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Bce: sale la disoccupazione, deficit pubblici alle stelle PDF Stampa E-mail
venerd́ 12 giugno 2009

Il Bollettino mensile: niente ripresa prima della seconda metà 2010 La banca centrale invita i governi al rigore di bilancio dopo le misure per fermare la crisi. I prestiti al settore privato in aprile hanno registrato una ulteriore contrazione

Da Repubblica.it

FRANCOFORTE - L'economia europea, dopo due trimestri estremamente negativi, dovrebbe evidenziare un rallentamento della recessione nella restante parte del 2009, per poi attraversare una fase di stabilizzaizone e tornare ad una moderata crescita dopo il primo semestre del 2010. L'inflazione resta sotto controllo e dovrebbe soddisfare nel breve e medio periodo l'obiettivo della BCE di mantenere il tasso entro la soglia del 2%. E' quanto emerge dal consueto bollettino mensile della BCE. Più in generale le previsioni restano in linea con quelle formulate dallo staff dell'Eurosistema la scorsa settimana, che riflettono un PIL dell'area euro a -4,1/-5,1% quest'anno ed a -1%/+0,4% l'anno prossimo. La contrazione dell'attività economica nell'area dell'euro sta incidendo sempre di più sulle condizioni del mercato del lavoro. La disoccupazione nell'area - si legge nel bollettino - è aumentata dal 7,3% nei primi tre mesi del 2008 al 9,2% dell'aprile di quest'anno, e l'occupazione è rimasta pressoché invariata nell'ultimo timestre del 2008, con un tasso di crescita sul periodo corrispondente dello 0,1%. I maggiori cali dell'occupazione si sono avuti nei settori del manifatturiero (-6,4%) e delle costruzioni (-1,3%), mentre i servizi di mercato hanno evidenziato una crescita dello 0,8%. Tra il 2007 e il 2008 - rileva ancora il bollettino - si è registrata una relazione negativa tra la variazione della quota di occupati a tempo determinato e la corrispondente quota di occupati a tempo indeterminato sulla popolazione attiva. Ciò è riconducibile al fatto che l'occupazione a tempo determinato è più esposta alle fluttuazioni economiche. La BCE comunque chiede più rigore ai governi dei paesi membri, dopo le generose politiche di sostegno predisposte nel periodo più buio della crisi economica globale. Infatti le misure di stimolo hanno messo in ginocchio le finanze pubbliche, che ora richiedono un intervento a sostegno, attraverso una sospensione graduale delle misure di stimolo, con l'obiettivo di contenere il deficit. Le ultime proiezioni della Commissione europea indicano che il rapporto deficit/PIL registrerà un forte aumento in molti paesi della zona euro, superando la fatidica soglia del 3% fissata dal Patto di Stabilità. In particolare tale rapporto dovrebbe crescere in media al 5,1% nel 2009, rispetto all'1,9% del 2008, per salire ancora nel 2010 al 6,5%. Il debito pubblico potrebbe infatti superare in media l'80% del PIL l'anno prossimo. Occorre, dunque, tornare ad una politica fiscale più rigorosa, che possa garantire il rispetto del Patto dell'eurosistema, attraverso un graduale abbandono delle politiche di stimolo e le necessarie riforme strutturali. Quanto alle banche, dovrebbero adottare misure adeguate per l'ulteriore rafforzamento della propria base patrimoniale e, ove necessario, sfruttare appieno gli interventi pubblici a sostegno del settore finanziario, in particolare per quanto riguarda la ricapitalizzazione. La BCE rileva inoltre che i prestiti al settore privato in aprile hanno registrato una ulteriore contrazione. Tale andamento è stato determinato dal flusso negativo di prestiti a breve termine alle imprese non finanziarie, che riflette in parte un minore fabbisogno di capitale circolante ed un maggiore ricorso alle riserve di liquidità, dovuto essenzialmente al deteriorarsi delle condizioni economiche generali. Per contro, i prestiti a lungo termine alle imprese non finanziarie restano positivi, anche perché la progressiva riduzione dei tassi di riferimento della BCE hanno continuato a riflettersi a favore delle imprese e dei consumatori. Pertanto, il miglioramento delle condizioni di finanziamento dovrebbe continuare a sostenere l'attività economica nel prossimo periodo.

 
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