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Malpensa flop - Le cifre del disastro PDF Stampa E-mail
giovedì 23 aprile 2009

23/4/2009  - VOLI DIFFICILI

Da lastampa.it

Mancano un quarto dei voli e più di 5 milioni di passeggeri FRANCESCO SPINI MILANO I numeri, questi numeri, il presidente della Sea Giuseppe Bonomi li recita a memoria: «Nel 2007 Malpensa ha registrato 23,8 milioni di passeggeri, nel 2008 19 milioni. Ne abbiamo persi 7,4 milioni a causa del ritiro di Alitalia, ma ne abbiamo guadagnati 3,1 milioni grazie agli altri vettori». A un anno dal de-hubbing, come i tecnici chiamano la ritirata di Alitalia che da 1.237 è planata a 187 voli settimanali, a Malpensa mancano all’appello un quarto dei voli che aveva nel 2007, passando da 4.500 movimenti settimanali totali a 3.341. Ora la scommessa si chiama Lufthansa. I tedeschi hanno creato una compagnia ad hoc, Lufthansa Italia, che nello scalo piazza 8 aerei per 11 destinazioni: le basi per fare dell’aeroporto varesino il quarto hub del gruppo, dopo Monaco, Francoforte e Zurigo. Nell’attesa, però, Milano non è più il grande aeroporto del ricco Nord. Lo dicono le classifiche di «accessibilità intercontinentale diretta», quelle che misurano quanto una città possa dirsi collegata col mondo. Ora, come dice il vicedirettore del Certet-Bocconi, Oliviero Baccelli, da Malpensa «diverse destinazioni non sono più coperte». Nel 2007 lo scalo era all’ottavo posto in Europa, tra gli hub di seconda fascia in cui c’è anche Roma; nel 2008 è uscita dal club - come segnala l’ultimo osservatorio stilato proprio dal Certet per Unioncamere Lombardia - perdendo 8 punti e finendo dietro Madrid e Istanbul. Un anno fa la Sea calcolava che tre anni sarebbero bastati per tornare ai livelli del 2007. Con la crisi (che colpisce più duramente Linate, per i tagli di chi vola per affari) di anni ne serviranno almeno quattro. La chiave della resurrezione sta nella rinegoziazione degli accordi bilaterali, quelli che permettono a una determinata compagnia - Alitalia, finora - di volare verso un Paese extra Ue. A gennaio, l’emendamento «salva-Malpensa» al decreto anti-crisi, impegnava il governo a promuovere «entro 30 giorni» tale rinegoziazione. Su una trentina di pratiche ne sono state sbloccate solo due: Corea del Sud e Cina, che tre settimane fa ha accettato la «clausola comunitaria». Dall’Ue ciascun vettore è ora libero di atterrare oltremuraglia. Il resto va a rilento. Ma visto che tra gli spettatori interessati c’è anche Lufthansa Italia (vorrebbe volare in Russia, ad esempio, la cui pratica è impantanata), «se questi accordi non si rivedono, Malpensa rischia di fermarsi in mezzo al guado», dice Roberto Rossi, della Fit-Cisl. Servirebbe una nuova sferzata della politica, ma passato il can can di un anno fa, oggi latita. «Forse con le elezioni europee i politici torneranno a farsi vedere. Per ora se ne sono dimenticati», conferma Rossi. Tra i più attivi resta il governatore lombardo Roberto Formigoni, il quale tuttora dichiara che «su Malpensa ancora non ci siamo». E di non essere «soddisfatto del “servizietto” fatto dall’Alitalia di Roberto Colaninno». Ma poi quando tre mesi fa i sindacati gli hanno chiesto «un incontro per discutere dei problemi di Malpensa - racconta Nino Cortorillo, numero uno della Filt-Cgil in regione - non ci ha dato risposta. Un anno fa mandava le auto a prenderci a casa, oggi nemmeno ci riceve... Perché oggi tutti, la Regione, la Lega, sono spariti». La Lega reagisce: «Oggi si parla poco di Malpensa, perché chi doveva fare l’affare con Alitalia l’ha fatto. Ma la Lega non ha mai mollato la presa - ribatte il numero due del Carroccio alla Camera, Marco Reguzzoni -. Per quanto mi riguarda continuo a fare interrogazioni, perfino esposti in Procura a alla Concorrenza Ue. Per liberalizzare gli accordi bilaterali ci vorrà tempo, ma la macchina s’è messa in moto. Quello che non ci piace è l’atteggiamento del commissario europeo ai Trasporti Antonio Tajani che, con la scusa della crisi, ha congelato gli slot non utilizzati. Su questo stiamo dando battaglia come sul monopolio che a Linate Alitalia mantiene sul Milano-Roma». L’ex Cai ha ottenuto da Sea i tappetini rossi, in cambio ha siglato l’accordo che ha permesso a Sea di salvare l’handling e i suoi 3 mila lavoratori. Alitalia ha pure ventilato tre nuovi voli intercontinentali da Malpensa (Miami, Buenos Aires e Shanghai), ma tutto è rimasto nel cassetto delle buone intenzioni, come del resto il «tavolo» aperto tra Alitalia e Regione Lombardia. Bonomi dunque è stato costretto a far tornare i conti con quello che ha, trovando d’accordo anche i sindacati. In Lufthansa ha trovato il «vettore di riferimento»; con EasyJet, e non solo, ha cambiato il volto del Terminal 2, trasformato in scalo low cost, un caso unico in Europa di convivenza dei due modelli. Il conto di questo limbo per ora lo pagano i lavoratori. In 390 saranno pensionati in anticipo dalla Sea che ha tra i 7 e gli 800 lavoratori in cassa integrazione. Che salgono a 2.500 se si considerano cargo e indotto.

 
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