. Insieme a Pesce, alla pasionaria Romana Blasotti Pavesi, a Nicola Pondrano (segretario della Camera del lavoro di Casale), è uno dei protagonisti di questa storia.Da anni difende le vittime. «Adesso inizia un processo storico, che potrebbe essere d’esempio per tanti altri. Auspichiamo sia partecipato. Vorremmo, infatti, coinvolgere gli avvocati dei paesi europei, perché quello dell’amianto è un problema che va oltre i confini». I numeri fanno spavento: nelle previsioni, nei prossimi decenni i morti nel vecchio continente potrebbero raggiungere cifra di duecentomila.

 

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AMIANTO Eternit, a giudizio i due imputati Guariniello: "Pagina importante" A dicembre saranno processati a Torino Stephan Schmidheiny e Jean Loui De Cartier De Marchienne. Sono accusati di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele per quasi 3.000 casi tra malati e morti

Da Repubblica.it

TORINO - Con un applauso di 140 cittadini di Casale Monferrato si è chiusa l'udienza preliminare dell'inchiesta sui quasi tremila casi tra malati e morti d'amianto alla Eternit Italia. Il gup Cristina Palmesino ha rinviato a giudizio per disastro doloso e rimozione volontaria di cautele il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Loui De Cartier De Marchienne. Il processo si aprirà a Torino il 10 dicembre. L'udienza preliminare, nata da un'inchiesta della procura di Torino, riguarda i casi di esposizione all'amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani dell'Eternit (Casale Monferrato, Cavagnolo nel Torinese, Ruviera in Emilia e Bagnoli in Campania). Il processo sarà il più grande, per numero di casi trattati e per il ruolo dei dirigenti coinvolti, mai celebrato per questioni legate all'amianto. "Oggi è stata scritta una pagina importante nella tormentata storia dell'amianto in Piemonte, in Italia e credo in tutto il mondo". Questo il primo commento del procuratore Raffaele Guariniello all'uscita dall'aula. "C'è stato un esame approfondito da parte del gup - ha proseguito Guariniello - di tutte le questioni poste: il giudice ha ritenuto fondata la nostra impostazione tanto che ha respinto tutte le eccezioni della difesa". "Questa vicenda rimarca che in materia di sicurezza sul lavoro - ha concluso il magistrato - il ruolo della magistratura è fondamentale e serve che diventi ancora più incisivo". "Non è una sentenza ma un decreto che dispone il giudizio", ha detto Cesare Zaccone, uno dei legali della difesa, parlando di una "decisione attesa". "Dovremo riformulare le nostre eccezioni e le nostre ragioni", ha aggiunto l'avvocato.

 
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