Home arrow rassegna stampa arrow CGIL a Chianciano: Tremonti va liscio
CGIL a Chianciano: Tremonti va liscio PDF Stampa E-mail
venerd́ 17 luglio 2009

Non c’è scontro tra il ministro ed Epifani all’assemblea nazionale di Chianciano. E nessuna idea per uscire dalla crisi

Da Il Manifesto del 17 luglio 2009

Francesco Piccioni

INVIATO A CHIANCIANO

Il grande scontro non c'è stato. Tra il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani l’incontro si è svolto con le movenze di un educato balletto. In cui Tremonti si è agevolmente mosso vestendo di volta in volta i panni del professore in cattedra (è già stato invitato alla scuola di partito del Pc cinese...)e di chi è «dentro le segrete cose» e può perciò far passare l'evidente deficit di governance globale della crisi da parte dei vari «G» per un work in progress che produce scelte comunque giuste. A partire dalla «centralità» della sua personale proposta di «global legal standard» per sostituire come regolazione fondamentale dell'economia mondiale il «gold standard» messo in mora da Richard Nixon nel 1971 (da cui è partita la valanga che ha annientato trent’anni di capitalismo in versione Keynes, in cui la politica dettava le regole al mercato). Se sull'analisi della crisi un «antimercatista» della prima ora poteva realisticamente contare su un minimo di comun sentire col sindacato storico, è risultata invece stupefacente la tranquillità con cui il gruppo dirigente della Cgil e – in parte – la platea hanno subìto la paciosa rivendicazione da parte del ministro di tutte le scelte fatte in materia di politica economica e sociale. Compresa l'elevazione dell'età pensionabile delle donne che lavorano nell'amministrazione pubblica, soltanto ierimattina definita «inaccettabile». L'unica concessione tremontiana è stata la promessa - a costo davvero basso – di allungare il periodo dell'indennità di disoccupazione da otto a dodici mesi, come chiesto da Epifani per far fronte alle decina di migliaia di lavoratori licenziati che a settembre si ritroveranno senza più reddito. E magari anche il prolungamento dei periodi di cassa integrazione ordinaria. La difficoltà che pervade la Cgil in questo momento è apparsa chiara, è soprattutto culturale, di prospettiva di medio periodo. Tutto l'insieme di proposte che Epifani, anche nella relazione introduttiva, aveva messo insieme (nuova politica dei redditi, detassazione delle buste paga di dipendenti e pensionati, rimodulazione degli ammortizzatori sociali, ecc) alla fin fine veniva sintetizzata in «il governo poteva fare qualcosa di più» per contrastare la crisi o quantomeno «far trovare un paese meno debole» quando la crisi, sperabilmente, terminerà. Tremonti ha annullato senza troppi giri di parole questa critica, riparandosi dietro il bene fondamentale dell'equilibrio dei conti pubblici, specie per un paese che ha il terzo debito pubblico mondiale. Nemmeno il fatto che altri paesi abbiano speso assai di più nel contrasto alla crisi è stato accettato: «Al netto degli interventi per il salvataggio delle banche, che qui non abbiamo avuto bisogno di fare, gli altri non hanno fatto di più in difesa dell'economia reale». Tremonti si è così potuto permettere di cercare apertamente l'applauso, che è arrivato solo alla fine, quando ha garantito che «dopo tanti sforzi, si tratta forse di fare l'ultimo miglio: cerchiamo di farlo insieme ». Per ironia certamente involontaria, subito dopo è partita la musica, con Vasco Rossi a cantare «domani è un altro giorno, si vedrà». Neimomenti di difficoltà emergono segnali che ne danno anche la misura, scoprendo le ferite più fastidiose. Nella mattinata questo segnale lo aveva portato Fausto Durante, membro della segreteria nazionale Fiom e orgoglioso da sempre delle sue convinzioni «riformiste », che critica seccamente la relazione di Guglielmo Epifani proprio sul punto fondante della contrattazione, quindi sulle relazioni con Cisl e Uil. «Non si può venire a dire che ci deve essere unità sulle regole e poi, alla prima occasione pratica, boicottare persino la discussione sulla piattaforma rivendicativa». Con un'avvertenza: «Una cosa è discutere della crisi sui giornali o nei convegni, altra è farlo nelle fabbriche, con la gente che viene messa fuori ogni giorno». Specie quando – come sta accadendo in quelle metalmeccaniche – i lavoratori «scoprono che la piattaforma di Fim e Uilm potrà essere votata soltanto dai loro iscritti». In un sistema come quello italiano, dove un contratto ha poi validità universale, è un insulto che provoca reazioni e tensioni «che – se non governate – possono prendere strade pericolose ». Gli interventi successivi di Luigi Bersani, Fausto Bertinotti, Luigi Spaventa, non hanno raccolto questo allarme. Bersani ha parlato da candidato segretario del Pd, sfiorando i problemi del mondo del lavoro soltanto stigmatizzando il «meccanismo di impoverimento dei redditi bassi, che moltiplica le diseguaglianze tra le persone e i territori»; o, più lateralmente, il «reticolo di sistemi relazionali corporativi che bloccano la mobilità sociale». Bertinotti ha riscoperto l'importanza della «variabile indipendente », stavolta indicata nell'occupazione, fino a invocare un nuovo «piano del lavoro ». Sullo sfondo «la casa di tutti», quelli che vogliono cambiare qualcosa nella società. L'anima social-liberista sopravviveva con Spaventa, che invitava a fare molta attenzione a «quello che si butta», perché «negli ultimi trent’anni è stato raddoppiato il Pil pro capite a livello globale». Ma di proposte per trovare una via d'uscita dalla crisi, per ora, non si vede traccia.

 
< Prec.   Pros. >

page counter