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Norma «salva-manager» contenuta nel testo unico sulla sicurezza PDF Stampa E-mail
giovedì 30 aprile 2009

SALVA-MANAGER · I governatori come penalisti, Cgil e opposizione: «Via la norma» Le Regioni contro Sacconi Il ministro si dice «pronto a riscriverla», ma non a cancellarla

Da Il Manifesto del 30 aprile 2009

Antonio Sciotto

Tutti contro il ministro Sacconi: ieri anche le Regioni si sono aggiunte al coro di quelli che chiedono l’annullamento della norma «salva-manager» contenuta nel decreto correttivo al Testo unico sulla sicurezza del lavoro; così, nei giorni scorsi, avevano fatto anche la Cgil, l’opposizione - dal Pd alla Sinistra, fino all’Italia dei Valori - e una settantina di penalisti e docenti di materie giuridiche, che con un appello molto significativo hanno chiesto «non la semplice riscrittura,ma la cancellazione tout court». Il mondo delle imprese, Confindustria in testa, è invece a fianco del titolare del Welfare, e dispiace molto registrare pure l’adesione del mondo delle cooperative: l’editoriale del numero di aprile di «Cooperazione italiana», mensile di Legacoop, apprezza il decreto correttivo sacconiano. Il principio più pericoloso contenuto nella contestatissima legge è quello che prevede la possibilità di scaricare le responsabilità, le colpe e dunque il carico penale dai vertici di un’azienda sui sottoposti, fino ai lavoratori: annullando di fatto l’imputabilità dei manager se solo si provi una responsabilità nei gradi inferiori. Ieri la Conferenza delle Regioni ha espresso amaggioranza, attraverso il presidente Vasco Errani - e con la significativa eccezione del lombardo Roberto Formigoni - il suo giudizio negativo. Il no - spiega Errani - riguarda in particolare due punti contenuti «nell'articolo 2 bis e nell'articolo 10 bis»: «Il primo mette in discussione le competenze delle Regioni» e può dar luogo «a un sistema di controlli non credibile ». Quanto al secondo, su cui le Regioni puntano il dito «con un esercizio dell'interpretazione della delega, si costruisce un sistema che mette in discussione responsabilità anche precedenti, come potrebbe accadere nel caso della Thyssen, che si potrebbe trovare in una situazione difficile». Su questi punti, «le Regioni avevano fatto pervenire al governo delle proposte di modifica che sono state respinte». Sacconi resiste: «Quella delle Regioni è una posizione più politica che di merito, che rispecchia la contrapposizione tra governatori di centro-sinistra e di centro-destra ». Il ministro aggiunge che la «riscrittura della norma penale non è competenza delle Regioni»,ma «al di là del dato formale, la norma verrà riscritta: a noi interessa risolvere questo punto perché siano certi i suoi contenuti e le finalità». «Riscrittura» - si può inferire - significa che il governo non pensa per il momento di abolirla. Al ministro ha contro-replicato Errani: «Il parere negativo non è una posizione politica ». Le Regioni hanno piuttosto espresso che la norma «contiene profili di illegittimità: l'articolo 2-bis crea confusione di ruoli e di soggetti nell’importante azione di prevenzione garantita dalla certificazione». Quanto al 10-bis, «sebbene le Regioni non abbiano formalmente competenza in materia di ordinamento penale, introduce esoneri e limitazioni di responsabilità dei vertici aziendali, toccando il tema della prevenzione nei luoghi di lavoro su cui le Regioni vantano indiscusse competenze, per cui si profila illegittimità per eccesso di delega». E’ stato invece un appello dei professori di diritto penale e di altre materie giuridiche - tra i primi firmatari GiorgioMarinucci e Valerio Onida dell’Università di Milano - ad affermare che «la norma non può essere 'riscritta', ma va completamente cancellata ». E ieri la Cgil è tornata a sollecitare un intervento immediato: «Dopo il parere negativo espresso dalle Regioni, il governo deve rivedere le sue posizioni». La Fiom, con Giorgio Cremaschi, chiede «l’eliminazione della salva-manager». Modifiche esige pure il Pd: Antonio Boccuzzi e Cesare Damiano per «ristabilire lo spirito della legge Prodi »; Paolo Nerozzi richiede «lo stralcio».

 
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