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ANTITRUST · La relazione annuale bacchetta banche, governo centrale e enti locali PDF Stampa E-mail
mercoledė 17 giugno 2009

Concorrenza indesiderata Catricalà: «Il mercato competitivo richiede più regole e presìdi»

Da Il Manifesto del 17 giugno 2009

Francesco Piccioni

Non è sempre confortante vedere che la realtà può esser negata con un piccolo click ideologico. Così può accadere che il liberismo sia globalmente messo in discussione da una crisi senza precedenti – che ha nell’assoluta libertà dei capitali una delle ragioni profonde della sua squassante ampiezza – mentre esistono istituzioni funzionanti che hanno ancora inscritta nel loro dna la fede assoluta nei principi del «libero mercato». E’ il caso dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (sbrigativamente chiamata Antitrust), il cui presidente – Antonio Catricalà – ha tenuto ieri, nella sala della Lupa, a Montecitorio, la sua relazione annuale. Una relazione-testimonianza ideale già nel saluto, quando Catricalà ricorda come «soprattutto in ragione della crisi finanziaria ed economica, più volte l’Autorità sia stata chiamata a riaffermare che concorrenza sviluppa nuova ricchezza da investire e da distribuire ». Per lui deve essere stato un anno durissimo, con gli imprenditori mondiali scatenati nel chiedere dosi crescenti di «interventi di stato ». L’Autorità, di conseguenza, ha dovuto enfatizzare più di altre volte la necessità di «regole», perché «il mercato competitivo richiede più presidi di un’economia protetta ». In modo da contrastare più efficacemente «i rischi di un ritorno al protezionismo e a politiche restrittive » (con la Lega e Tremonti nel governo, in effetti, ne deve aver viste parecchie). Il problema strutturale gli appare perciò immutato: da un lato «i vincoli di finanza pubblica», che costringerebbero a «incoraggiare le liberalizzazioni», dall’altra l’assenza di imprenditori interessati a sostituire le «troppe aziende pubbliche che svolgono i servizi loro affidati dagli enti territoriali proprietari ». Aleggia quindi il profumo dell’appello irrealizzabile quando Catricalà definisce il «restituire al mercato attività così rilevanti per la nostra economia» come «la soluzione più efficace». Tanto che il soggetto chiamato a svolgere «un ruolo determinante nella prima fase di privatizzazioni » viene individuato nelle «fondazioni », non nelle imprese. Del resto, chimai si è fatto avanti per gestire i trasporti pubblici urbani? La logica del profitto di impresa, in questo settore, implicherebbe tariffe appena poco inferiori a quelle dei taxi. E corre un brivido per la schiena al pensiero di quel che accade con l’acqua, là dove è già «privatizzata». L’ideologia liberista dell’Autorità si scontra comunque anche con una prassi governativa (una «fenice corporativa») che tende a cancellare sia il brutto che il buono di alcune «liberalizzazioni» disegnate nelle «lenzuolate» di Pierluigi Bersani, ministro dello sviluppo con Prodi. Ad esempio, l’idea di cancellarie parafarmacie e corner negli ipermercati (con sconti sui farmaci di automedicazione tra il 3 e il 22,5%, e 5.0000 farmacisti finalmente occupati). Oppure il tentativo di «abrogare la facoltà di recesso annuale nei contratti di durata » con le assicurazioni (qui, invece, non si è prodotto un vero ribasso delle tariffe, anche se i singoli sono diventati liberi di cambiare se trovano condizioni migliori). Stesso discorso per le «pulsioni vincolistiche» stimolate dalle «discipline locali», che disattendono spesso gli indirizzi di legge nazionali in numerosi settori. Anche le imprese cimettono però del loro, con «intese restrittive della concorrenza», «abusi di posizione dominante», «pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori », «pubblicità occulte» e varie «prassi sleali». In cima a tutte le banche, che – nella relazioni non viene dettagliato – sono accusate dai clienti (singoli cittadini e piccole imprese, in primo luogo) di aver aumentato gli spread sui tassi, introitando di fatto un guadagno maggiore mentre la Bce comprime il prime rate.Oche hanno rialzato le «commissioni di massimo scoperto», oppure «offrono condizioni onerose per la surroga del mutuo», che pure dovrebbe poetr avvenire a costo zero. Dura la vita, per chi deve difendere la «purezza» ideale di unmercato che proprio nessuno riesce ad incarnare davvero.

 

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La relazione annuale del presidente Antonio Catricala' L'Antitrust: «Le aziende non scarichino i costi della crisi sui consumatori» «Avanti sulle liberalizzazioni, no al protezionismo». Sulle banche: reputazione sporcata dalla scarsa trasparenza

Da Il Corriere della sera on line

ROMA - Serve un’attenta vigilanza per evitare che le aziende scarichino i costi della crisi economica sui consumatori. Lo ha sottolineato il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nella relazione annuale presentata alla Camera. «Il pericolo, latente in tutti i mercati, si manifesta in particolare in quelli caratterizzati da intrecci e posizioni dominanti".

LIBERALIZZAZIONI - Catricalà ha meso anche l'accento sui "rischi di un ritorno al protezionismo e a politiche restrittive". Occorre andare avanti con le liberalizzazioni e non abbassare la guardia sul protezionismo, ha detto il presidente dell’Antitrust. «Nel nostro Paese - afferma Catricalà - i vincoli di finanza pubblica, giustamente considerati dal governo, ci mettono di fronte a una scelta obbligata e virtuosa: possiamo solo incoraggiare le liberalizzazioni e lo sviluppo di autonome iniziative imprenditoriali». Secondo il presidente dell’Autorità è necessario quindi riavviare il processo di apertura dei mercati. «Il processo di apertura dei mercati - sottolinea - deve essere riavviato».

BANCHE - La reputazione delle banche italiane sta pagando una trasparenza spesso troppo scarsa nei confronti dei clienti, ha detto ancora, in un altro passaggio del suo intervento, Catricalà, spiegando che «stabilità e redditività» degli enti creditizi «discendono anche da fattori reputazionali, che oggi sembrano compromessi più che in altri periodi: parte della sfiducia è dovuta alle prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori». Proprio per questo motivo, ha spiegato Catricalà, «vanno fatti ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza».

CLASS ACTION - Sulla class action l'Antitrust segnala come, per «la resistenza di pochi», la nuova normativa «stenta a trovare la giusta considerazione. L'anno scorso avevamo auspicato che il rischio dell'entrata in vigore della legge introduttiva servisse a migliorarla». Secondo Catricalà «la soluzione che oggi si profila sembra di segno contrario e le associazioni dei consumatori sono rimaste sole nell'affermazione di un principio di civiltà giuridica».

 
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