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Retribuzioni, aumento ai minimi PDF Stampa E-mail
marted́ 16 giugno 2009

Nel primo trimestre 2009 la crescita è stata dello 0,1% sul trimestre precedente

E' il dato più basso dal 2000. Ue, persi quasi due milioni di posti di lavoro

Nuovo record per il deficit pubblico

Da Repubblica.it

ROMA - Aumento quasi impercettibile delle retribuzioni. Un nuovo record per il debito pubblico in Italia. E un calo dell'occupazione in Europa. Nonostante qualche previsione rassicurante, i dati fotografano una situazione economica ben lontana dal sereno. Debito pubblico. Il debito pubblico italiano tocca un nuovo record. Ad aprile sale in valore assoluto a 1.750,4 miliardi. E' quanto emerge dai dati riportati nel supplemento Finanza pubblica al bollettino statistico della Banca d'Italia. Retribuzioni. Le retribuzioni di fatto sono cresciute nel primo trimestre 2009 dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% sul primo trimestre 2008. Lo comunica l'Istat spiegando, che è il dato più basso dal 2000, anno di inizio della ricostruzione delle nuove serie storiche. L'Istat sottolinea che nel primo trimestre 2009 gli oneri sociali per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono cresciuti dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2008, ma sono diminuiti dell'0,1% rispetto al trimestre precedente. Il costo del lavoro per Ula (unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) è cresciuto dello 0,1% rispetto all'ultimo trimestre del 2008 mentre è aumentato dello 0,6% rispetto al primo trimestre 2008. Le retribuzioni sono cresciute dell'1,2 tendenziale nell'industria mentre nei servizi sono aumentate appena dello 0,1%. Il dato dell'industria risente nel complesso del buon andamento delle retribuzioni nelle costruzioni ( 2,8% nel primo trimestre 2009 sullo stesso periodo del 2008). In calo invece le retribuzioni nei servizi che, nel settore finanziario e assicurativo, sonoscese dell'8,5%. Una diminuzione lagata al confronto con il livello particolarmente elevato del primo trimestre 2008 (periodo nel quale sono stati erogati arretrati e una tantum per il rinnovo del contratto). Un effetto analogo, sebbene di dimensione inferiore, ha riguardato il settore del trasporto e magazzinaggio dove si registra una variazione negativa di -0,8%. Occupazione Ue. Ad ulteriore conferma del momento di crisi che attraversa l'economia mondiale, arrivano i dati sull'occupazione nella Uee. Nel primo trimestre del 2009 sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro. In termini percentuali, spiega Eurostat, l'occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell'area euro che nell'Ue-27, il doppio rispetto all'ultimo trimestre del 2008. Calo dello 0,8% anche in Italia, mentre, tra i principali Paesi di Eurolandia, si registra un -6,4% in Spagna, un -0,7% in Francia e un +0,1% in Germania.

 

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BANKITALIA · Sfondati i 1750 miliardi. Istat: retribuzioni ferme

Debito pubblico record e salari congelati

Da Il Manifesto del 16 marzo 2009

Roberto Tesi

Emma

Marcegaglia, presidente degli industriali, l’aveva affermato sabato a Santa Margherita Ligure e l’ha ripetuto ieri all’Assolombarda: il governo deve fare un «ulteriore sforzo per i prossimi 100 giorni perché rischiamo di perdere una parte importante del sistema produttivo. I prossimimesi saranno decisivi, le imprese vanno sostenute». Il governo incassa imbarazzato: soldi in cassa non ce ne sono. Anzi, secondo i dati diffusi ieri da Bankitalia a fine aprile il debito pubblico ha superato la quota di 1.750 miliardi di euro. Una enormità alla quale contribuisce oltre alla crisi, soprattutto la «puzza» di evasione fiscale che sembra tornata a imperversare. I dati di via Nazionale, dicono, infatti, che nei primi quattro mesi del 2009 le entrate tributarie sono diminuite del 3,8%. E, ancora una volta, sono gli incassi Iva a precipitare, con una caduta del 10,2%: il che significa 3,1 miliardi in meno rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno, rispetto a una caduta complessiva di 4,3 miliardi. Per Agostino Megale, segretario confederale Cgil, «l'unica eccezione al calo complessivo delle entrate è data dai lavoratori dipendenti e dai pensionati che ormai praticamente da soli versano sempre le loro tasse nelle casse dello stato, mentre il governo continua a fare finta di niente». E l’aumento dell’Irpef sulle retribuzioni avviene in una situazione non certo felice. Come ha segnalato ieri l’Istat, infatti, nel primo trimestre dell’anno i salari lordi sono aumentati dello 0,1% destagionalizzato nei confronti degli ultimi tre mesi del 2008, mentre la variazione tendenziale (in questo vaso il dato è grezzo, rispetto al primo trimestre del 2008) è di appena lo 0,6%. Stesse variazioni percentuali per quanto riguarda il costo del lavoro. Da notare che gli indici Istat si riferiscono a Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) e sono, tra l’altro, al netto della Cassa integrazione guadagni e che l’incremento è il dato più basso dal 2000, anno di inizio della ricostruzione delle nuove serie storiche. Ma torniamo al debito pubblico: in aprile ha toccato quota 1750,4 miliardi. Un nuovo record, visto che il precedente era stato segnato appena in marzo con 1,741 miliardi. In un anno, il debito è aumentato di 87,2 miliardi, il 5,2% in più. Un dato preoccupante visto che, secondo i calcoli della Cgil, l’anno si potrebbe chiudere con un «buco» di oltre 15 miliardi. Che potrebbe addirittura crescere se, come previsto, l’occupazione dovesse precipitare con un sempremaggiore ricorso alla cassa integrazione e con il mancato rinnovo (senza paracadute) per oltre 1,6 milioni di lavoratori atipici. La conferma che l’occupazione sta diminuendo anche in Italia è arrivata ieri da Bruxelles: secondo Eurostat in Italia nei primi tre mesi del 2009 l’occupazione è scesa dello 0,8%. Sul fronte delle entrate tributarie - le entrate di cassa - nei primi quattro mesi dell'anno si registra una contrazione del 3,4%, da 110,6 a 106,8 miliardi (-3,8 miliardi). La flessione è un po’ meno accentuata di quella dei primi tre mesi quando si era assestata al 4,7%. Intanto ieri, Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia, ha lanciato un nuovo allarme: il Mezzogiorno, «caratterizzato da aziende fragili in termini economici e finanziari», è «ora nel pieno vortice della crisi» e il lento processo di recupero dell'economia meridionale rispetto al gap con quella del Centro-Nord avviato negli anni '90 «si è fermato». Saccomanni ha sottolineato che oggi «il prodotto delMezzogiorno è solo del 4%maggiore di quello che era a inizio decennio, una crescita inferiore a quella già insoddisfacente del paese».

 
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