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Germania, spengono le luci i grandi magazzini Karstadt PDF Stampa E-mail
mercoledý 10 giugno 2009

da Il Manifesto - 10 giugno 2009

Il gruppo Arcandor, con 56.000 dipendenti nel commercio e nel turismo (di cui 43.000 in Germania), ha dovuto aprire ieri una procedura di insolvenza. Il suo settore più vistoso, anche se in perdita, sono 90 filiali dei grandi magazzini Karstadt, una catena le cui prime origini risalgono al 1881. Questi «templi del consumo» generalista, da tempo insidiati sia da reti di negozi specializzati sia dal commercio via internet, e ora colpiti dalla contrazione dei consumi, sono stati per decenni un punto di riferimento nelle città tedesche.

Per salvare questo «pezzo di Germania» da settimane le commesse e i commessi di Karstadt raccoglievano firme davanti alle filiali. Chiedevano un intervento di sostegno pubblico come per la Opel.Ma non c’è stato verso. L’unica certezza per i dipendenti è il pagamento degli stipendi per tre mesi. Per il prossimo trimestre le filiali Karstadt resteranno aperte. Poi si vedrà quante dovranno chiudere i battenti. Arcandor ha prima sollecitato garanzie statali per un credito di 650 milioni al Deutschlandfond, il fondo le imprese colpite dalla crisi.

Domanda respinta, perché il fondo interviene solo a tamponare falle apertesi dopo il primo luglio 2008, mentre i guai di Arcandor risalgono più indietro nel tempo. Lunedì sera il governo ha bocciato anche la richiesta di un credito di emergenza per 437 milioni, la somma necessaria a mandare avanti la gestione nei prossimi sei mesi, periodo in cui ci si riprometteva di portare a termine una ristrutturazione e una eventuale fusione col gruppoMetro. Come condizione del credito il governo chiedeva un maggiore impegno dei proprietari. Le famiglie Oppenheim e Schickedanz erano disposte a aumentare il capitale per 150 milioni di euro, importo giudicato insufficiente dal governo.

Siccome venerdì prossimo vengono a scadenza linee di credito per 710 milioni, a Arkandor non restava che portare i libri in tribunale. Il gruppoMetro si era mostrato interessato a rilevare 60 delle 90 filiali Karstadt, ma non ci si è messi d’accordo sul prezzo. Con la dichiarazione d’insolvenza Metro potrà ora prendersi le filiali che gli interessano a condizioni più vantaggiose, senza debiti e senza «eccedenze» di personale.

Per il segmento più redditizio di Arcandor, l’impresa turistica Thomas Cook, si interessa il gigante della distribuzione Rewe. Nello spezzatino Arcandor restano da aggiudicare le ditte di vendita per corrispondenza, raggruppate sotto il nome Primondo. I concorrenti del gruppo Otto hannomesso gli occhi su tre marchi specializzati in prodotti per bambini e nella moda.

Più difficile trovare acquirenti per Quelle, un marchio generalista di vendita per corrispondenza. Negli anni del boom dei consumi, il suo catalogo stampato portava il luccicante universo delle merci - dal grembiule alla lavatrice - nei più remoti borghi di campagna. Ora i giovani preferiscono internet.

 
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