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Fiat-Chrysler, la Corte Suprema Usa dà via libera all'accordo PDF Stampa E-mail
giovedì 11 giugno 2009

Da Repubblica.it Fiat

Group e Chrysler comunicano il closing dell'alleanza strategica globale, «con la piena operatività della nuova Chrysler, che da oggi dispone di risorse, tecnologie e rete di distribuzione necessarie per competere in modo efficace a livello mondiale». Come previsto, si legge in una nota congiunta, «Fiat fornirà a Chrysler la tecnologia tra le più innovative e avanzate al mondo, le piattaforme e i propulsori per vetture piccole e medie. Chrysler potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comrpese anche vetture a basso impatto ambientale» e anche «trarre beneficio dall'esperienza della Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia». Il tutto dopo che la Corte Suprema Usa ha dato il “via libera” alla vendita della Chrysler alla Fiat, e la decisione oltreché un successo per il Lingotto segna una vittoria indiscutibile per l'amministrazione Obama. La decisione ha messo fine dunque a giorni di incertezza. Il tribunale ha annunciato di aver bocciato la richiesta di un gruppo che amministra fondi pensione di lavoratori dell'Indiana e di gruppi a difesa dei consumatori che volevano ostacolare l'intesa. La scorsa settimana la Corte d'Appello di New York aveva dato “semaforo verde” alla vendita, concedendo nello stesso tempo tre giorni di tempo ai gruppi contrari per presentare i loro argomenti di opposizione alla vendita. Nella breve sentenza (appena due pagine), la Corte Suprema ha sostenuto che coloro che tentavano di ostacolare l'accordo non hanno presentato gli estremi per giustificare tale azione. I vertici della Chrsyler hanno così completato la vendita degli asset alla Fiat. Poco prima il giudice del Tribunale della Bancarotta del Distretto meridionale di New York incaricato del caso, Arthur Gonzalez, aveva dato il via libera all'azienda statunitense per rompere la relazione contrattuale con i quasi 800 concessionari della sua rete in franchising. La Casa Bianca ha accolto con favore la decisione della Corte Suprema sul caso Fiat-Chrysler, affermando che si tratta di una scelta che permette la sopravvivenza della casa automobilistica americana, per consentire al gruppo di «riemergere come un produttore competitivo e vitale».

 

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AUTOMERCATO · La Corte Suprema statunitense dà il via libera all’acquisizione Fiat padrona di Chrysler Sergio Marchionne nuovo a.d. con il 20%, al sindacato il 55%

Da Il Manifesto dell'11 giugno 2009

Francesco Piccioni

Non era certo la Corte Suprema il soggetto che poteva incaricarsi di inchiodare la vendita di Chrysler a Fiat. Il «rinvio» concesso su richiesta di due fondi pensione dell’Indiana (insegnanti e poliziotti) è durato così solo 24 ore, con sollievo dell’amministrazione Obama, di Fiat e dei sindacati dell’auto Usa. Due brevi paginette di motivazione: «non ci sono gli estremi giuridici per giustificare una sospensione dell’intesa». Già in nottata (ora italiana) Fiat e Chrysler hanno pertanto potuto perfezionare l’intesa che fa anche da «modello» per il fallimento altrettanto pilotato dell’assai più grande General Motors. La società americana cede perciò tutti i suoi asset «buoni» (con esclusione di debiti e varie passività), a partire da due marchi conosciuti nel mondo forse più della stessa Chrysler: ovvero Jeep e Dodge. Per ora Fiat avrà il 20% della nuova società «Chrysler Group LLC». Il 55% va in mano all’United Auto Worker’ Retiree Medical Benefits Trust (ovvero al sindacato), mentre il tesoro americano detiene l’% e il governo canadese il 2. E’ previsto che Fiat possa aumentare la sua quota fino al 51%, ma non prima che la nuova società abbia restituito al governo gli aiuti di cui ha usufruito. Un modo per impedire che il governo sia accusato di regalare soldi agli stranieri. Il consiglio di amministrazione riflette in modo asimmetrico – ma politicamente chiarissimo – la partecipazione azionaria, visto che Fiat ottiene per Sergio Marchionne il posto di amministratore delegato e tre amministratori su nove. Quattro vanno al Tesoro Usa (e il presidente designato, Robert Kidder), uno a testa a canadesi e sindacato. Da sottolineare che questa vendita riscrive tutte le regole sindacali nell’industria automobilistica Usa (l’unico settore dove c’è una sindacalizzazione rilevante), a partire dalla riduzione dei salari del 50% per i nuovi assunti e la rinuncia all’arma dello sciopero per alcuni anni. Gli stabilimenti, fermi dalla fine di aprile, dovrebbero riprendere immediatamente la produzione, in attesa che le sinergie con Fiat comincino a trasformarsi in nuovi modelli. Per il Lingotto, come già sottolineato nelle scorse settimane, c’è il vantaggio di poter assumere know-how di alto livello in un settore (i Suv) in cui può presentare un solo modello, e nemmeno di grande diffusione (la Sedici, eredità del fallito linkage con Gm). Il mercato – nonostante la crisi – continua ad apprezzare specialmente la versione «urbana» di questi veicoli nati per gli sterrati. In compenso, Fiat porta tecnologie innovative – specie per gliUsa – nei segmenti delle piccole e medie. Non solo modelli (la nuovissima «500» non sembra adatta ad accogliere le «taglie forti» d’oltreoceano) e piattaforme, ma soprattutto motori e sistemi di iniezione. Oltre al pluridecorato MultiJet per i diesel, c’è infatti il nuovissimoMultiAir per i motori benzina: un sistema di gestione delle valvole che permette di ridurre gli alberi di distribuzione da due a uno, con evidente taglio dei costi (e, sembra, anche dei consumi). Il vantaggio più grande sembra però proprio la possibilità di riconquista del mercato statunitense, potendo sfruttare la catena di distribuzione ex Chrysler. Anche qui, in ogni caso, la dote di scambio è rappresentata dalla catena di rivenditori e assistenza Fiat sia in Russia che in America Latina. I sindacati italiani chiedono da tempo un incontro con Marchionne per discutere delle ricadute di questo accordo (come di altri) sugli stabilimenti italiani e l’occupazione. Nel silenzio, per il momento, di Fiat, si è sentita la voce del ministro Scajola «garantire» che l’incontro ci sarà presto. Vista la sua efficacia durante la gara con Opel, sarà bene incrociare le dita.

 
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