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Università di Torino - G8: lezioni di manganello PDF Stampa E-mail
martedì 19 maggio 2009

Stefano Milani

Da Il Manifesto del 19 maggio 2009

TORINO

Il Castello del Valentino è un fortino blindato e inaccessibile. Lo sanno bene gli studenti che da ieri mattina hanno provato pacificamente a guastare la festa d'inaugurazione del summit universitario, il G8 che per due giorni vedrà 41 tra rettori e presidenti dell'università confrontarsi in sessioni di lavoro dedicate ai temi dell'economia, dell'etica, dell'ecologia e dell'energia. Poco prima delle 10:30 il blitz, stroncato sul nascere da agenti in divisa e dal manganello facile. «Ordini superiori», puntualizza un anonimo funzionario alzando le spalle. Esempio vivente di quella tolleranza zero tanto invocata dal Viminale nelle ultime ore e che ora comincia a concretizzarsi. Una carica, poi un'altra. Ed è solo l'inizio di una giornata che sarà tutta all'insegna dell'alta tensione, da preludio a ciò che potrebbe accadere oggi. Tre studenti, un italiano (accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale) e due greci, vengono subito fermati e portati in Questura per accertamenti e verrano poi rilasciati nel pomeriggio. Un «abuso di potere» che non piace ai manifestanti che cominciano a bersagliare le forze dell'ordine con uova e fumogeni. Indietreggiano, provano a farsi largo tra le divise blu, ma niente è impossibile entrare nel «bunker dei baroni». Non resta allora che il piano B: «Prendiamoci la città». Parte il corteo, spontaneo, volutamente senzameta e, dunque, ingestibile. A distanza decine di poliziotti in assetto antisommossa fanno fatica a stargli dietro. Quando l'Onda si propaga fino a San Salvario, quartiere di anguste viuzze a ridosso della stazione di Portanuova, il traffico in un attimo si paralizza. Qualche cassonetto a terra, alcune transenne usate come barriere, i ragazzi che si rincorrono zigzagando tra le auto ferme, nulla più. In strada si sentono le urla degli studenti («Noi la crisi non la paghiamo») e i clacson degli automobilisti impazienti. In centinaia bloccano la circolazione in corso Massimo D'Azeglio stendendo dei fili tra i semafori, improvvisano sit-in agli incroci, lasciando volantini sui parabrezza. Si cammina e si protesta. «Chiudono l'università e noi ce la riprendiamo» gridano ancora. Con gli autonomi anche agli studenti dello Sherwood camp, come sono stati ribattezzati i giardini Ginzburg, di fronte ai Murazzi per ospitare tanti ragazzi stranieri, soprattutto francesi, inglesi e greci. Sembra tornare la calma, ma è solo un'illusione. Sono all'incirca le 11:15 quando polizia e Onda si fronteggiano nuovamente, prima a via Roma poi in Piazza Carlo Felice. Altra carica. Il corteo si disperde nuovamente. Una cinquantina di studenti del Cantiere Alto Sviluppo del Politecnico si dirige verso gli uffici torinesi della Gm Powertrain, riuscendoli ad occupare e ad esporre all'esterno dell'azienda di corso Castelfidardo lo striscione «Fuori le aziende dall'università». I più si ritrovano invece davanti all'ingresso di via Po del rettorato, e inscenano un sit-in di protesta contro «il Rettore dittatore» (così recita un cartello) Ezio Pelizzetti. Poi «tutti alla Palazzina Aldo Moro». È lì il nuovo Block G8 Building, dopo che il rettore ha avuto la brillante idea di chiudere, durante le giornate del vertice per motivi di ordine pubblico Palazzo Nuovo agli studenti, sede delle facoltà umanistiche e luogo simbolo del movimento studentesco. Comincia un'assembleamolto partecipata in cui si fa il punto di quello che è accaduto e ci si organizza su come agire oggi. «Saremo in piazza per riaffermare che questomovimento non èmorto - dicono i ragazzi durante l'assemblea - e sarà un'altra tappa di avvicinamento all'autunno ». Oggi il corteo partirà intorno alle 10.30 da Palazzo Nuovo, nelle vicinanze del quale sono accampati gli studenti che da tutta Italia sono già arrivati a Torino, per avvicinarsi il più possibile al Castello del Valentino, dove per le 14, è prevista la chiusura dei lavori del vertice. Affatto intimiditi «dai divieti assurdi » di ieri «vogliamo portare in piazza un corteo determinato, che riesca a parlare dei temi che ci stanno a cuore ». Sono sicuri: «Porteremo in piazza migliaia di studenti compatti e molto determinati a farsi sentire». Arriveranno da molte città italiane (Milano, Roma, Venezia, Napoli, Padova, Genova) ma non solo. Previste «onde anomale» da Madrid, Barcellona, Berlino, Parigi, Atene. Studenti, la maggiorparte, ma anche qualche «scheggia impazzita», che preoccupa e non poco la Digos. Per lo più anarchici che potrebbero mimetizzarsi nel corteo e portare scompiglio. Il Viminale promette uno strano mix di «fermezza» e «tolleranza ». Ma, prendendo in prestito uno dei tanti cartelloni esposti ieri per le strade: «A Torino c'è Profumo di marcio ». La P maiuscola fa riferimento al rettore del Poliltecnico, Francesco Profumo, tra gli organizzatori del summit che proprio ieri, durante l'inaugurazione dei lavori, ha aperto «le porte del dialogo» agli studenti. Peccato che i manganelli, anche stavolta, l'abbiano impedito. Ed oggi la storia non sembra destinata a cambiare.

 
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