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IL POPOLO DELL’HONDURAS NON E' SOLO PDF Stampa E-mail
mercoledì 15 luglio 2009

Image  Report della delegazione della Alianza Social Continental in Honduras - Tegucigalpa.

Domenica 12 luglio, durante la notte, all’arrivo dei primi membri della nostra delegazione di solidarietà come Alianza Social Continental (ASC), Enrique Daza della Segreteria della ASC e Victor Torres della Central Sindical de las AMericas (CSA), a Tegucigalpa regnava una calma tesa. Sui muri della città si leggono migliaia di scritte di condanna al colpo di stato, accuse al Cardinale cattolico golpista e dicendo “ci fanno paura perché noi facciamo paura a loro”.

I candidati indipendenti alla presidenza e vicepresidenza, Carlos H Reyes e Berta Caceres, che sono in prima fila nella resistenza, affermano che hanno sempre avuto fiducia nel fatto che il popolo honduregno potrà e saprà resistere. Lo stesso giorno, nel Parco Centrale, migliaia di manifestanti hanno messo in scena un nuovo atto di protesta, come lo hanno fatto in tutto il paese dal giorno del colpo di stato; sono già 15 giorni di resistenza nelle strade, una capacità di mobilitazione impressionante che ha neutralizzato l’azione delle forze militari contro le marce e le manifestazioni, ma non l’ostilità e la persecuzione contri i/le dirigenti.

Sabato 11, nella notte, sono stati assassinati Roger Ivan Bados, del Sindacato dei Lavoratori del settore Tessile e del Blocco Popolare, e Ramon Garcia, attivista dell’Unificazione Democratica. Quest’ultimo, “è stato fatto scendere da un autobus da sconosciuti”, alle 16.00 ora locale del sabato, nel settore di Callejones, dipartimento occidentale di Santa Barbara.

Ci sono pressioni da parte di alcuni settori imprenditoriali negli Stati Uniti, perché non vengano attuate sanzioni nei confronti del dittatore. L’Associazione Americana di Abbigliamento e Calzature, AAFA (sigla in inglese), si è unita ad altri sei gruppi commerciali statunitensi per inviare una lettera congiunta al presidente Barak Obama nella quale esprimono “come la sua amministrazione stia dirigendo la situazione politica in Honduras, sollecitandolo affinché faccia tutto il possibile per mantenere i legami commerciali e l’impegno economico tra Honduras e Stati Uniti.”

La dittatura controlla e limita sempre più la libertà di stampa. I giornalisti e i cameraman di Telesur, così come il gruppo di lavoro di Venezolana di Television, VTV, sono stati sequestrati dalle forze militari e esplusi dall’Honduras attraverso la frontiera con il Nicaragua, “essendo scortati da una delegazione dell’Organizzazione degli Stati Americani, OEA”.

Si è saputo anche che “Ufficiali della Migrazione, accompagnati da polizia armata e uomini incappucciati, hanno perlustrato vari alberghi per controllare la presenza dei giornalisti stranieri”. Davanti a questa situazione altri corrispondenti della stampa internazionale si sentono insicuri e hanno cominciato ad abbandonare il paese, motivo per cui si restringe sempre più il circo mediatico che sostiene la dittatura e rafforza l’idea che tutto stia andando bene.

Il Fronte Nazionale di Resistenza contro il colpo di stato ha inviato importanti dirigenti a Washington per fare pressione affinché il governo degli Stati Uniti assuma sanzioni economiche e politiche contro la dittatura. Da parte sua, il presidente Manuel Zelaya si sta incontrando con il Vice segretario di Stato per l’America Latina, Tom Shanon e ancora con Josè Miguel Insulza, Segretario generale dell’OEA.

Gli Stati Uniti stanno mantenendo l’ambasciatore a Tegucigalpa, così come gli aiuti o gli impegni militari o i flussi commerciali. La base statunitense di Palamarola con 600 effettivi continua a funzionare come se niente fosse, con fluide relazioni con l’esercito golpista. La settimana che sta iniziando è decisiva per la sorte della democrazia in Honduras. Si stanno preparando grandi mobilitazioni per il 16 e il 17, mentre nei paesi centroamericani, la popolazione si sta preparando per eventi di appoggio e di solidarietà.

Da un’intervista con dirigenti e membri del Consiglio Civico delle Organizzazioni popolari e Indigene dell’Honduras, COPINH, si deduce che ci sia il morale alto, basato sulla convinzione della giustizia della lotta. Inoltre, la congiuntura ha scoperto l’inganno nel quale si è tenuta la popolazione per anni messo in atto da parte dell’oligarchia honduregna. La delegazione della ASC reitera il suo impegno e la sua solidarietà con il popolo honduregno.

Quello che c’è in gioco non è solamente il futuro della democrazia in Honduras, ma la mobilitazione sociale e popolare che lotta contro il modello economico e cerca alternative per l’America. Oggi, in Guatemala, circolano minacce di un colpo di stato patrocinato da gruppi politici di destra. Domani potrebbe succedere in Paraguay, o in El Salvador.

ALIANZA SOCIAL CONTINENTAL Segreteria,

Tegucigalpa, 13 luglio 2009

 
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