Home arrow rassegna stampa arrow Terremoto: l'emergenza ignorata
Terremoto: l'emergenza ignorata PDF Stampa E-mail
domenica 19 aprile 2009

Il sindaco de L’Aquila aveva avvisato governo, regione e protezione civile. Senza risposta. E Berlusconi lo liquida così: «Ogni giorno riceviamo decine di telegrammi». E poi attacca le inchieste: ostacolano la ricostruzione

Da Il Manifesto del 19 Aprile 2009

Andrea Palladino

L’emergenza? Solo dopo i morti. Per Berlusconi il telegramma urgente mandato dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente una settimana prima del terremoto era solo uno dei tanti «che chiedono per una cosa o per un’altra, l’emergenza ». Ad attendere il premier nella sua ennesima passeggiata tra le vie disastrate abruzzesi c’era ieri anche un foglio trovato tra le macerie del palazzo comunale. Era un telegramma, inviato dopo la scossa del 30 marzo e ora acquisito dalla procura del capoluogo abruzzese che indaga sui crolli, dove il primo cittadino chiedeva «urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell’effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati ». Chissà, devono aver pensato che anche lui – insieme a Giuliani – era un mitomane. Muto rimase il governatore del Pdl Chiodi; muta anche la protezione civile, che quel telegramma lo aveva ricevuto proprio il giorno in cui andava all’Aquila per riunire la commissione grandi rischi. Eppure il terremoto all’Aquila stava già accadendo da mesi, nelle vie si respirava paura. Gli edifici erano già gravemente lesionati, tanto che Massimo Cialente, nello stesso telegramma, chiedeva istruzioni per evacuare due scuole con 500 alunni. Nessuno rispose, aggiunge oggi il sindaco. Le locandine delle edicole il sei gennaio mostravano gli strilli dei giornali del giorno prima del sisma. «Terremoto, ritorno alla normalità», titolava beffardo qualcuno. Ai giornalisti da una settimana tutti gli esperti ripetevano come una cantilena che nessuno poteva prevedere le scosse e che, anzi, erano sicuri che nulla sarebbe accaduto. Il giorno del telegramma partiva anche la denuncia per procurato allarme contro Giampaolo Giuliani, con la falsa accusa di aver previsto un terremoto a Sulmona, mai avvenuto. Non sarà possibile ricostruire L’Aquila senza far luce su quell’edilizia assassina che appare sempre più chiaramente la concausa dei quasi 300 morti e delle migliaia di senza tetto che oggi popolano le tendopoli. Ma per Berlusconi la ricerca delle responsabilità è ancora una volta una insopportabile palla al piede. «Non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute», ha spiegato ai giornalisti, chiedendo di «non riempire le pagine dei giornali con inchieste ». Di ben altro tono il commento del presidente Giorgio Napolitano, che sulla ricerca della verità e delle responsabilità ha puntato il dito: «Quando oggi pensiamo e soffriamo per le vittime e per i danni provocati dal terremoto in Abruzzo non possiamo non ritenere che anche qui abbiano contato in modo pesante e abbiano contribuito alla gravità del danno e del dolore umano questi comportamenti di disprezzo delle regole». Regole che esistono da anni, che dovevano impedire quella strage sulla quale sta indagando oggi la procura dell’Aquila, regole che le emergenze di ogni tipo – come quella dei rifiuti a Napoli, tanto per ricordare il duo Berlusconi Bertolaso – hanno accantonato. Giornali compiacenti e opposizione che collabora. Il premier già si prepara alla fase più delicata e più strategica del post terremoto, quando sull’Abruzzo caleranno i 12 miliardi di euro per la ricostruzione. E qui le regole le vuole dettare solo lui. Già ieri ha disegnato lo scenario: tre case su quattro agibili in un mese e la new town dei prefabbricati pronta prima dell’inverno. Una città nuova che dalla prima descrizione fatta da Berlusconi appare mostruosa: interi nuovi quartieri, con miniappartamenti di 50 metri quadrati, fatti in fretta e furia – appena cinque mesi – da riutilizzare come città dormitorio per gli studenti. Non dice dove sorgerà, quale sarà la procedura per individuare i costruttori, chi farà i bandi, chi pagherà il conto: sciocchezze per giornalisti che «perdono tempo» ed ora la parola d’ordine è ricostruire. Qualche indiscrezione sulla localizzazione già ieri, però, circolava nella scuola sottufficiali della finanza. Si parla della piazza d’Armi che da giorni è divenuta una discarica dove triturare le macerie e dove qualche giornalista troppo curioso ha visto anche amianto. Ma basterà una bella colata di cemento per poter dire scordammoce ’o passato.

 

..........................

 

Napolitano: «Disprezzo delle regole e avidità dietro alla tragedia Abruzzo e alla crisi economica»

Da L'Unità on line

«Quando oggi pensiamo e soffriamo per le vittime e per i danni provocati dal terremoto in Abruzzo non possiamo non ritenere che anche qui abbiano contato in modo pesante e abbiano contribuito alla gravità del danno umano e del dolore umano comportamenti di disprezzo delle regole, disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini». Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevendo nella Tenuta di Castelporziano una delegazione delle famiglie francescane. «Non sono stati forse questi fenomeni e questi comportamenti» legati «a un indubbio e allarmante decadimento di valori spirituali, umani e morali» a rappresentare «una delle cause della crisi che oggi affligge le nostre economie e le nostre società?». «Parlo di comportamenti dettati da avidità, dalla sete di ricchezza e di potere, dal disprezzo dell'interesse generale e dall'ignoranza di valori elementari di giustizia e di solidarietà». «E perfino - ha sottolineato Napolitano - quando oggi pensiamo all'Abruzzo e soffriamo per le vittime e per i danni provocati dal terremoto, certamente un evento naturale e imprevedibile, non possiamo non ritenere che anche qui abbiano contato in modo pesante e abbiano contribuito alla gravità del danno umano e del dolore questi comportamenti di disprezzo delle regole, disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini». 18 aprile 2009

 
< Prec.   Pros. >

page counter