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Una firma obtorto Colle - Il testo della lettera del Presidente PDF Stampa E-mail
giovedý 16 luglio 2009

RETROSCENA Minimizzare, ma nel governo è sindrome del commissariamento Il Quirinale avverte Maroni, che rassicura sul regolamento per le ronde "Rotta la tregua, ma la legge resta" Il Cavaliere e il gelo con il Colle

di LIANA MILELLA

Da Repubblica.it

ROMA - "Vedremo". "Forse". "Se proprio dovesse essere necessario". È già sera. Il presidente del Senato Renato Schifani ha appena inviato la lettera di Napolitano ai capigruppo, le sei cartelle cominciano a circolare. E parte la demolizione. Il fastidio verso il Quirinale, covato per un intero pomeriggio, deborda inevitabile nel centrodestra. Tenere conto dell'invito del presidente e rifare il ddl sulla sicurezza? Neanche a parlarne. Berlusconi è tranchant: "Se lo scordi, il testo resta quello che è". Nessuna nuova legge, al massimo il ministro dell'Interno Roberto Maroni cercherà di tenere buono il presidente con il regolamento sulle ronde. Gliel'ha detto subito, di buon mattino, quando il capo dello Stato lo ha chiamato per prepararlo alla missiva. "Le ho inviato una lettera in cui esprimo le mie perplessità e le mie preoccupazioni su questa legge... che comunque ho firmato" dice Napolitano. E Maroni gli risponde: "Sì, stia tranquillo, quel testo sulle ronde è già pronto, lo mando in Parlamento la prossima settimana. E poi c'è la sanatoria già avviata per le badanti". Ma Bobo si frega le mani per la firma sotto la legge pronto a vendersela con il popolo della Padania come un grande successo della Lega. Questo dicono i suoi, i Bricolo, i Cota, "d'ora in poi i cittadini si sentiranno più sicuri". L'ordine di scuderia nell'entourage del Cavaliere è "minimizzare". Ecco il Guardasigilli Angelino Alfano che lo fa ufficialmente: "Se dovesse essere necessario valuteremo eventuali modifiche". Niccolò Ghedini, l'uomo ombra per la giustizia di Berlusconi, conferma: "Vedremo se singoli rilievi porteranno a dei cambiamenti". E arriva il commento di chi ha parlato con il Cavaliere e ne riferisce il pensiero: "Certo che quest'uscita se la poteva proprio risparmiare". Fastidio e irritazione profondi, mascherati all'esterno all'insegna dell'understatement. Dice il premier ai suoi: "Me l'aspettavo. Lui annuncia la tregua per il G8 e poi la rompe. Cerca in tutti i modi di condizionare la nostra azione politica. Lo ha già fatto con le intercettazioni. Ma noi andremo avanti lo stesso. Intanto un provvedimento come questo, fortemente voluto dalla gente che non ne più degli immigrati e della mancanza di sicurezza, è comunque diventato legge". A palazzo Chigi, ormai da giorni, non si fa che chiosare sulla sindrome del commissariamento, sugli interventi continui che fanno ombra o addirittura stoppano l'azione del governo. Berlusconi non ha mandato giù l'intervento di Napolitano "a gamba tesa" sul ddl intercettazioni, che ne ha determinato il rinvio. "Avremmo potuto approvarlo a fine mese, siamo stati costretti per colpa sua a rimandarlo a settembre. Ma state certi che a quel punto lo voteremo". Con modifiche? "Lo stretto necessario". E che dire della convocazione del governatore Mario Draghi sul Colle giusto alla vigilia della manovra economica? È stata giudicata come un'insopportabile ingerenza. E la scelta del giorno in cui rendere pubblica la lettera sulla sicurezza? A palazzo Chigi ne calcolano il timing: Napolitano aveva tempo fino al 30 luglio. Ha scelto d'intervenire giusto nel giorno in cui alla Camera si discuteva del contestano condono fiscale e del nuovo colpo di spugna sul falso in bilancio. L'effetto? Di fatto costringere il governo a fare marcia indietro. Napolitano ha curato forma e sostanza. Nove punti critici, "dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità" che non potevano lasciarlo "indifferente". Telefonate per annunciare il passo. L'assicurazione che, dal Quirinale, il testo non sarebbe uscito. Ma la reazione ai suoi scrupoli è una staffilata: "Un presidente che chiosa tecnicamente e politicamente le leggi non s'era mai visto. O la legge non va e la boccia, o va e la promulga. Non c'è via di mezzo". È l'ex presidente del Senato Marcello Pera, silente da tempo, a dar voce al mugugno: "La promulgazione con dubbi e commenti non esiste". L'ultima staffilata suona così: "Ormai Napolitano è ostaggio di Di Pietro e del Pd, ma sappia che tanto la gente continua a votare per noi".

(16 luglio 2009)

 

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Napolitano promulga la legge sulla sicurezza. Ma poi scrive una lettera al governo in cui la fa a pezzi. «È incoerente e irragionevole, suscita perplessità e preoccupazioni». Berlusconi incassa: «Sono soddisfatto. Ne terremo conto» Una firma obtorto Colle

Da Il Manifesto del 16 luglio 2009

Carlo Lania

ROMA Non gli piace però firma, finendo così per aiutare il governo e, prima ancora, Silvio Berlusconi. Tredici giorni dopo l’approvazione definitiva da parte del Senato, anche dal Quirinale arriva il via libera alle nuove norme sulla sicurezza che, tra l’altro, introducono per la prima volta il nuovo reato di clandestinità. Una decisione che non deve essere stata semplice per Giorgio Napolitano, che infatti decide di accompagnare la promulgazione della nuova legge che una lettera al governo e ai presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani in cui esprime tutte le sue «preoccupazioni e perplessità» in merito alle nuove norme. A partire proprio dal reato di clandestinità e dall’istituzione delle ronde (per le quali sollecita la definizione di limiti e compiti) passando per la legalizzazione dello spray al peperoncino («rischia di favorire i delinquenti», avverte), per finire con l’esprimere i dubbi sulle espulsioni per gli immigrati clandestini. Misure troppo «eterogenee», contenute in un provvedimento che Napolitano non esita a definire «estemporaneo » al punto che «il nostro ordinamento giuridico risulta seriamente incrinato da norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non rispondenti ai criteri di stabilità e certezza della legislazione ». Una bocciatura netta che però non impedisce al capo dello Stato di firmare. E questo anche se si tratta di una decisone «travagliata», ma inevitabile come gli emissari del Colle avevano capire alle opposizioni alla vigilia. «Mancano i principi di palese incostituzionalità », avevano spiegato. Da qui la decisione di dare il via libera, nella speranza che adesso il governo e parlamento possano mettere rimedio ai punti più criticati.Un modo potrebbe essere l’emanazione del decreto attuativo sulle ronde, che il ministro degli InterniMaroni dice di aver già pronto sul tavolo, ma anche il provvedimento che dovrebbe portare a una parziale regolarizzazione di colf e badanti e che potrebbe, nei fatti, accogliere anche nuovomodifiche. Fino a auspicare una vera e propria modifica legislativa che porti alla cancellazione del reato di clandestinità. «Valuteremo i suggerimenti del Quirinale», fa sapere prontamente Palazzo Chigi in festa per il via libera al provvedimento cavallo di battaglia della lega. Una risposata dovuta, che dice tutto senza promettere assolutamente nulla. Mai rilievi delQuirinale restano tutti, e sono pesanti. Napolitano sottolinea come le nuove norme siano troppe rispetto al disegno di legge originario, che dagli iniziali 20 articoli si è poi man mano allargato fino agli attuali 66. Ma il rammarico del Colle si avverte anche, e forse soprattutto per un altro motivo. Quando, nella sua lettera indirizzata anche ai ministri degli Interni e della Giustizia, Napolitano ricorda come nei mesi passati «si era convenuto», di stralciare dal testo alcune delle norme più contestate proprio perché ritenute non urgenti né necessarie. Come, ad esempio, proprio le ronde tanto care al ministro Maroni,ma da sempre viste con sospetto e preoccupazione dal Quirinale. Al punto da sollecitarne l’individuazione dei compiti che dovranno svolgere. «Da ciò - scrive infatti Napolitano - dipenderà la riduzione al minimo di allarmi e tensioni nell’applicazione della norma in questione ». Altro punto è l’introduzione del reato di clandestinità, sul quale il Quirinale invita a «una rinnovata riflessione » temendone gli effetti indiscriminati anche per chi, come colf e badanti, pur senza permesso di soggiorno vive e lavora onestamente in Italia. «Esso punisce non il solo ingresso - scrive infatti Napolitano - ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma è perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato almomento dell’entrata in vigore della legge». Ma a dispetto della stessa propaganda leghista, dal Colle si rileva anche una contraddizione contenuta dalle nuove norme anti-immigrati imposte proprie dal Carroccio: le nuove misure sulle espulsioni, scrive infatti Napolitano, avranno un effetto «contraddittorio e paradossale», quello di «non rendere più punibile, o al più punibile solo con un’ammenda, la condotta del cittadino extracomunitario che fa rientro in Italia pur dopo essere stato materialmente espulso. Mentre fino a oggi, ricorda il Colle, simili casi erano puniti «con la reclusione da uno a cinque anni». Non manca, infine, anche un rilievo sulla legalizzazione, a scopo di autodifesa, degli spray al peperoncino. «Il rischio da scongiurare è che si favorisca la delinquenza di strada», visto che anche un piccolo criminale potrebbe dotarsene. E non solo. Napolitano ricorda anche come lo spray possa essere adottato dalle ronde, «indebolendo » così quanto previsto dalla legge, che le vorrebbe formate da «cittadini non armati».

 

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IL TESTO DELLA LETTERA DEL PRESIDENTE NAPOLITANO

«Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi e intervenire sull'indirizzo politico e sui contenuti essenziali di questa come di ogni legge approvata dal parlamento: essi appartengono alla responsabilità esclusiva del governo e della maggioranza parlamentare. Il presidente della Repubblica non può invece restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti specie sul piano giuridico. Di quì le preoccupazioni e sollecitazioni contenute nella mia presente lettera e rivolte all'attenzione di questo governo nello stesso spirito in cui mi sono rivolto - dinanzi a distorsioni nel modo di legiferare, ad esempio in materia di bilancio dello Stato - al precedente governo e nello stesso spirito in cui auspico ne tengano conto tutte le forze politiche che si candidino a governare il paese». Così si conclude la lettera di cinque pagine che il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al premier Silvio Berlusconi, ai ministri Maroni e Alfano e ai presidenti delle Camere. Il presidente della Repubblica precisa nella sua missiva: «ho ritenuto di non poter sospendere in modo particolare la entrata in vigore di norme - ampiamente condivise in sede parlamentare - che rafforzano il contrasto alle varie forme di criminalità organizzata sia intervenendo sul trattamento penitenziario da riservare ai detenuti più pericolosi sia introducendo più efficaci controlli e sanzioni per le condotte di infiltrazioni mafiose nelle istituzioni e nella economia legale. Non posso tuttavia fare a meno di porre alla vostra attenzione perplessità e preoccupazioni che, per diverse ragioni, la lettura del testo ha in me suscitato». Napolitano ricorda che questo provvedimento trae origine dal disegno di legge presentato dal governo in Senato il 3 giugno 2008. Il Capo dello Stato sottolinea che «dal carattere così generale e onnicomprensivo della nozione di sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogeneità e la estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo». Il Capo dello Stato invita a riflettere in particolare sulle disposizioni «che hanno introdotto il reato di immigrazione clandestina» nonchè sull'altra norma, quella concernente le ronde, che dà la possibilità ai sindaci di «avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini per segnalare alle forze di polizia anche locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale». Sul reato di clandestinità il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invita ad una «rinnovata riflessione che consenta di approfondire la loro coerenza con in principi dell'ordinamento e di superare - si legge a pagina 3 della lettera - futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi. Mi riferisco alle disposizioni che hanno introdotto il reato di immigrazione clandestina (Art. 1 commi 16 e 17). Esso punisce non il solo ingresso, ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma è perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento dell'entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse: allo Stato, esso apre la strada a effetti difficilmente prevedibili. In particolare, suscita in me forti perplessità la circostanza che la nuova ipotesi di trattenimento indebito non preveda la esimente della permanenza determinata da »giustificato motivo«. La Corte costituzionale (sentenze n. 5/2004 e n. 22/2007) ha sottolineanto il rilievo che la esimente può avere ai fini della »tenuta costituzionale« di disposizioni del genere di quella ora introdotta. L'attribuzione della contravvenzione di immigrazione clandestina alla commissione del giudice di pace non mi pare poi in linea con la natura conciliativa di questi e disegna nel contempo, per il reato in questione, un »sottosistema« sanzionatorio non coerente con i principi generali dell'ordinamento e meno garantistica di quello previsto per delitto di trattenimento abusivo sottoposti alla cognizione del Tribunale. Per il nuovo reato la pena inflitta non può essere condizionalmente sospesa o »patteggiata«, mentre la eventuale condanna non può essere appellata. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella missiva sottolinea ancora: «Le modifiche apportate dall'Art. 1 comma 22 let. m. in materia di espulsione del cittadino extracomunitario irregolare, determinano - a ragione di un difettoso coordinamento normativo - il contraddittorio e paradossale effetto di non rendere più punibile (o al più punibile solo con una ammenda) la condotta del cittadino extracomunitario che fa rientro in Italia pur dopo essere stato materialmente espulso. La condotta era precedetemente punita con la reclusione da 1 a 5 anni. L'art. 1 comma 11 introduce una fattispecie di tipo concessorio per l'acquisto della cittadinanza da parte dic hi è straniero e contrae matrimonio con chi è italiano. La norma non individua i criteri in base ai quali - fa notare Napolitano - la concessione è dato o negata e affida qualsiasi determinazione alla più ampia discrezionalità degli organi competenti». Nella lettera il Capo dello Stato scrive ancora in materia di ronde che «ai commi da 40 a 44 l'art. 3 stabilisce che i sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini per segnalare alle forze di polizia anche locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale. Essendo affidata non alla legge ma a un successivo decreto del ministro dell'Interno la determinazione degli »ambiti operativi« di tali disposizioni, appare urgente la definizione di detto decreto in termini di rigorosa aderenza ai limiti segnati in legge relativamente al carattere delle associazioni e al compito ad esse attribuito. Da ciò dipenderà la riduzione al minimo di allarmi e tensioni nell'applicazione della normativa in questione, anche sotto il profilo dell'aggravio che possa derivarne per gli uffici giudiziari. «Anche in rapporto alla innovazione sancita nei commi 40-44 dell'art. 3, va considerato il comma 32 dello stesso articolo secondo il quale - scrive sempre il Presidente Napolitano - spetterà al ministro dell'Interno stabilire »le caratteristiche tecniche degli strumenti di difesa«, con particolare riferimento alla nebulizzazione di un determinato principio attivo naturale, ovvero all'uso di uno spray al peperoncino. Il rischio da scongiurare è che si favorisca la delinquenza di strada o comunque si indebolisca la prescrizione che le associazioni, di cui al comma 40, debbano essere formate da »cittadini non armati«. Peraltro è da rilevarsi che, stando ai principi affermati dalla giurisprudenza, il porto dello spray potrebbe restare sempre vietato a norma dell'art. 4 della legge 110/1975».

 
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