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Cofferati condannato per comportamento antisindacale PDF Stampa E-mail
martedì 28 aprile 2009

Image «Il comportamento del datore di lavoro appare idoneo ad arrecare offesa alla libertà di sciopero, a prescindere dall'elemento intenzionale».  Questo è ciò che ha scritto il giudice nei confronti del sindaco di Bologna Sergio Cofferati.

A prescindere dai contenuti che hanno determinato questa sentenza, è emblematico che chi ha guidato il più grande sindacato italiano oggi si trovi nella condizione di chi è controparte dei lavoratori, ed in tale funzione condannato per comportamento sindacale.

 

Seguono articoli di stampa

Da Il Manifesto del 28 aprile 2009

Giusi Marcante

BOLOGNA «Il comportamento del datore di lavoro appare idoneo ad arrecare offesa alla libertà di sciopero, a prescindere dall'elemento intenzionale». Sono le righe centrali con cui il giudice del lavoro Filippo Palladino ha accolto il ricorso per comportamento antisindacale presentato dai sindacati Fistel Cisl e Fisal Cisal dei lavoratori del teatro Comunale di Bologna. Il presidente della Fondazione che presiede al Teatro Comunale è il sindaco di Bologna e si da il caso che si chiami Sergio Cofferati, l’uomo della battaglia per l’articolo 18 e dei milioni di manifestanti al Circo Massimo. Il provvedimento del giudice bolognese si fonda sull’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori e ha il vero sapore della beffa per Cofferati. Ma durante la giornata il sindaco uscente lo incassa così: «Faremo opposizione e chiederemo che il giudice si esprima nel merito, quello che abbiamo fatto è un gesto di trasparenza e lealtà verso tutti i lavoratori del Teatro Comunale ». E’ vero che quello del giudice è un provvedimento cautelare ma per ora ilmerito, quello che il sindaco non vuole evidenziare, è che il tribunale del lavoro ha deciso che il suo è stato un comportamento antisindacale. Conviene riepilogare i fatti che corrono paralleli alla vertenza sul contratto nazionale di lavoro per lo spettacolo che ha visto schierarsi su opposti fronti i sindacati ( Cisl, Uil, Fisal e anche Cgil che però non ha percorso la strada di questo ricorso) e Cofferati. Al Comunale, poi, la materia è già incandescente per i complicati rapporti tra i sindacati e il sovrintendente Marco Tutino. Lo scorso 22 marzo, nella prima di quattro giornate di sciopero che impedirono la messa in scena della Gazza Ladra, i lavoratori in bacheca trovarono un avviso che li avvertiva: in base all'art. 1.256 del codice civile, tutti - chi aderirà all'astensione dal lavoro come chi non lo farà - vedranno decurtata la busta paga. Per la prima volta a Bologna veniva applicata una modalità che viene utilizzata in altri teatri. Come «alla Scala» ha detto ieri Cofferati. L’avviso aveva determinato una vera spaccatura tra i lavoratori e suscitato la reazione durissima dei sindacati, divisi nella risposta. Fistel Cisl e Fisal Cisal decisero deciso di fare ricorso, giudicando quello dell’avviso un gesto fortemente «intimidatorio». Di più: per le due sigle era «una serrata da padroni vecchia maniera, un'intimidazione e un gesto chemetteva i lavoratori gli uni contro gli altri. Chi non scioperava poteva accusare gli scioperanti di pagare per colpa loro». Il mandante ovviamente era indicato nel presidente della Fondazione, Sergio Cofferati. Che, con un gesto inedito, si è poi presentato all’udienza di fronte al giudice del lavoro. L’uomo, d’altronde, ha abituato la città amosse impreviste e, anche in questo caso, ha obbedito ad un copione visto più volte in questi anni a Bologna. Per lui quello dei sindacati è un ragionamento sbagliato perché nello sciopero ci deve essere sempre un comportamento «etico». «Al danno che si infligge al datore di lavoro, deve corrispondere un danno economico del lavoratore» ha spiegato. Se lo sciopero quindi coinvolge lavoratori che per il loro ruolo hanno il potere di far saltare la recita non è giusto che questo blocchi il lavoro di tutti e porti a retribuire la quasi totalità dei 280 dipendenti del Comunale. Il giudice Palladino ha però spiegato nel suo provvedimento perché ritiene antisindacali quegli avvisi in bacheca: «Gli avvisi …, appaiono dotati di una oggettiva valenza dissuasiva, tale peraltro da ripercuotersi sull'esercizio futuro del diritto costituzionalmente tutelato. Sussiste quindi un comportamento antisindacale che può ritenersi attuale». Insomma è stato accolto in pieno il ragionamento delle due sigle sindacali cui non si è associata la Cgil e che ieri non si è scomposta di fronte alla sentenza: «Rimangono irrisolti i problemi del teatro e dei lavoratori» è il succo di una nota del Slc. Ma la notizia in sé è di quelle che in un minuto hanno fatto il giro di tutti i siti on line se si pensa al passato sindacale del condannato (anche a pagare 1300 euro di spese legali). Cofferati si avvia all’addio alla città di Bologna con una ennesima rottura con una parte della città. Eppure non sembra pronto a mettere in discussione quello che è accaduto. E il sovrintendente Marco Tutino, per cui 250 lavoratori hanno firmato una lettera chiedendo le sue dimissioni, è in assoluta e splendida sintonia con lui. «Se avvertire i lavoratori è antisindacale, non ho problemi a non avvertirli più» ha detto ieri pomeriggio.

 

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Condannato Sergio Cofferati

Da L'Unità on line

Il sindaco uscente di Bologna ed ex leader della Cgil Sergio Cofferati è stato condannato per comportamento antisindacale, su esposto dei rappresentanti dei lavoratori del Teatro Comunale, nel suo ruolo di presidente della Fondazione Lirica. Ne danno notizia Fistel-Cisl e Fisals-Cisal, che hanno denunciato il sindaco. Cofferati ha annunciato che farà però reclamo. «Chiederemo che il magistrato si pronunci con una sentenza di primo grado che entri nel merito del "tema vero"», ovvero se sia giusto o meno applicare l'art.1.256 del codice civile. Per Cofferati, infatti, il provvedimento riguarda solamente la pubblicazione di avvisi nella bacheca del teatro, che è stato giudicato dal giudice Palladino «comportamento antisindacale», ma non entra nel merito del loro contenuto, ovvero l'applicazione dell'articolo 1.256 che prevede, secondo il sindaco, nel caso di una mancata messa in scena degli spettacoli, la decurtazione dello stipendio per tutti i lavoratori, compresi chi non ha aderito allo sciopero. Cofferati ha ribadito che l'affissione «è stata da parte del teatro un gesto di trasparenza, lealtà e correttezza verso i dipendenti del Comunale», perchè, ha aggiunto, «era la prima volta che veniva applicato quell'articolo, che invece è da sempre in uso alla Scala di Milano».

 
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