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Afghanistan, militari italiani sparano su auto: muore bambina di 13 anni PDF Stampa E-mail
lunedì 04 maggio 2009

Da L'Unità on line

«Pioveva e la visibilità era molto scarsa: all'improvviso, ho visto delle luci davanti a noi ed è apparso un convoglio di soldati stranieri. Subito dopo mi sono voltato e ho visto che metà della faccia di mia nipote era scomparsa, che sua madre era ferita al petto e che il mio volto era macchiato di sangue». E' il drammatico racconto dello zio della ragazzina di 13 anni morta oggi in Afghanistan sotto il fuoco di una pattuglia di militari italiani. L'auto non si è fermata all'alt. Lo ha reso noto il comandante delle forze italiane nella regione, il generale Rosario Castellano. Ferite anche tre persone, i genitori della ragazzina e lo zio della ragazzina. I quattro stavano andando ad un matrimonio a Herat. L'incidente è avvenuto alle 8:30 italiane, le 11 locali. La pattuglia di militari italiani che ha aperto il fuoco fa parte dei cosiddetti Omlt, le squadre di addestramento dell'esercito afghano che opera nella zona di Herat. La vettura coinvolta è invece una Toyota Corolla bianca. Il generale Castellano ha ribadito, parlando con i giornalisti al seguito di una delegazione parlamentare giunta ad Herat proprio nel momento in cui si stava accertando la dinamica l'incidente, che i militari hanno attuato tutte le procedure di segnalazione previste, a cominciare dai segnali luminosi e proseguendo con colpi di avvertimento. Infine, hanno fatto fuoco sul vano motore. Dal comando del contingente viene, inoltre, sottolineato che il tipo di vettura Toyota Corolla è uno di quelle maggiormente segnalate come autobombe - era anche l'auto a bordo della quale viaggiava Giuliana Sgrena con Nicola Calipari subito dopo la sua liberazione. Il generale Castellano ha detto che sull'incidente sono in corso indagini ed egli stesso incontrerà i familiari della bambina e il Governatore di Herat. Il miistro della difesa Ignazio Larussa si è detto addolorato, aggiungendo che si tratta comunque di «terribili evenienze che non possono essere mai escluse quando si opera in un teatro così difficile e pericoloso».

 
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