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Bunetta: in polizia troppi panzoni dietro le scrivanie PDF Stampa E-mail
venerd́ 29 maggio 2009

Da l'Unità on line

«La Polizia? Piena di panzoni dietro le scrivanie». «Basta con il look casual negli uffici pubblici». «Trasparenza sugli stipendi? Mi ha copiato anche Obama». «L’Antimafia? Io la scioglierei» È un Brunetta a ruota libera quello che si è sciolto in provocazioni stamani ospite della trasmissione KlausCondicio, di Klaus Davi. E che arriva, forse non a caso, il giorno dopo la dichiarazione del primo sciopero nazionale della Celere, i poliziotti del reparto Mobile che resteranno a casa sabato, il giorno del G8 dei ministri della Giustizia e dell'Interno, perché da gennaio nessuno gli ha ancora pagato gli straordinari. «Come non posso concordare sul fatto che bisogna mandare i poliziotti per le strade a garantire la sicurezza? - ha risposto Brunetta a Klaus davi - Meno burocrazia e più polizia “on the road” è un punto sul quale nessuno dissente». «Certamente - ha poi aggiunto - non è così facile dire dalla scrivania alla strada, non si può mandare in strada il poliziotto “panzone” che non ha fatto altro che il passacarte, perché lì se li mangiano. Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare». Il conto non è chiuso nemmeno con i “fannulloni”. «Riuscirò a far lavorare i dipendenti pubblici tutta la giornata, è un mio obiettivo. Mi piacerebbe che lavorassero tutti i pomeriggi fino a tardi, in primo nel settore giustizia. Io amo tantissimo il tempo pieno e i turni». «Basta con il look casual negli uffici pubblici. Occorre un contegno maggiore nell'abbigliamento degli statali. Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un'azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato». Sul punto ha risposto Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil: «Mi chiedo se la permanenza a Palazzo Vidoni lo abbia ispirato a reintrodurre le divise per i dipendenti pubblici tanto in voga nel Ventennio». Brunetta come Obama. «Uno dei leitmotiv del mio ultimo libro, “Rivoluzione in corso” è la trasparenza degli stipendi. Ho notato che anche Obama negli stati uniti si sta battendo su questo tema. Ho pubblicato da un po’, e li ripubblicherò, i 30.000 nomi dei 30.000 amministratori delle public utilities, cioè delle aziende di proprietà pubblica che gestiscono luce, acqua, gas a livello locale». Idee chiare anche sulla mafia: «Io addirittura scioglierei l'Antimafia, nel senso che mi piacerebbe che non ci fosse nemmeno lo specifico della mafia. mi spiego. C'è l'antimafia perché c'è la mafia. La mafia è una tipologia di criminalità come dire, specifica, deviante e che avrebbe bisogno, che ha bisogno, di regole speciali».

 

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FANNULLONI IN DIVISA

Brunetta contro i poliziotti «panzoni» Poi ci ripensa: «Era uno scherzo»

Da Il Manifesto del 29 maggio 2009

Stefano Milani

Dai fannulloni ai poliziotti il passo è breve. Specie se chi indossa la divisa è un «panzone» travestito da «burocrate». La lista degli scansafatiche secondo Brunetta da ieri si aggiunge di una categoria nuova di zecca, i poliziotti appunto. Che è giusto che vengano impiegati nelle strade «ma non è facile farlo», dice il ministro della funzione pubblica in un’intervista a Klauscondicio, il canale su Youtube di Klaus Davi, perché «non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano». Li vuole più snelli, più scattanti, più aitanti emagari con qualche centimetro di bicipite in più così da usare il manganello come da manuale. Del resto la sicurezza made in Brunetta è semplice: «Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e ilmanganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e in elicottero». Qualche ora più tardi verrà colpito dalla sindrome di Berlusconi e smentirà tutto. «Nessuna volontà di offendere», semplicemente una «constatazione scherzosa» per dire che «chi per tanti anni ha fatto il burocrate dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per la strada». Seguono poi le scuse di rito ai «bravissimi poliziotti con la pancia». Ma la polemica ormai ha raggiunto toni da codice rosso e i mea culpa servono a poco. Affermazioni «infondate e gravi », oltre che di «cattivo gusto che poco si addicono ad un ministro della Repubblica». Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) e Anfp (Associazione nazionali funzionari di polizia) accendono la sirena e partono subito all’inseguimento del ministro. «La misura è colma: qualcuno arresti le uscite fuori luogo di Brunetta prima che sia troppo tardi - commenta il segretario del Siulp Felice Romano - Le donne e gli uomini della polizia di Stato hanno tanti e troppi problemi da affrontare, non possono farsi carico delle stravaganze di uomini che dovrebbero rappresentare lo Stato aimassimi livelli e passano il loro tempo insultando a più non posso chi per 1.300 euro al mese rischia la pelle». La nuova crociata brunettiana arriva (un caso?) proprio nei giorni dimobilitazione della celere che ha indetto il suo primo sciopero nazionale. Così i poliziotti del reparto Mobile resteranno a casa domani, nel giorno della manifestazione contro il G8 dei ministri della Giustizia e dell’Interno a Roma, perché da gennaio stanno ancora aspettando gli straordinari in busta paga. Ma il primo amore di Brunetta, non se la prendano i poliziotti, rimangono i fannulloni della pubblica amministrazione. Dopo avergli tolto Facebook e le email private, «riuscirò a farli lavorare tutta la giornata, fino a tardi». Del resto: «Io amo tantissimo il tempo pieno e i turni». Ma, come la storia ci insegna, la disciplina parte anche dall’abbigliamento. «Basta con il look casual negli uffici pubblici. Occorre un contegno maggiore nell’abbigliamento degli statali». Perciò «anche il venerdì devono vestire in giacca e cravatta». Al Brunetta-style risponde Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil che si chiede se «la permanenza a Palazzo Vidoni lo abbia ispirato a reintrodurre le divise per i dipendenti pubblici tanto in voga nel Ventennio». Ma non è tutto. Tra i sogni proibiti del ministro Brunetta c’è anche quello di sciogliere l’antimafia («Non mi piacciono le regole speciali. E poi non amo gli "anti"»). Finito? No, durante l’intervista a KlausDavi arriva ad autoparagonarsi nientemeno che al presidente Obama. Sarà forse per quella sua timida «abbronzatura» pre-estiva che sfoggia ultimamente?

 
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