Home arrow Migranti arrow Apartheid in Italia?
Apartheid in Italia? PDF Stampa E-mail
lunedì 11 maggio 2009

Image “A mali estremi, estremi rimedi” .... perché ...“Io prendo i voti dagli italiani milanesi, quindi rendo conto a loro. Punto e basta”.

Queste sono le parole di un parlamentare italiano, l''On. Salvini della Lega, "spiegando e motivando" la proposta di riservare agli italiani alcuni posti a sedere sui mezzi pubblici di Milano.

Se questo non è razzismo!

 

 

Riportiamo un aricolo pubblicato su Dazebao.org

Apartheid tricolore

Domenica 10 Maggio 2009 - Da Dazebao.org

Berlusconeide di Michele Bono

 “A mali estremi, estremi rimedi” ha detto l’onorevolissimo Salvini della Lega in merito alla proposta di riservare ai milanesi alcuni posti a sedere sui mezzi pubblici della città lombarda. “A mali estremi, estrema destra” , parafrasando, avrebbe detto un qualsiasi coatto di periferia al suo compare in un covo biscarolo soffocato dal fumo di sigarette. Tolleranza zero, perché –ha detto l’onorevolissimo “Io prendo i voti dagli italiani milanesi, quindi rendo conto a loro. Punto e basta”. Peccato non sappia che gli stranieri in Italia non hanno rappresentanza politica, che quelli con diritto di voto praticamente non esistono e che quindi non c’è nessuno che si preoccupi di dover rendere loro conto. Ma in fondo Salvini ha ragione e segue la linea dell’autorevole quotidiano Libero quando sostiene che, come civiltà comanda, è giusto rispedire i profughi al mittente, Libia o Marocco che sia, o magari lasciarli affogare in mare, inviando i marines nostrani fino a poche centinaia di metri dai barconi della morte per poi ordinare loro di osservare semplicemente che muoiano senza muovere un dito, vigilando i confini territoriali. In fondo è giusto che i milanesi e tutti gli italiani di razza ariana abbiano il sacrosanto diritto di poggiare il loro culo pesante e stanco su dei bei posti riservati, mentre i negri sporchi e stupratori facciano la muffa schiacciati come sardine uno contro l’altro in vagoni speciali riservati al cargo bestiame. Così come appare una buona proposta quella di riservare il primo vagone alle donne, cosicché evitino di essere molestate. Dai negri, ovviamente. In fondo è giusto che l’Italia discrimini il colore della pelle, perché non è mica colpa dell’onorevolissimo se noi siamo nati bianchi e profumati mentre gli altri sono neri e cattivi. Della serie “non sono io ad essere razzista, sono loro che sono negri”. Quindi è corretto andare avanti su questa strada e promulgare leggi che preservino non solo il posto sul bus all’italiano, ma anche un certo tipo di lavoro che il negro non può fare, tipo il banchiere, l’avvocato o il commercialista. In fondo è giusto anche cambiargli cognome a questi, perché co sti cognomi strani diventa difficile pure riconoscerli, chiamarli. Ve lo immaginate voi un poliziotto che arresta un Adbul Moamhed Saafiri? Quanto tempo deve perdere per compilare il verbale, tre ore? Tre lunghe ore pagate dai contribuenti italiani? Cambiamogli nome allora: Gino Rossi 1, 2 e 3; Paolo Bianchi e Luca Mattei. Nomi facili, brevi, ariani e chiari. E non sarebbe forse giusto reinserire nella Costituzione i lavori forzati? Così almeno prendiamo due piccioni con una fava: non solo svuotiamo le galere, ma ci procuriamo anche un bel po’ di manodopera gratuita per costruire le opere pubbliche di regime, tipo il ponte volante di 20 km o la statua in oro dell’imperatore nano. Sì, ha ragione l’onorevolissimo Salvini, dobbiamo tornare alle origini, all’autenticità nostrana tricolore. Per questo rinnoviamo l’apartheid sudafricana e separiamo per sempre il bianco dal nero, il bene dal male, perché se non fermeremo l’ondata migratoria fra qualche anno non potremo più essere un paese di vecchi rincoglioniti a cui nessuno paga la pensione perché non c’è nessuno che lavora. Non potremo più essere un paese moribondo, con mortalità elevatissima, spesa sanitaria alle stelle e natalità negativa. Perché questo è un paese per vecchi. Vecchi, onorevoli e rincoglioniti.

 
< Prec.   Pros. >

page counter