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Berlusconi: sui rimpatri nessuno scandalo PDF Stampa E-mail
domenica 10 maggio 2009

 

Da L'Unità on line

«Non vedo nessuno scandalo. È chiaro che in mare dobbiamo dare assistenza, ma noi siamo in linea con le disposizioni europee. Non c'è nulla che violi gli accordi internazionali». Lo afferma Silvio Berlusconi, rispondendo ai giudizi di organismi internazionali e della Chiesa riguardo alla politica sull'immigrazione da parte dell'Italia. E poi il premier ha aggiunto: «La sinistra aveva aperto le porte, la sinistra era ed è quella di un'Italia multietnica: la nostra idea non è così, è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l'asilo politico». Per questo La legge Bossi-Fini sull'immigrazione non sarà cambiata. «Non c'è nessun progetto di cambiamento che io conosca. Nessuna proposta di modifica è venuta sul mio tavolo», sottolinea il premier. «Abbiamo lavorato bene nell'interesse del nostro Paese». Silvio Berlusconi traccia un bilancio della politica estera in Italia dall'inizio di questa legislatura. «Abbiamo - spiega il presidente del Consiglio - una forte considerazione da parte di tutti i leader. Io ho il vantaggio di una militanza superiore a quella degli altri leader mondiali. Intervengo per primo come leader più anziano e chiudo le discussioni per trarre le conclusioni. Faccio un buon servizio per il mio Paese», conclude il Cavaliere. Che poi dà appuntamento al leader libico Gheddafi «che farà una visita di qualche giorno in Italia. È una cosa importante visto che non accadeva da moltissimi anni. Questo testimonia i buoni rapporti che ci sono tra il nostro paese e la Libia». Nel pomeriggio le stesse parolo le aveva usate Maroni: «La linea intrapresa dal Governo continuerà finchè gli sbarchi non cesseranno» ha detto il ministro degli Interni. «Una polemica che si ripete da due giorni ma io alle accuse infondate non replico anche se in alcuni casi hanno toccato toni grevi pesanti e offensivi. Sono abituato». Per Maroni, si tratta infatti di una linea che «si è rivelata molto efficace e che è largamente condivisa dai cittadini italiani che vedono finalmente una reazione forte e decisa del Governo». Non solo: la linea è «assolutamente conforme a tutte le normative europee e ai Trattati internazionali». Il rimpatrio dei clandestini in Libia «ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati», e anche alcune norme del pacchetto sicurezza, come quella sulla denuncia obbligatoria dei medici, preludono a «gravi difficoltà» per la realizzazione dei diritti umani dei migranti in Italia. Lo afferma invece il segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, Monsignor Agostino Marchetto. Anche l'Osservatore Romano ha sottolineato che occorre "garantire assistenza e diritti umani. I migranti devono poi essere ricoverati presso strutture - si conclude - che possano fornire adeguate garanzie di assistenza e di rispetto dei diritti umani''. E un nuovo altolà sul pacchetto sicurezza del governo - in particolare sull'introduzione del reato di immigrazione clandestina - è arrivato dai vescovi italiani, secondo i quali le norme, oltre a mettere a repentaglio i diritti umani degli immigrati, mettono in pericolo, più in generale, il riconoscimento dei diritti «fondamentali» alla salute e all'istruzione di tutti i cittadini. Lo ha detto il direttore dell'Ufficio per la pastorale degli immigrati della Cei, padre Gianromano Gnesotto, alla Radio Vaticana. Il Vaticano ha così preso posizione nei confronti della politica dei respingimenti adottata giovedì dal governo, che prevede che i migranti a bordo delle carrette del mare diretti verso le coste italiane da ora in poi saranno respinti prima che entrino in acque nazionali e riportati nel luogo di partenza, la Libia. Per il il ministro dell'interno Roberto Maroni è una «svolta storica». Dure crictiche dall'Alto commissario Onu per i diritti umani (Unhcr), dalla Cei e dall'opposizione, per le scarse garanzie sul rispetto dei diritti umani nel Paese di Gheddafi. «Il respingimento alle frontiere è un'azione legittima di contrasto dell'immigrazione clandestina previsto da tutti i documenti dell'Unione Europea e dagli accordi internazionali e praticato anche durante il governo di centro sinistra», ha detto Piero Fassino. «Il tema è delicato quando il respingimento avviene in mare - ha aggiunto Fassino- perché il diritto internazionale prevede il soccorso di chi è in difficoltà e non è sempre facile individuare da dove le imbarcazioni sono partite». I primitre barconi con a bordo 227 persone (40 donne di cui tre incinte) - soccorsi in acque maltesi da motovedette italiane al largo di Lampedusa - dopo l'ok di Tripoli sono stati scortati in Libia da dove erano partiti. «È un risutato storico - ha esultato Maroni- un successo del nostro Governo cui abbiamo lavorato per un anno. Ora si attuerà sempre questo principio. E voglio che questo diventi un modello europeo». «Le organizzazioni criminali - ha aggiunto - cercheranno altre rotte per i loro traffici». Il 14 maggio, ha annunciato Maroni, partiranno i pattugliamenti congiunti tra Italia e Libia davanti alle coste libiche; misura prevista dall'accordo siglato tra i due Paesi nel dicembre 2007, ma finora rimasto sulla carta. L'accordo con l'Italia prevede anche la fornitura a Tripoli di un radar satellitare per il controllo delle sterminate frontiere meridionali del Paese africano. L'Alto Commissario Onu per i rifugiati Antonio Guterres ha espresso «grave preoccupazione». «È di fondamentale importanza - ha detto - che il principio internazionale di non respingimento continui ad essere integralmente rispettato». La Libia - ha ricordato - non ha aderito alla Convenzione sui rifugiati del 1951 e non dispone di un sistema nazionale d'asilo efficiente. Critica anche la Cei, secondo cui «va verificato l'effettivo trattamento di chi viene mandato in Libia», dato che è uno dei pochi Paesi al mondo che non ha sottoscritto la Dichiarazione fondamentale dei diritti dell'uomo. I Radicali presenteranno denunce in sedi internazionali. Lo annuncia Rita Bernardini, parlamentare eletta nelle liste del Pd. «Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si fa bello, definendolo un risultato storico, di aver rimandato in Libia i 277 immigrati, fra i quali una quarantina di donne, trovati nel canale di Sicilia su tre barconi, senza aver fatto -rileva Bernardini- la fatica ed essersi assunto la responsabilità di prenderli, identificarli e rimandarli nelle nazioni di origine. Per Roberto Zaccaria (Pd), «Maroni porta l'Italia fuori da ogni legislazione nazionale ed internazionale e dalla comunità dei Paesi civili», mentre secondo Paolo Ferrero, segretario del Prc, «Maroni ha ben poco di cui vantarsi, anzi dovrebbe vergognarsi di quello che ha fatto». Maroni parla di «polemiche infondate. Quanto alla sorte dei 227 migranti, afferma, «ciò che succede in altri Paesi non può essere preoccupazione del Governo italiano, noi ci occupiamo di chi arriva qui». Soddisfatto anche il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha parlato di «primo passo importante che vede coronata una importante strategia dell'intesa bilaterale tra Italia e Libia». I Radicali presenteranno denunce in sedi internazionali per il respingimento in Libia, da parte dell'Italia, degli immigrati intercettati ieri nel canale di Sicilia. Lo annuncia Rita Bernardini, parlamentare eletta nelle liste del Pd. «Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si fa bello, definendolo un risultato storico, di aver rimandato in Libia i 277 immigrati, fra i quali una quarantina di donne, trovati nel canale di Sicilia su tre barconi, senza aver fatto -rileva Bernardini- la fatica ed essersi assunto la responsabilità di prenderli, identificarli e rimandarli nelle nazioni di origine». Intanto Piero Fassino (Pd) spiega che «la possibilità di ricondurre gli immigrati clandestini al luogo da cui sono partiti, fa parte delle convenzioni e degli accordi internazionali», secondo il quale in tema di immigrazione il governo Berlusconi è stato fallimentare, ma «non è di per sè da rifiutare qualsiasi azione di contrasto alla clandestinità». Rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di una iniziativa elettorale, a Perugia, Fassino ha affermato che «bisogna affrontare il tema dell'immigrazione con molta serietà». «È giusto - ha osservato - essere molto critici (io lo sono) nei confronti del governo per una strategia sull'immigrazione che si è rivelata fin qui fallimentare e spesso si fonda su provvedimenti caratterizzati su disumanità e spirito di segregazione, come per esempio voler impedire l'iscrizione all'anagrafe dei figli degli immigrati clandestini, o impedire a questi bambini di potere andare a scuola, o obbligare chi viene curato a sottoporsi a forme di schedatura e di denuncia». Tuttavia, «il rimpatrio dei clandestini nei Paesi da cui sono arrivati - ha ricordato Fassino - fa parte degli strumenti con cui ogni Paese contrasta la clandestinità ed è una strategia che è stata perseguita anche dai governi di centro sinistra». .

 

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IMMIGRATI · «Respingimenti legittimi, la Libia è un paese amico» Berlusconi difende Maroni: «No all’Italia multietnica»

Da Il Manifesto del 10 maggio 2009

Carlo Lania

ROMA «Nessuno scandalo» per il respingimento degli immigrati in Libia. «Non siamo come la sinistra, che vuole la società multietnica: la nostra idea è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l’asilo politico». E comunque nella scelta di consegnare centinaia di disperati, donne e bambini compresi, nella mani dei poliziotti libici «non c’è nulla che violi gli accordi internazionali». Silvio Berlusconi scende in difesa di Roberto Maroni. Dopo due giorni di fuoco, durante i quali sul Viminale e le sue politiche contro gli immigrati sono piovute accuse sia dall’Onu che dalla Chiesa, il premier decide che è arrivato il momento di rassicurare l’alleato leghista sull’intenzione del governo di non fare marcia indietro, neanche sulla decisione di mettere la fiducia sul disegno di legge sicurezza che, tra l’altro, introduce quel reato di clandestinità tanto criticato dalla Chiesa. E per farlo Berlusconi chiama a raccolta mezzo governo, dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che gli siede accanto durante una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a palazzo Chigi, a quello della Giustizia Angelino Alfano allo stesso Roberto Maroni, che anche ieri ha ribadito come «la linea dei respingimenti continuerà finché gli sbarchi non cesseranno ». Un fuoco di fila messo in campo al solo scopo di mostrare al Carroccio quella compattezza intorno alle sue proposte della quale lo steso Maroni non fa mistero di dubitare. Mal’occasione è buona anche per dare una bordata a Gianfranco Fini, che nei giorni scorsi aveva parlato della necessità di rimettere mano alla legge sull’immigrazione che porta il suo nome e quello di Umberto Bossi: «Non sono al corrente di nessun progetto di cambiamento», dice infatti il premier zittendo così il presidente della Camera. La difesa delle nuove misure antiimmigrati è a tutto campo, a partire proprio dai tanto criticati respingimenti. «In questi giorni abbiamo avuto una ricaduta positiva sulla possibilità di non accettare immigrati clandestini dalle coste libiche», dice il premier, rivendicando questa possibilità come il risultato dell’accordo raggiunto con la Libia sui danni di guerra. «Abbiamo chiuso un contenzioso che si trascinava da quarant’anni», dice infatti Berlusconi, soddisfatto per le possibili ricadute economiche per le imprese italiane che, spiega «saranno in prima fila nell’assegnazione degli appalti». A farne le spese, però, per ora sono gli immigrati che dopo giorni di navigazione si vedono trascinare indietro verso il punto di partenza. L'operazione, che impedisce di verificare la presenza a bordo delle imbarcazioni di quanti potrebbero avere diritto all’asilo politico è stata bollata come «vergognosa » dal Vaticano. Ma il premier, solitamente molto attento a ogni sospiro proveniente da Oltretevere, questa volta preferisce far finta di niente: «Non vedo alcuno scandalo », dice. «Noi siano assolutamente in linea con le disposizioni europee, non c’è nulla che violi gli accordi internazionali e nulla che violi anche le norme sui diritti umani». Posizione ribadita diligentemente anche da Frattini, che rivendica l’applicazione del patto europeo siglato lo scorso dicembre dai leader dei paesi dell’Unione. «Se noi respingiamo i clandestini - spiega il titolare della Farnesina - lo facciamo in nome di Paesi come la Germania, la Spagna e la Polonia». «Siamo obbligati a farlo», prosegue Frattini spiegando come l’agenzia europa Frontex sia stata creata proprio per respingere i barconi carichi di disperati. Mentre per il ministro della Giustizia Alfano «stiamo applicando un trattato con la Libia». L’ultimo attacco il premier lo riserva all’opposizione. E le parole usate sembrano scelte apposta per tranquillizzare l’elettorato: «La sinistra aveva aperto le porte, la sinistra era ed è quella di un’Italia multietnica», dice spolverando un concetto già impiegato nel 2006, anche allora non a caso in campagna elettorale. Una posizione diversa da quella del Pdl: «La nostra idea - dice infatti il premier nella speranza di non cedere troppi voti a Bossi - non è così, è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l’asilo politico».

 
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