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Chrysler, la maggioranza andrebbe ai lavoratori PDF Stampa E-mail
mercoledì 29 aprile 2009

Secondo il Wall Street Journal lo prevede l'accordo raggiunto con i sindacati. Elkann: "Si saprà tutto solo giovedì sera"

Da Repubblica.it

L'Uaw avrebbe il 55% delle azioni, governo e creditori il 10 e Fiat arriverebbe al 35 Intesa tra Tesoro Usa e banche creditrici: debiti svalutati a 2 miliardi di dollari NEW YORK - L'alleanza fra Fiat e Chrysler si farà. Ne è convinto Franzo Grande Stevens, consigliere di Exor, che ai giornalisti ha confidato: "Sono fiducioso che vada in porto", non rilasciando invece nessun commento sull'ipotesi di un interessamento del Lingotto nei confronti di Opel: "L'attualità riguarda solo Chrysler", si è limitato a dire. In base all'accordo raggiunto con il sindacato UAW, secondo il Wall Street Journal, il sindacato potrebbe avere una quota del 55% della Chrysler ristrutturata, il governo e i creditori dovrebbero avere insieme il 10% e Fiat arriverebbe al 35%. Il Washington Post aggiunge che i creditori della casa Usa e il governo americano avrebbero trovato l'accordo che spianerebbe la strada all'intesa con Fiat. Secondo il giornale i 6,9 miliardi di dollari dovuti da Chrysler a un gruppo di 45 tra banche ed hedge fund vengono svalutati a 2 miliardi di dollari. Chrysler stima che il valore dell'investimento di Fiat, nell'ambito dell'accordo con la casa Usa, abbia un valore di 8 miliardi di dollari e che l'alleanza con il Lingotto consentirà la creazione di 4.000 nuovi posti di lavoro negli Usa, scrive il quotidiano. Già a metà marzo l'ad di Chrysler aveva stimato che il contributo di Fiat all'accordo avesse un valore compreso tra 8 e 10 miliardi di dollari. Fiat avrebbe concordato di produrre almeno un'auto piccola in uno stabilimento Chrysler negli Stati Uniti. Il Wsj aggiunge infine che sindacati di Chrylser hanno raccomandato agli iscritti di ratificare i cambiamenti volti alla riduzione dei costi. L'accordo tra sindacato e Chrysler prevede la sospensione degli aggiustamenti dei salari al costo della vita e nuovi limiti agli straordinari. Ai dipendenti saranno pagati gli straordinari solo se lavoreranno più di 40 ore la settimana. "La situazione - ha detto Jhon elkann - sarà definita giovedì sera ora nostra e fino all'ultimo non avremo moltissimi elementi"

 

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IL NEGOZIATO · Dopo l’ok della Uaw, pronte a firmare anche le banche Fiat-Chrysler, intesa vicina Ai sindacati il 55% di azioni

Da Il Manifesto del 29 aprile 2009

Matteo Bosco Bortolaso

Accordo quasi pronto tra banche e ministero del tesoro Usa per il matrimonio tra Chrysler e Fiat. Tutto è sui nastri di partenza: manca a questo punto la benedizione del presidente Barack Obama, che oggi festeggia i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca e che domani, in serata, parlerà dell'industria automobilistica. Nella nottata tra lunedì e martedì, il Tesoro ha convinto i creditori ad abbassare le loro pretese. L'ipotesi della bancarotta è più lontana, ma non ancora sepolta. La proprietà della Chrysler, la più piccola tra le case produttrici di auto a stelle e strice, è spezzettata tra quaranta padroni e padroncini: ci sono le banche, i fondi e altri investitori. Il debito, complessivamente, ammontava a 6,9 miliardi di dollari, ma i creditori hanno accettato di abbassarlo a due miliardi. «Le due parti - racconta il Washington Post - erano molto distanti nei negoziati, e avevano lasciato al Tesoro poca scelta: le carte per la bancarotta erano già pronte». Non a caso «la scorsa settimana, un funzionario del governo aveva detto che ci sarebbe voluto un miracolo per arrivare a un accordo ». I creditori, però, «hanno realizzato che, con una bancarotta, avrebbero avuto molto meno, e hanno ceduto alle richieste dl governo». Secondo le ricostruzioni, le banche - come JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup - avevano proposto di gestire un debito di Chrysler per 3,75 miliardi, ottenendo in cambio il 40% dell'azienda ristrutturata. Il Tesoro, invece, giocava al ribasso: voleva imporre agli istituti di essere creditori per molto meno (1,5 miliardi) e di controllare molto meno (5%). Alla fine si è arrivati a un compromesso. Il governo americano, che dall'inizio dell'anno ha sborsato 4miliardi di dollari per salvare la casa di Detroit, potrebbe iniettare immediatamente altri 500 milioni, per poi diluire una cura da sei miliardi nei prossimi mesi. L'accordo con i sindacati, invece, era cosa già fatta, ma ieri sono emersi nuovi particolari. Secondo la stampa americana, i lavoratori diventerebbero soci di maggioranza con il 55% delle azioni (ovviamente svalutate), alla Fiat spetterebbe il 35%, ai creditori e al governo il restante 10%. Sono cifre filtrate da fonti anonime, che dovranno essere ufficializzate. Il tutto diventerà più chiaro con la ratifica del sindacato, che arriverà entro oggi. Ad ogni modo, almeno secondo il Washington Post, gli accordi con banche e operai «sono pietre miliari nello sforzo per tenere Chrysler e i suoi 54 mila dipendenti fuori dalla bancarotta ». Dire che «gli operai diventano padroni » può essere un bello slogan, ma non risponde a verità: Chrysler doveva già 10 miliardi ai sindacati, perché sono proprio le union a gestire le spese sanitarie dei pensionati. In cambio di uno «sconto» su questi dieci miliardi, gli operai avranno una fetta della torta. «Sarà una strana posizione per la Union American Workers», commenta Gary Chaison, professore di relazioni industriali alla Clark University in Worcester, in Massachusetts. «Se il sindacato diventa uno dei proprietari dell'azienda, potrebbe ritrovarsi a contrattare contro se stesso - spiega il professore - è inoltre nella posizione giusta per rendere l'azienda più stabile, ma dovrebbe ridurre i benefici sanitari ai suoi stessi iscritti pensionati». La tedesca Daimler ha intanto annunciato il disimpegno definitivo dal suo 19,9% di Chrysler. L'azienda, che aveva venduto la sua quota al fondo Cerberus nel 2007, ha accettato di pagare 600 milioni nei prossimi tre anni per i fondi pensione. Sempre dalla Germania arrivano altre notizie sull'epopea dell'auto. Ad Opel, controllata da General Motors, sono interessate non solo la Fiat, ma anche l'austro-canadese Magna International, che riscuote sempre più consensi. Ieri mattina il ministro conservatore dell'economia, Karl-Theodor zu Guettenberg ha incontrato i vertici dell'azienda. Dopo l'incontro, ha detto che Magna ha presentato «una prima bozza di piano che è interessante». La Magna ha seguaci anche nella Sinistra (Die Linke parla di «un'ipotesi più seria rispetto a Fiat, che ha un indebitamento di 14,2 miliardi») e nella Spd. Insomma, Torino piace a Washington e Detroit, ma non a Berlino.

 
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