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L'Ue contro l'Italia: "Eliminare le disparitÓ sull'etÓ pensionabile" PDF Stampa E-mail
venerdý 26 giugno 2009

 25 giugno 2009. La Commissione europea apre una nuova procedura d'infrazione contro l'Italia per non essersi adeguata alla sentenza della Corte di Giustizia Ue che prevede l'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico, in questo caso a 65 anni. Da Bruxelles arriverà un avviso formale di messa in mora nella quale si sottolinea come il sistema previdenziale pubblico italiano violi il principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne, mettendo in atto dunque una discriminazione basata sul sesso.Nuovi confronti - Il Commissario Ue agli affari sociali Vladimir Spidla parlerà di questo tema a Roma con il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi a margine di un incontro preparatorio del G8 sui temi sociali. La presa di posizione della Corte europea di giustizia ha suscitato la replica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: " Ci rifletteremo, ma in un momento di crisi ci sembra fuori tempo intervenire in questa direzione". Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha detto in proposito: "Sul tema sollevato dalla sentenza di condanna della Corte europea di giustizia è stata insediata tempo fa una commissione di studio che ha predisposto i materiali necessari a trovare le soluzioni più opportune. Come sempre dal Governo giungono serietà, competenza e risposte politiche. Il resto appartiene solo alle tristi fantasie di un'opposizione indecisa a tutto".Pd: "Affrontare cause della disparità" - "Un governo che si dichiara sempre attento alle questioni sostanziali e che vuole dimostrare la sua avversità per le questioni formali - ha detto Cesare Damiano responsabile lavoro del Pd - non può trattare il problema dell'innalzamento dell'età pensionistica delle donne come un argomento di pure equiparazione anagrafica con quella degli uomini, dimenticando la sostanza del problema: le donne entrano più tardi nel mercato del lavoro; svolgono a loro carico il lavoro di cura prima dei figli e poi degli anziani, sono costrette a carriere discontinue; arrivano raramente a raggiungere i requisiti per la pensione di anzianità, perché non totalizzano contributi sufficienti, hanno pensioni più basse di quelle degli uomini, dal momento che a parità di mansione hanno retribuzioni inferiori e, generalmente, fanno meno carriera, non dispongono di servizi sociali adeguati, come gli asili nido. Si tratta allora di affrontare prima il problema sostanziale, ovvero rimuovere le cause di disparità". Dello stesso avviso la senatrice Vittoria Franco, responsabile del Dipartimento Pari opportunità del Pd: "E' davvero strano e iniquo che il primo provvedimento che questo governo prende per le lavoratrici italiane sia l'innalzamento dell'età pensionabile nel pubblico impiego, senza invece pensare prima ai diritti, ai servizi e alla reale parità lungo tutto l'arco della vita lavorativa. Sono mesi che parliamo di questo argomento e l'esecutivo non ha fatto niente sulle questioni più urgenti come la conciliazione, la condivisione, la parità retributiva, l'innalzamento dell'occupazione femminile".

 Redazione Tiscali

 
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