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Via libera del Consiglio dei Ministri al Dpef PDF Stampa E-mail
mercoledý 15 luglio 2009

Da L'Unità on line

Il consiglio dei ministri ha approvato il Dpef. La riunione di governo è terminata da pochi minuti a Palazzo Chigi. Niente di nuovo sotto il sole secondo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi: «Non ci sono novità», spiega in conferenza stampa: «Andava bene prima e andrà bene anche di qui in avanti». E ha poi ha vantato i sondaggi in suo possesso: il 57% di consensi di cui gode il governo, anzi il 68% secondo i sondaggi del premier, «è il dato più alto per un governo occidentale in un momento di crisi». «Il bollettino delle entrate indica che le entrate tengono e la caduta rallenta», assicura Tremonti: «L'indebitamento programmatico strutturale corretto per il ciclo - ha aggiunto tremonti - quindi depurato dell'impatto della crisi e delle una tantum, è stimato al 3,1% nel 2009, al 2,8% nel 2010, al 2,5% nel 2011, e a scendere dal 2012. Senza tenere conto del ciclo, siamo intorno al 5% sul 2009-2010 e poi a scendere. Sono numeri - ha concluso tremonti - assolutamente compatibili con i nostri vincoli e con gli impegni europei. Un pò di indebitamento nel 2009 è stato fatto mettendo dentro pagamenti pregressi per mettere liquidità nel sistema». Il documento conferma le indiscrezioni della vigilia con un Pil 2009 a -5,2%, il deficit 2009 -5,3% che però se viene corretto per il ciclo cala al 3,1% (2,8 nel 2010 e 2,5% nel 2011) e di un debito al 115,3%. Ma indica possibili miglioramenti, calcolando in prospettiva un aumento del Pil dello 0,5% dal prossimo anno e del 2% per ciascuno anno del triennio 2011-2013. Mentre il deficit scenderebbe allo 2,9% nel 2012. Senza nascondere che «la crisi economica ha messo sotto pressione l'equilibrio dei conti pubblici», spiega il documento, «risulta essenziale ristabilire sin d'ora un percorso di risanamento solido e credibile per il dopocrisi» con l'ottica anche di «continua a dare stabilità e fiducia agli operatori economici e ai mercati finanziari». Difficile, in effetti, nascondere la crisi. Il tasso di disoccupazione «si collocherebbe all'8,8 per cento nel 2009. Il tasso di disoccupazione peggiorerebbe ancora lievemente nel 2010, per poi ridursi al 7,7 per cento nel 2013». Nel documento si ricorda che nel primo semestre 2009 si è registrato un aumento del ricorso alla cassa integrazione guadagni (+282,3% rispetto al primo semestre del 2008, con 373 milioni di ore complessivamente autorizzate (ma non effettivamente utilizzate) dall'inps. «Il sistema bancario nazionale necessita di ricapitalizzazione, ma le gravi crisi bancarie emerse in molti altri paesi non si sono verificate», si legge nel documento: «L'indebitamento delle famiglie - prosegue il dpef - è inferiore rispetto alla media dell'area dell'euro (60% del reddito disponibile contro 93% alla fine del 2008) e il settore immobiliare è meno vulnerabile. Nel 2008, la redditività (roe) dei principali gruppi bancari si è mantenuta positiva e superiore a quella registrata nei principali paesi dell'area, pur mostrando una riduzione di cinque punti percentuali rispetto al 2007 (da circa l'11% a circa il 6 per cento)». Ma un fattore di rischio per l'economia italiana «è costituito dalla possibile retroazione negativa dall'economia reale al sistema finanziario». «Negli ultimi mesi - rileva il documento - la qualità del credito si è lievemente deteriorata sia per le società non finanziarie sia per le famiglie consumatrici italiane: il rapporto tra sofferenze e credito concesso, pari rispettivamente al 3,6% e al 2,7% a maggio, pur contenuto in base storica, risulta in aumento da novembre». Il presidente Istat, Luigi Biggeri, commenta: «È il miglior Dpef che ho mai letto». Da via Nazionale fanno sapere che anche la Banca d'Italia condivide le strategie individuate dal Dpef, sviluppate in due tempi: la prima volta a fronteggiare la crisi e temperarne gli effetti e la seconda diretta a favorire lo sviluppo economico e il risanamento della finanza pubblica.

 15 luglio 2009

 

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Via libera del Cipe al Dpef 2010-2014 di Nicoletta Cottone

Da ilsole24ore.com

Semaforo verde del Consiglio dei ministri al Dpef 2010-2014. Il documento è stato approvato all'unanimità. Anche questa volta il Dpef , ha detto il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, «è stato approvato da tutti i ministri in pochi minuti», e questo «non per una mancanza di democrazia all'interno del Consiglio dei ministri», ma perché «il documento era stato approfondito precedentemente con tutti i ministri e i loro collaboratori». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha detto che «i numeri del Dpef sono compatibili con gli impegni europei» e che il bollettino delle entrate indica che «le entrate tengono e la caduta rallenta». Il Dpef, ha detto il ministro, individua tre obiettivi «la stabilità bilancio pubblico, un bene costituzionale fondamentale» e per il quale «abbiamo centrato il risultato, come diciamo noi e le istituzioni», «la coesione sociale, fondamentale per vita civile paese e economia e il credito, la liquidità alle imprese». Anche il dato sull'autoliquidazione, che, dice il ministro, «è il più importante indicatore di tenuta», è «andato molto bene, un po' meglio dell'anno scorso». Il Governo «intende agire - recita il Dpef nel primo capitolo di sintesi del documento - per trasformare l'attuale crisi in un'opportunità di sviluppo e di rilancio per l'economia italiana, e più in generale di progresso sociale per il Paese». Ripresa dal 2010. Il documento ipotizza una ripresa a partire dal 2010. «Negli ultimi due-tre mesi - viene sottolineato nel primo capitolo del Dpef - si sono ripetuti segnali non negativi, per l'economia mondiale e per quella italiana. Le tensioni sui mercati finanziari si sono gradualmente allentate. L'incertezza sulle prospettive economiche rimane legata, ma si sta evidenziando un'attenuazione delle spinte recessive. In varie sedi e forme si ipotizza la ripresa a partire dal 2010». Il documento, che prevede per quest'anno una contrazione del Pil del 5,2%, quantifica anche la ripresa con un Pil a +0,5% nel 2010 e al +2% per ciascuno degli anni 2011-2013. Riavvio degli investimenti privati nel prossimo triennio. Il Dpef stima un riavvio degli investimenti privati nel prossimi triennio: l'acquisto di macchinari crescerebbe in media di circa il 2,8% e le costruzioni dell'1,9 per cento. «Nel 2010 anche per effetto del provvedimento di incentivazione fiscale gli investimenti in macchinari e attrezzature tornerebbero a crescere - è scritto nel Dpef facendo riferimento alla disposizione contenuta nella manovra d'estate - Gli investimenti in costruzione risulterebbero in lieve contrazione. Nel triennio successivo, tenuto conto della ritrovata vivacità delle esportazioni e del commercio internazionali, gli investimenti in macchinari crescerebbero in media di circa il 2,8%; gli investimenti in costruzioni mostrerebbero una crescita più contenuta (+1,9%)». Impegno al pareggio di bilancio «non appena la ripresa sarà consolidata». Al centro del dibattito politico e delle preoccupazioni del governo i numeri dell'economia, dopo che la Banca d'Italia ha diffuso i dati sull'andamento del debito pubblico. Fronte sul quale è stato registrato un nuovo massimo storico a maggio: 1.752,188 miliardi di euro, in crescita di circa 4 miliardi rispetto al mese precedente e in notevole salita rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Nel primo capitolo del documento il Governo conferma nel Dpef «l'impegno» a portare i conti verso il pareggio di bilancio e per una costante riduzione del rapporto debito Pil «non appena la ripresa sarà consolidata». Nel documento non viene nascosto che «la crisi economica ha messo sotto pressione l'equilibrio dei conti pubblici», che «risulta essenziale ristabilire sin d'ora un percorso di risanamento solido e credibile per il dopocrisi» con l'ottica anche di «continua a dare stabilità e fiducia agli operatori economici e ai mercati finanziari». Gli stanziamenti contro la crisi. Il Dpef afferma che l'Italia ha stanziato contro la crisi, senza considerare gli interventi a favore del settore bancario, «risorse lorde pari a circa 27,3 miliardi per il quadriennio 2008-2011 (2,7 miliardi nel 2008, 11,4 nel 2009, 7,5 nel 2010 e 5,8 nel 2011), corrispondenti all'1,8 per cento del Pil». A questo si aggiungono 16 miliardi di finanziamenti alle infrastrutture. Le misure anti-crisi adottate a partire dal 2008 hanno avuto un impatto positivo di mezzo punto sul pil del 2009 e continueranno ad averlo anche nei prossimi anni (+0,4 e +0,3% nel 2010-2011). Il Dpef stima effetti positivi anche sull'occupazione con un effetto più pronunciato di 0,3% della crescita rispetto allo scenario di base nel prossimo biennio. Le misure adottate, indica il documento, hanno puntato ad «aumentare la fiducia tra gli operatori e ridurre l'incertezza, nonchè ad aumentare l'efficienza del sistema».

15 luglio 2009

 

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Pil a picco, - 5,2% nel 2009

C’è la crisi, paga il lavoro. Tremonti presenta il Dpef e stavolta ammette il crollo del Pil. Silenzio su pensioni e scudo fiscale, ma mancano le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. Non c’è nulla per i lavoratori dipendenti, mentre scade, per molti, l’indennità di disoccupazione

Da Il Manifesto del 15 luglio 2009

Francesco Piccioni

Non deve essere stato facile, per il ministro dell’economia Giulio Tremonti, dire che – secondo le sue stime – il Pil italiano calerà nel 2009 del 5,2%. Solo quindici giorni prima aveva usato parole di fuoco contro il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, «reo» di aver illustrato una previsione a -5%, prontamente corroborata dai dati di Confindustria. O forse, più cinicamente, ha fatto conto sull’italica diffidenza per le cifre e i numeri, nella speranza che quella sua sfuriata stile boomerang sia stata già dimenticata «dal popolino ». Comunque sia, questa presentata nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), è una stima anche peggiore di quelle allora contestate perché «diffondono sfiducia e incertezza, quando invece l’economia deve essere fiducia e certezza ». Ricevendo le parti sociali – sindacati e associazioni datoriali – si è però dimenticato di leggere quei numeri, secondo ai suoi interlocutori. Pesante anche il peggioramento del debito pubblico – 115% quest’anno, 118% il prossimo – ma tanto «ottimismo» per il futuro. La «ripresa ci sarà», anche se la previsione poverella (+0,5% nel 2010) risulta addirittura entusiastica a confronto di quelle internazionali. Sorprende, però, che i temi fondamentali all’ordine del giorno – aumento dell’età pensionabile per le donne che lavorano nella pubblica amministrazione e «scudo fiscale» – non siano stati nemmeno nominati durante l’incontro. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, è stato categorico. «Un incontro generico», lo ha definito, dove «le risposte non sono venute ». Ma almeno una cosa è chiara: «per il lavoro dipendente, dal fisco, non verrà nulla». Eppure, nelle dichiarazioni finali in conferenza stampa, tutti ne hanno parlato solo di questi due argomenti. Ementre Epifani, sulle pensioni, si è limitato a dire che il tema potrebbe essere trattato «solo all’interno di un «disegno organico e puntando alla flessibilità in uscita», come previsto dalla riforma Dini; per Raffaele Bonanni (suo omologo nella Cisl) una linea del Piave non esiste proprio: «spero che l’intervento sulle pensioni si limiti alle donne del pubblico impiego». Ma del resto anche lo scudo fiscale gli va bene, «a condizione che coloro che vengono scoperti vengano dichiarati ufficialmente evasori ». E pensare che persino la presidente di Confindustria, EmmaMarcegaglia, avverte che «la riforma delle pensioni è un tema delicato, va trattato con attenzione». Il pubblico impiego resta al centro dell’attacco governativo anche per un altro aspetto. «Nel Dpef non ci sono le risorse per i rinnovi contrattuali», denuncia Carlo Podda, segretario della Fp Cgil. «Nel documento non è previsto alcun incremento di spesa rispetto a quanto definito lo scorso anno», perciò «c’è soltanto l’indennità di vacanza contrattuale». Una impostazione in aperto contrasto con gli obiettivi dichiarati dal governo: «coesione sociale, tenuta dei conti pubblici e liquidità alle imprese ». Se non si fanno i contratti con oltre tre milioni di dipendenti, una parte della «coesione sociale» va a farsi benedire. Ma è quasi inutile cercare una corrispondenza tra dichiarazioni e fatti. In un’intervista televisiva Tremonti ha dipinto questo suo Dpef (l’ultimo, vista la riforma della legge finanziaria allo studio) come un’oasi meravigliosa nonostante la crisi globale: «le altre volte c’erano tagli e stangate; noi confermiamo quello che abbiamofatto l’anno scorso e che continueremo a fare anche nella crisi: quindi su pensioni, prestazioni e sicurezza non ci sono tagli». Evidentemente le donne debbono considerare un premio l’aumento di cinque anni dell’età lavorativa. Le uniche voci di dissenso sono venute dalla Cgil. Epifani, all'uscita, ha ricordato di aver «sollecitato il governo a stanziare risorse per i contratti pubblici», ma anche a «pensare di aumentare in via straordinaria la durata dell’indennità di disoccupazione». In molti casi, infatti, «il periodo di otto mesi è vicino alla scadenza». Settembre, anche da questo punto di vista, promette d’essere un mese più caldo di quelli propriamente estivi. Non è l’unico punto su cui al ministro dell’economia sono arrivate sollecitazioni. Il governo, secondo il segretario della Cgil, dovrebbe «alleggerire il peso del fisco sul lavoro dipendente ». E lo stesso ministro «potrebbe esercitare la sua fantasia per sostenere i consumi manovrando la leva del fisco». Come si diceva, non sono arrivate risposte. E quindi si rimane al livello delle cose solo sperate («fare di più a sostegno della domanda»), che avrebbero «evitato il crollo del Pil, da cui dipende anche il cattivo andamento del deficit». Ma questo governo non appare capace neppure di «allentare un po’ il patto di stabilità interno » o di «cambiare la social card con strumenti più efficaci». Omeno insultanti dell’elemosina.

 
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