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PALAZZINARI: firmato da palazzo Chigi il decreto che sblocca i finanziamenti per l’edilizia popolare PDF Stampa E-mail
mercoledì 22 luglio 2009

Matteoli: «Centomila alloggi in cinque anni». Ma il provvedimento non piace agli inquilini. Intanto le Regioni si preparano a ultimare i piani che consentono l’ampliamento delle volumetrie

Da Il Manifesto del 22 luglio 2009

EDILIZIA · Stanziati 550 milioni di euro in 5 anni. Sono gli stessi di Prodi Il governo restituisce i soldi, via libera al piano casa

Carlo Lania

 ROMA

Centomila nuovi alloggi in cinque anni e 550 milioni di euro (200 dei quali subito) stanziati nello stesso periodo. Sul piano casa la spuntano le Regioni che dopo mesi di stallo da parte del governo alla fine sono riuscite a riconquistare i soldi necessari almeno a rimettere in modo l’edilizia popolare grazie a un decreto varato ieri da palazzo Chigi. Non molti soldi, visto che i 550 milioni annunciati ieri dal ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli non sono altro che gli stessi già stanziati nel 2006 dal governo Prodi e cancellati dall’attuale esecutivo con la finanziaria del 2008. Ma comunque si tratta pur sempre di un piccolo passo in avanti che permetterà di realizzare nei prossimi anni case popolari per le fasce più deboli della popolazione. Il decreto di ieri, va detto subito, non ha niente a che fare con il faraonico piano di rilancio dell’edilizia annunciato da Berlusconi la scorsa primavera, e con il quale consentiva ampliamenti di volumetria fino al 20% o al 35% nel caso di abbattimenti e ricostruzioni con tecniche di bioedilizia. Ristrutturazioni e ampliamenti restano possibili ma sono confluiti nei vari piani che le singole Regioni stanno finendo di mettere a punto proprio in questi giorni. Amancare ancora è invece proprio la parte spettante al governo, vale a dire un decreto che provveda alla semplificazione delle procedure burocratiche e che resta ancora chiuso in cassetto. Tramontata infatti l’enfasi iniziale, è bastato poco a a palazzo Chigi per dimenticare gli impegni assunti con le Regioni. Un punto questo che ieri, non a caso, il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani pur approvando il provvedimento ha voluto comunque sottolineare. «Il decreto rappresenta un fatto positivo », ha detto infatti ricordando però come le risorse stanziate siano ancora insufficienti. «Bisogna evitare di continuare a fare confusione - ha poi aggiunto -: tutto ciò non c’entra nulla con il piano per il rilancio dell’edilizia conseguente all’accordo Stato-Regioni del 1 aprile 2009». Il piano casa. Sono previsti interventi diversificati a seconda delle categorie interessate, con disponibilità di finanziamenti sia pubblici che privati, incentivi e agevolazioni fiscali, Le case che verranno realizzate (il governo parla di centomila nuovi alloggi), saranno destinate sia in proprietà come prima casa, sia in locazione a canone sostenibile e a canone sociale. Potranno farne richiesta nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni sociali svantaggiate, studenti fuori sede, sfrattati, immigrati regolari a basso reddito residenti in Italia da almeno 10 anni o da 5 nella stessa Regione. Il piano di Berlusconi. Non se ne parla più, e nessun sembra dispiacersene più di tanto. In realtà sono state proprio le Regioni a fermarlo sul nascere intuendone i rischi che ne sarebbero derivati pe rl’ambiente (e non solo), ma anche ricordando al premier come la materia rientri tra quelle di competenza delle Regioni e non dello Stato. E il 1 aprile scorso si è arrivati alla firma di un Accordo che demanda alla Regioni il compito di realizare entro 90 giorni un piano casa contenente le indicazioni per l’ampliamto delle volumetrie. A parte le cinque a statuto speciale, fino a ieri erano una decina che hanno preparato il piano. Viceversa nulla si è mosso dalle parti di palazzo Chigi. In questi mesi le Regioni hanno continuato a sollecitare il decreto di semplificazione delle procedere senza però ricevere risposta. In particolare i governatori hanno chiesto che si approfittasse dell’occasione per fare piccoli passi avanti sulla prevenzione, prevedendo detrazioni di imposta per chi mette in sicurezza la propria abitazione dal punto di vista sismico, ma anche finzanziando maggiori controlli. Proposta che però ha incontrato i dubbi del ministero dell’Ecomina, preoccupato dal minor gettito che ne sarebbe derivato. Quindi tutto è rimasto fermo, in attesa magari di qualche nuovo annuncio da parte del premier. Il decreto firmato ieri dal governo è stato accolto con soddisfazione dalle associazioni dei costruttori, ma ha raccolto anche le critiche di inquilini, ambientalisti e opposione. «E’ il solito gioco delle tre carte», ha detto il capogruppo del Pd in commissione Ambiente, Roberto Della Seta. «Dopo gli annunci altosonanti di qualche mese fa - ha proseguito - il piano-casa arriva alla meta senza un euro aggiuntivo per costruire case popolari per i ceti meno abbienti».

 
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