Home arrow rassegna stampa arrow Gabbie salariali, torna la polemica - La Lega di Bossi contro tutti
Gabbie salariali, torna la polemica - La Lega di Bossi contro tutti PDF Stampa E-mail
giovedì 11 giugno 2009

Contrari Fini e Marcegaglia, replicano il senatore leghista Valli e il Senatur - Il ministro Sacconi: "Con il nuovo sistema contrattuale è un non problema" 

 ROMA - Torna ad accendersi il dibattito sulle "gabbie salariali", ossia la differenziazione dei salari per zona geografica più volte proposta dalla Lega.

Da Repubblica.it

"Personalmente non credo che il ritorno al passato di una diversificazione territoriale dei salari produrrebbe alcunché di positivo per il paese", ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo intervento al convegno su "Impresa e lavoro nella Costituzione", cui partecipa a Montecitorio con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. L'articolo 36 della Costituzione, ha proseguito, "prevede una retribuzione per il lavoratore proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro". Con quel sistema "si darebbe un messaggio disgregante ai territori più deboli. La via da percorrere è una maggiore libertà contrattuale sul piano territoriale ed aziendale, che consenta alle parti sociali, fatte salve condizioni e garanzie irrinunciabili di base, di legare le retribuzioni ai livelli effettivi di produttività ed alla disponibilità di manodopera, indipendentemente dalla collocazione territoriale delle imprese". Gli ha fatto eco la presidente di Confindustria. "Siamo contrari alle gabbie salariali. Per noi la differenza salariale deve nascere azienda per azienda attraverso la riforma del modello contrattuale che collega il salario alla produttività. Noi abbiamo fatto una riforma del modello contrattuale proprio per migliorare l'incontro tra produttività e salario in una logica aziendale. Siamo contrari, perciò, a ogni logica dirigista che lega il salario all'inflazione e che porterebbe ad una indicizzazione piena delle retribuzioni". A queste affermazioni ha replicato il senatore della Lega Armando Valli, membro della commissione Lavoro del Senato. "La contrattazione regionale, come vengono definite le gabbie salariali, deve essere il punto di arrivo di un'ampia armonizzazione per riequilibrare la busta paga legata al costo della vita nelle varie realtà territoriali del paese. Nello spirito del cambiamento - ha continuato - questo sia l'inizio di un percorso che vada nella direzione di una riforma di tutta la contrattazione. E quella territoriale non solo consente di avere maggiori risorse in busta paga, ma anche di ridurre il costo stesso del lavoro per garantire il valore reale di stipendi e salari tenendo conto anche di come varia il costo della vita sul territorio". Secondo Valli, infine, "il contratto nazionale non rappresenta più il nord e il sud: bisogna riformarlo ed avere il coraggio di cambiare anche sui tavoli della contrattazione sia da parte sindacale che da parte delle imprese". Più secco e ruvido come suo solito il leader del partito, Umberto Bossi: "Rimane una proposta del popolo che vuole più soldi in busta paga e non vuole lasciarli allo Stato. Lasciamo il tempo per far maturare le cose". Alla domanda se pensava di raggiungere questo risultato ha risposto: "Non lo so, ma noi ci crediamo". La proposta non sembra però trovare sponde nel campo del centro-destra. "Non c'è bisogno di scomodare la Costituzione: le gabbie salariali non erano illegittime, ma oramai appartengono a un capitolo chiuso della storia del paese", detto Giuliano Cazzola (Pdl), vicepresidente della commissione Lavoro della Camera. "Diverso è il caso delle clausole di deroga previste al punto 16 dell'accordo quadro del 22 gennaio scorso. Grazie a questa norma (presente ed operante negli ordinamenti intersindacali dei principali paesi europei) le parti sociali di comune accordo possono introdurre delle deroghe temporanee all'applicazione delle regole dei contratti nazionali in quelle realtà territoriali in cui vi siano problemi occupazionali o situazioni di crisi". Per Cazzola "le retribuzioni devono avere un riferimento nella produttività, anche quella che si determina nei territori, come da decenni propongono i migliori centri studi del sud". Non meno decisa la segretaria dell'Ugl Renata Polverini: "Le gabbie salariali non aiutano e rischiano inoltre di penalizzare ulteriormente il sud, anche perché, come abbiamo dimostrato con una nostra indagine sui prezzi, va sfatato il mito secondo cui al sud la vita costa meno. "La carenza di infrastrutture e servizi nel Mezzogiorno, infatti, fa aumentare il costo della vita, e su questo si dovrebbe investire. Il paese ha bisogno di colmare il divario tra nord e sud, non di avallare strumenti che avrebbero il solo effetto di aumentare queste differenze a svantaggio della parte più vulnerabile del paese". Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine di un'audizione al Senato sul libro bianco, ha tentato di cucire le varie posizioni. "Le gabbie salariali sono un non problema e la Lega non le ha chieste", ha detto. "La Lega ha sollecitato che ci sia una adeguata differenziazione territoriale dei salari. E questo è il risultato del nuovo modello contrattuale, quindi è un non problema". Per Sacconi nessuno e "credo neanche la Lega vuole riproporre meccanismi centralizzati e amministrativi sui salari. Quello che conta è che i salari si differenzino e di fatto si differenziano quando la contrattazione si decentra. E il nuovo modello contrattuale dà luogo a questo", anche "detassando le componenti variabili del salario". "Poi è evidente - ha concluso - che nella contrattazione decentrata le intese rifletteranno gli obiettivi aziendali, la produttività e il costo della vita del territorio. Ma è frutto di scelte libere e responsabili degli attori sociali e della loro negoziazione".

 

...............................

 

Dalle gabbie salariali all'immigrazione, la tela di Fini contro la Lega

di Emilia Patta

Da ilsole24ore.com

«L'articolo 36 della Costituzione prevede una retribuzione, per il lavoratore, proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro. Personalmente non credo che un ritorno al passato di una diversificazione territoriale dei salari produrrebbe alcunché di positivo per il Paese». L'occasione per bocciare sonoramente le gabbie salariali rilanciate da Umberto Bossi in campagna elettorale è un convegno alla Camera sul tema «lavoro e impresa nella costituzione». E Gianfranco Fini non si fa pregare. Ieri lo stop al premier, che in una nota ufficiale di Palazzo Chigi ha preso le distanze dal referendum sulla legge elettorale per venire incontro a una precisa richiesta di Bossi : «Io andrò votare - ha ribadito il presidente della Camera - e voterò convintamente sì». Oggi le gabbie salariali, ma non solo. Fini ha ricordato che occorre «costruire un sistema di welfare inclusivo che non penalizzi i precari». Val la pena ricordare che in campagna elettorale Berlusconi - polemizzando con il governatore Draghi - aveva rivendicato tutele già esistenti per i precari. Referendum, lavoro, e naturalmente immigrazione. Nel pomeriggio Fini sarà impegnato, sempre alla Camera, con uno spettacolo sulla multiculturalità allestito dalla Scuola Elementare San Pio X di Roma. L'obiettivo immediato dell'ex leader di An è radicare meglio il Pdl sul territorio, soprattutto al Sud, e contrastare lo strapotere della Lega all'interno della coalizione. Se Fini attende i ballottaggi per una valutazione politica del voto europeo e amministrativo, è il direttore scientifico della fondazione finiana Farefuturo, Alessandro Campi, ad anticipare il suo pensiero: «Non cediamo al ricatto leghista - dice in un'intervista al Sole 24 Ore -. Bossi ha imposto il suo linguaggio e le sue battaglie e se il Pdl non si distingue l'elettore inevitabilmente sarà attratto dall'originale e non dalla fotocopia. Se inseguiamo il Carroccio perdiamo la visione d'insieme e perdiamo il Sud». Ma c'è anche l'obiettivo di lungo termine: e cioè la costruzione e il radicamento di un partito di centro-destra moderato ed europeo, pronto a governare - come scrive oggi con malizia e ironia "Il Rifomista" parlando di Fini ma anche di Tremonti - «quando l'ottovolante della politica spettacolo su cui viaggia il berlusconismo si sarà schiantato contro un qualsivolgia ostacolo». È al dopo Berlusconi, insomma, che guarda il presidente della Camera. E intanto costruisce pezzetto dopo pezzetto il "suo" Pdl.

 
< Prec.   Pros. >

page counter