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Crevalcore: tutti assolti per non aver commesso il fatto PDF Stampa E-mail
martedì 12 maggio 2009

FERROVIE · Lo scontro uccise 17 persone. Scagionato anche l’ad Moretti Scandalo Crevalcore: assolti tutti gli imputati

Da Il Manifesto del 12 Maggio 2009

Giusi Marcante

BOLOGNA Tutti assolti per non aver commesso il fatto. La notizia più amara per i macchinisti arriva poco dopo le 15, fuori dal palazzo di vetro della Procura di Bologna dove, in una ventina, hanno atteso dalla mattina la decisione del gup Andrea Scarpa. Il disastro di Crevalcore non ha colpevoli (se non - implicitamente - il conducente Vincenzo De Biase): il treno interregionale si era scontrato il 7 gennaio 2005 con un convoglio merci sul binario unico della linea Bologna- Verona. Ma se quella linea fosse stata attrezzata con i sistemi di sicurezza, primo su tutti l’Scmt (sistema di controllo della marcia del treno), i due semafori «bucati» dal macchinista non avrebbero portato allo schianto che è costato la vita a 17 persone. Questo passaggio è stato riconosciuto anche dall’inchiesta del pm Enrico Cieri che aveva indagato con l’allora procuratore capo Enrico Di Nicola. I pm si affidarono a cinque consulenze per ricostruire l’incidente e approfondire lo stato della linea ferroviaria. Non esistevano «paracaduti tecnologici per ovviare all’errore umano», avevano scritto i magistrati. Adesso però non è colpa di nessuno. O peggio: «è colpa sempre di chi muore» come ha detto uno dei macchinisti fuori dal palazzo di giustizia pensando ai cinque colleghi che hanno perso la vita. Pochi minuti prima l’avvocato Armando D’Apote che ha difeso Mauro Moretti, attuale ad del gruppo Ferrovie dello Stato, non si è trattenuto dal dire «è andata come doveva andare. Per me le Ferrovie italiane che sono le più sicure al mondo nonostante Crevalcore meritavano questo e Moretti per primo si è guadagnato l’assoluzione». A spegnere le speranze dei ferrovieri dell’Orsa, costituiti parte civile, era stata la richiesta di assoluzione del pm per tutti gli imputati che nel frattempo avevano fatto richiesta di rito abbreviato. Perché quella di Crevalcore è anche la storia di un’inchiesta complessa che ha vissuto dei veri colpi di scena. IlpmCieri dopo aver indagato dieci persone partendo da quelli che erano i vertici di Rfi aveva chiesto al gip l’archiviazione per Moretti, Michele Elia ex direttore tecnico e ora amministratore delegato e per il dirigente di movimento Giancarlo Paganelli. I tre sono stati mandati all’udienza preliminare dopo l’imputazione coatta formulata dal gip Rita Zaccariello che, accogliendo l’opposizione alla richiesta d’archiviazione, individuò nella riduzione dei costi a scapito della sicurezza, nell’irrazionalità delle scelte, nell’imprudenza e sottovalutazione dei fattori che rendevano a rischio in quel gennaio del 2005 la linea Bologna- Verona la genesi del disastro. La giudice parlava dell’istituzione del macchinista unico che c’era anche su quel treno: «E’ evidente che si è privilegiato l'obiettivo di ridurre subito i costi, riducendo il personale di condotta dei treni, rispetto alla esigenza di mantenere lo standard di sicurezza preesistente, anche su linee non ancora tecnologicamente attrezzate». Mauro Moretti si fece interrogare dal pubblico ministero Cieri e lo convinse spiegando che dalla sua nomina di amministratore delegato nel 2001 partì un piano di messa in sicurezza della rete che venne approvato dal Cipe pochi giorni prima del disastro, il 20 dicembre 2004. Il ragionamento del manager, ex sindacalista Cgil del trasporto, puntava ad addossare le responsabilità ai ritardi della politica. Dopo la sentenza, tra i macchinisti regnava un umore nero e c’era molta amarezza pensando a quella giornata di nebbia e a quei lenzuoli che coprivano i cadaveri.Matra i lavoratori c’è anche timore per la prepotenza che l’azienda sta esercitando su chi denuncia le falle della sicurezza nella rete e nella flotta ferroviaria. Come Dante De Angelis che è stato licenziato per la seconda volta dopo aver informato l’opinione pubblica sugli Eurostar che si spezzavano; «Questo tribunale ha anticipato la modifica del Testo unico sulla sicurezza del lavoro - riflette - è sempre colpa del lavoratore emai delle scelte delle azienda». I macchinisti preferiscono non dare il loro nome: c’è paura per il posto di lavoro. In Emilia Romagna il coordinatore degli Rls è stato costretto alle dimissioni dal suo ruolo dopo aver inviato ai parlamentari regionali una lettera che parlava della sicurezza ferroviaria. C’è anche un altro aspetto che i lavoratori vogliono sottolineare: nelle ultime udienze un legale degli imputati ha parlato di difesa di interessi «corporativi » da parte dei macchinisti, tanto che l’avvocato di parte civile Desi Bruno ha portato in aula una busta paga che non arriva a 2000 euro al mese. Un indicatore del clima che si è respirato nelle ultime udienze. L'impressione è che «si faccia una gran fatica a ragionare sulla sicurezza, c’è un’erosione costante e continua su questi temi », ha continuato l’avvocato Bruno. Il gup ha fissato in novanta giorni le motivazioni della sentenza e dopo averle lette l’Orsa deciderà come procedere. Ora sulla Bologna - Verona c’è il doppio binario ed è stato installato l’Scmt. Ci sono voluti 17 morti per dare una mossa al piano della sicurezza di Moretti. E le responsabilità non ci sono, basta un semaforo rosso.

 
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