Home arrow rassegna stampa arrow Nuovo Testo unico sulla sicurezza:immunità dei vertici aziendali e ammazza processi
Nuovo Testo unico sulla sicurezza:immunità dei vertici aziendali e ammazza processi PDF Stampa E-mail
martedì 21 aprile 2009

..... a  partire dalla Thyssen.Il governo respinge l’accusa e si dice «pronto a una riscrittura»

Da Il Manifesto del 21 aprile 2009

Loris Campetti Chi l'ha detto che il pesce comincia a puzzare dalla testa? Nell'era Berlusconi le regole sono invertite, la testa è sempre perfetta e la responsabilità (la puzza) va cercata al livello più basso possibile. Soprattutto se si tratta della testa delle istituzioni: capo dello stato, capo del governo e presidenti dei due rami del parlamento, improcessabili grazie al lodo Alfano. O della testa del capitalismo: nel nuovo Testo unico sulla sicurezza sul lavoro che manderà al macero quello varato dal governo Prodi – una delle cose migliori, o se si preferisce una delle poche cose buone portate a casa dai lavoratori nel biennio dell'Unione – fa la sua comparsa un articolo inedito (15 bis) che salva imanager delle aziende responsabili di infortuni sul lavoro e malattie professionali. Se il nuovo testo, che oggi sarà discusso nella conferenza stato-regioni, venisse varato così com'è diventerebbe subito operativo, avrebbe valore retroattivo e farebbe saltare la maggioranza dei processi in corso. A partire da quello di Torino per la strage alla ThyssenKrupp che vede imputati i due massimi vertici del colosso siderurgico tedesco. Come denuncia il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, «una norma ammazzaprocessi » dettata dalla Confindustria. Il meccanismo, una volta decodificato dai legali che rappresentano le parti lese nei processi relativi agli infortuni sul lavoro, èmolto semplice: se l'indagine, mettiamo sulla strage ThyssenKrupp, risale la catena di comando fino al top-mangement tedesco, in base alla nuova normativa i vertici sarebbero non processabili pur essendo responsabili, qualora emergano responsabilità a livello inferiore. Per intenderci, i due dirigenti tedeschi passerebbero il testimone al direttore dello stabilimento torinese, il quale a sua volta potrebbe essere «liberato» dal capo del reparto in cui è avvenuta la stage. Fino al paradosso che l'unico soggetto imputabile sia il singolo operaio, qualora coinvolto nella rete di responsabilità. E' quel che gli imprenditori hanno sempre sostenuto, in ogni caso di «morte bianca» che questo giornale continua a chiamare omicidi. La colpa è sempre del lavoratore che si è distratto o non ha rispettato le norme. Il Testo unico era stato approvato dal governo Prodi, ministro Cesare Damiano, sull'onda dell'emozione provocata dalle 7 vittime dell'impianto siderurgico torinese. Era stato accolto dal mugugno delle associazioni degli industriali che contestavano la «gravosità» delle pene previste per datori di lavoro e manager. Ma in quei giorni i quotidiani e le televisioni erano pieni di notizie, commenti e denuncie sulla mancanza di sicurezza sul lavoro, nel paese europeo in cima alle classifiche per numero di morti (1.200-1.300 l'anno, con una media di 3-4 al giorno) e infortuni (un milione l'anno). Oggi si continua a morire come ieri in acciaieria, nei cantieri navali, in edilizia e nei campi, ma le vittime sono tornate invisibili. E al governo è tornato Berlusconi, preoccupato di soddisfare le pretese dei suoi colleghi imprenditori. La crisi, la paura di perdere il lavoro e dunque la disponibilità a operare in condizioni sempre meno sicure, hanno aumentato il rischio di perdere la vita, o un braccio durante l'attività lavorativa. In questo contesto è nato il nuovo Testo unico che peggiora in tutti i suoi articoli quello precedente e in nome della «sburocratizzazione » riduce i controlli e le pene per padroni e manager. E in questo contesto è nato l'incriminato articolo 15 bis, detto salva-manager. Ieri, nella sede nazionale della Fiom gli avvocati delle parti lese ThyssenKrupp, Sergio Bonetto e Elena Poli, hanno tradotto per la stampa il significato e le drammatiche conseguenze del Testo e in specifico dell'articolo 10 bis. La responsabilità che si scarica sui preposti, dicono i legali, sui progettisti, sui fabbricanti, sugli istallatori di impianti, sulmedico competente e, alla fine, sugli stessi lavoratori, è il ribaltamento di una prassi consolidata da almeno vent'anni, più volte ribadita dalla Cassazione: responsabili primi sono i soggetti che hanno i mezzi economici per intervenire e il potere di assumere decisioni. Ora invece, chi ha più responsabilità avrebbe i parafulmini su cui scaricarla. Se questa norma passasse sarebbe subito operativa e determinerebbe la bonifica dei processi in corso. «Peggio del lodo Alfano – dice Bonetto – perché quello almeno dura fino al termine del mandato, poi il presidente della Repubblica o il capo dello Stato possono essere processati per i reati contestati. Per gli imprenditori, l'effetto liberatorio sarebbe eterno». L'unico processo che si salverebbe sarebbe quello appena iniziato per la strage della Eternit, per la semplice ragione che imputati sono soltanti i vertici dell'azienda svizzera-belga. In tutti i processi per infortuni ma anche per malattie professionali, precisa Poli, c'è sempre un concorso di colpa e dunque i vertici sarebbero comunque salvi. Per Cremaschi il nuovo Testo è «la vendetta della Confindustria». Il dirigente Fiom racconta inoltre di come da tempo Fincantieri faccia firmare ai capireparto una carta di assunzione di responsabilità, preparandosi così alla nuova normativa. Gianni Rinaldi si appella alle Regioni perché intervengano almeno sulle parti più intollerabili del nuovo Testo e definisce l’articolo contestato «l’ennesima porcata». Si rivolge anche al presidente Napolitano, chiedendo se non si possano individuare aspetti di incostituzionalità nell’articolo salva-manager, in quanto introduce elementi di palese ingiustizia.

 

...............................

 

THYSSENKRUPP · «Sarebbe uno insulto a tutte le vittime di infortuni» Tristezza e rabbia a Torino tra i lavoratori e le parti lese

Da Il Manifesto del 21 Aprile 2009

Mauro Ravarino

TORINO Quel che più spaventa è che la norma «salva-manager» sarebbe retroattiva, mandando così in fumo le speranze di giustizia. Lo dicono gli ex operai della ThyssenKrupp e i parenti delle sette vittime del rogo del 6 dicembre 2007. A Torino, la notizia di modifica dell'articolo 15 bis del Testo unico rimbalza da Roma e raggela tutti. Finora il dibattimento in Corte d’Assise, che questa mattina giunge alla 14° udienza, era proseguito senza troppi intoppi. Certo, non si dormivano sonni tranquilli: Guariniello e i sindacati avevano già lanciato allarmi sul rischio che le basi del Testo fossero minate indelebilmente. Ma una bordata come questa non se l’aspettavano. Quando lo raggiungiamo, Giovanni Pignalosa, ex operaio dello stabilimento di corso Regina Margherita, è in macchina; si dice allibito, incredulo: «Significa che la legalità fa paura. Il governo attacca la giustizia che funziona. E’ uno sciacallaggio». Poi si chiede: «Ma com’è possibile? Dopo la Thyssen, e io quella sera c’ero, ci sono stati altri 1200 morti sul lavoro e quest’anno forse altrettanti. Ne vogliamo ancora di più?». Se venisse meno la possibilità di accertare la responsabilità di chi sta in alto, cadrebbe l’impianto accusatorio formulato dal pool di Guariniello, che invece dei soliti capetti è riuscito a portare in Tribunale i vertici delle aziende, sia per l’Eternit sia per la Thyssen. Proprio per quest’ultima, per la prima volta, è stato preso in considerazione il reato di omicidio volontario per una morte sul lavoro. Carmelo De Masi era il padre di Giuseppe, 26 anni, l'ultimo a morire dopo 24 giorni di agonia: «Così paga solo il pesce più piccolo,ma la responsabilità è in alto. Queste notizie ci indignano profondamente». Ora, Antonio Boccuzzi è parlamentare per il Pd, ma quel giorno era sulla linea 5 ed è l’unico sopravvissuto al rogo: «La riformulazione del Testo unico è gravissima, innesca una deresponsabilizzazione a catena che andrebbe a inficiare l’esito del processo Thyssen, come di tanti altri in corso. Il parto del Testo fu difficile già ai tempi di Prodi, ora Berlusconi ne demolisce gli spunti positivi. Giusto premiare le aziende virtuose, ma allo stesso tempo bisogna punire chi non rispetta le norme di sicurezza». Ciro Argentino, anche lui ex operaio Thyssen, è appena tornato da Taranto, dalla manifestazione davanti all’Ilva contro le morti sul lavoro: «Un paese civile non può farsi garante di responsabili di omicidio.Queste morti, d’ora in poi, le chiameremo assassinii di stato. Respingo con sdegno l’attentato ai diritti e alla libertà dei lavoratori. Se così sarà, è probabile che i manager Thyssen, i veri responsabili della tragedia, rimarranno impuniti. Al massimo, la colpa ricadrà su quelli più in basso». Argentino si riferisce a Salerno, direttore dello stabilimento, e a Cafueri, responsabile manutenzione. L’amministratore delegato Espenhahn e gli altri tre dirigenti (Prigneitz, Pucci, e Moroni) sarebbero salvi. Intanto, Legami d’acciaio - l’associazione degli ex lavoratori Thyssen - chiama alla mobilitazione. Forse già questa mattina ci sarà un presidio per contrastare le proposte del governo. La preoccupazione sale. «Bisogna impedire che il processo finisca in un nulla di fatto», dice il segretario Fiom, Giorgio Airaudo. «La legge deve accertare se vi è un responsabile, soprattutto quando sul lavoro si viene esposti a gravi rischi». E sulla retroattività? «E’ molto sospetta - conclude Airaudo - visto il valore simbolico del processo Thyssen. Non si può fare questo torto a tutte le vittime del lavoro».

 
< Prec.   Pros. >

page counter