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Terremoto,il sindaco de l'Aquila protesta contro le tasse ai residenti PDF Stampa E-mail
domenica 19 luglio 2009

Da L'Unità on line

Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, non indosserà più la fascia tricolore per protesta contro la normativa fiscale che impone ai residenti nei Comuni del cratere sismico la restituzione al 100% a partire dal prossimo gennaio delle tasse sospese dopo il terremoto. «Se devono lasciarci in questa situazione - ha detto Cialente - non indosserò più la fascia tricolore da sindaco. Con questa situazione fiscale l'economia aquilana non può ripartire». Il primo cittadino ha invitato a lanciare un messaggio netto: «Nel momento in cui il Paese, rappresentato dal Governo, decide che L'Aquila è tornata in una situazione di normalità e, quindi, può pagare tranquillamente le tasse, c'è bisogno di un segnale importante». Cialente si è detto pronto anche a restituire la fascia al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «La riprenderò - ha dichiarato - solo quando vedrò che questo Paese ci è vicino». Il sindaco critica anche la scelta di non destinare i proventi dello scudo fiscale alle aree terremotate. Lunedì prossimo la Commissione congiunta di finanze e bilancio discuterà gli emendamenti presentati in Parlamento per modificare i parametri di restituzione degli oneri fiscali non versati. «Allo stato attuale - ha sostenuto il deputato Giovanni Lolli (Pd) - gli aquilani devono restituire il 100% delle tasse e degli oneri previdenziali in 24 rate a partire da gennaio. Ciò vuol dire che fra sei mesi i cittadini, oltre a tornare a pagare i mutui, dovranno versare tasse e oneri, con una maggiorazione di 23 milioni di euro al mese per gli arretrati, per un totale di 513 milioni di euro in più in due anni. È una zona franca al contrario». Gli emendamenti presentati da Pd, Mpa, Udc e Idv chiedono invece un'ulteriore sospensione di sei mesi dei versamenti fiscali e una restituzione forfettizzata al 40% dopo dieci anni, con un regime simile a quello utilizzato per il terremoto in Umbria e nelle Marche.

 

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TERREMOTO · Cialente infuriato per la restituzione delle tasse sospese Il sindaco a Napolitano: «Riconsegno la mia fascia»

Da Il Manifesto del 19 luglio 2009

Eleonora Martini

«Se devo essere lasciato in queste condizioni, dismetterò la fascia tricolore di sindaco e la restituirò al capo dello Stato, GiorgioNapolitano ». È «un appello estremo» quello lanciato ieri dal primo cittadino de L’Aquila, Massimo Cialente, contro la normafiscale che il governo ha introdotto nel decreto anticrisi e che, se verrà convertita in legge dal Parlamento che la sta esaminando in questi giorni, caricherà le popolazioni terremotate di un ulteriore esiziale fardello: la restituzione a partire da gennaio prossimo del 100% delle imposte sospese dal 6 aprile 2009. Si tratta di 23 milioni di euro al mese: una catastrofe, per una città che è quasi completamente ferma al day after. «Non posso fare altrimenti: non presenzierò più ad alcuna cerimonia pubblica – annuncia il sindaco terremotato –. Chiederò al Presidente della Repubblica di ricevermima se lui non potrà farlo lascerò comunque la mia fascia da sindaco ai corazzieri».Una mattina particolare, quella di ieri, per Cialente: poco prima di lanciare il suo «grido di dolore» per la sua città, il sindaco si schiera anche politicamente nel dibattito precongressuale del Pd e annuncia il proprio sostegno a Pierluigi Bersani nella corsa alla guida del partito. Il candidatonumero due ringrazia e promette: «Non vi lasceremo soli». Anche se il candidato numero uno ha già preso appuntamento per il 25 all’Aquila. Come a dire: il terremoto non è una questione di mozioni. È in conferenza stampa con il deputato democratico Giovanni Lolli - dall’auditorium Carispaq di via Strinella 88 - che Cialente scaglia la sua accusa contro il governo: «Qualcuno si è permesso anche di prenderci in giro», si accalora il sindaco riferendosi alla visita di Berlusconi nel capoluogo abruzzese di tre giorni fa, quando il Cavaliere, subito dopo ilG8, rassicurò gli aquilani che non avrebbero dovuto restituire alcuna tassa nei prossimi mesi. «Ma io continuo a ribadire che ci sentiamo abbandonati, che siamo abbandonati – incalza Cialente –. Dopo la meravigliosa solidarietà del sistema Italia, ora il Paese, ed il Parlamento che lo rappresenta, ci dice che siamo tornati alla normalità e che dobbiamo restituire le tasse. Nulla di più falso: qui siamo ancora fermi al 7-8 aprile mattina». E ancora: «Non possiamo farcela a pagare queste tasse da gennaio: è come prelevare sangue da una persona anemica. Qui ci sono commercianti, artigiani, piccole imprese che non hanno un postomateriale dove lavorare, figuriamoci se possono restituire un miliardo di euro in due anni». È annoverata tra le norme di copertura del decreto anticrisi, quella che stabilisce la restituzione a partire da gennaio 2010 di tutti gli oneri previdenziali sospesi nei comuni del cratere dal giorno del sisma. Il cosiddetto Tremonti Ter è in via di conversione in legge alla Camera dove è attualmente all’analisi delle commissioni riunite Bilancio e Finanza. Martedì, però, molto probabilmente approderà in Aula insieme ad un maxiemendamento governativo, e sul testo l’esecutivo sembra orientato a porre la fiducia. «È uno scandalo, un’ingiustizia, una presa per i fondelli, e si sta mettendo a rischio la nostra stessa sopravvivenza – attacca Giovanni Lolli – il governo conta di far pagare ai terremotati abruzzesi una parte della crisi economica italiana, incassando 513 milioni di euro dalle loro tasche ». Non era mai successo prima, fa notare il parlamentare aquilano: «In Umbria, nelle Marche e in Molise le tasse vennero sospese per un anno e mezzo. E solo da quest’anno, dodici anni dopo, i cittadini hanno cominciato a restituirle. Rimborseranno lo Stato del 40% del non pagato, in 120 rate. Perché per noi una tale disparità di trattamento? La sospensione delle tasse è stata di soli seimesi e dovremo restituirne il 100%, da subito, e in soli 24 mesi». Bugie anche sul cosiddetto scudo fiscale che, secondo «quanto ci promettono da due mesi, sarebbe servito a racimolare più soldi per i terremotati », mentre invece «un emendamento depositato due giorni fa destina quei soldi a copertura del decreto anticrisi». Per non parlare poi delle tanto attese ordinanze di Guido Bertolaso con le quali, prometteva Berlusconi, si sarebbe corretto il decreto Abruzzo: «L’ordinanza emessa qualche giorno fa sulla ricostruzione di abitazioni di tipo E, quelle gravemente inagibili, – conclude Lolli – ricalca esattamente il decreto governativo: rimborsati solo i proprietari residenti». Giovanni Lolli, appoggiato da tutto il gruppo del Pd, ha presentato due emendamenti per «allungare di altri sei mesi, fino a giugno, l’esenzione dalle tasse», e per «programmare la restituzione esattamente come è avvenuto inUmbria: il 40%, tra dieci anni, e in 120 rate». Emendamenti simili sono stati presentati anche dall’Udc (per Casini «il grido di dolore del sindaco non può cadere nel vuoto»), dall’Idv, da Mpa e perfino uno a firma del deputato-cantautore Marcello De Angelis. «Solo il mio presidente di Regione, Gianni Chiodi, non ha detto una parola», fa notare il deputato Pd. «Abbiamo dimostrato durante il G8 una compostezza unica – ricorda, furioso, Cialente – proprio mentre il governo ci preparava questo tranello. Ora basta! Invito tutti gli aquilani amobilitarsi, altrimenti la città sarà destinata a morire».

 
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