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giovedì 16 aprile 2009

Contratti, sì al patto che divide il lavoro Ieri la firma del modello separato. Senza la Cgil

Da Il Manifesto del 16 Aprile 2009

Antonio Sciotto

In un contesto di grande tensione tra la Cgil e la Cisl - con il botta e risposta alla vigilia tra Epifani e Bonanni sui rapimenti dei manager - ieri è andato in scena l’ultimo atto sul fronte dei contratti: presso la Confindustria, intorno alle 19,50, è stato firmato il testo definitivo che fissa il nuovo modello, quello che dovrebbe sostituire il Patto del luglio ’93. Ricalca le linee generali siglate il 22 gennaio scorso, ed è ugualmente separato: sottoscritto dalle imprese, da Cisl, Uil e Ugl, ma non dalla Cgil. Guglielmo Epifani, che ieri era comunque presente al tavolo, ha consegnato alla presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, una lettera in cui la Cgil spiega e ribadisce le ragioni del no. La Cgil ha fatto di tutto per affermare in questimesi la propria contrarietà: assemblee, manifestazioni - molto rilevante quella del Circo Massimo, il 4 aprile - e un referendum che ha visto partecipare oltre 3,6 milioni di lavoratori, raccogliendo un «no» al nuovo modello che si è attestato oltre il 96%. Ora, da oggi, viene il difficile per le imprese e i sindacati che hanno scelto questa firma: gestire l’accordo, traducendolo in contratti (dai collettivi agli aziendali) senza il maggiore sindacato italiano, con la Fiom che ha già dichiarato che farà grande ostruzionismo. Non a caso,Marcegaglia, subito dopo la firma ha detto di auspicare che «nei contratti di categoria prevalga il senso di responsabilità:mi dispiace, magari la Cgil potrebbe ripensarci, lo spero». Il conflitto, insomma, è destinato a salire, e sarà accentuato dalla crisi. Ieri, ancora una volta, il leader Cisl Raffaele Bonanni è tornato ad attaccare la Cgil, dopo che aveva affermato che «non prendendo posizione contro i rapimenti dei manager, Epifani liscia la tigre della rivoluzione e soffia sul fuoco»: «La Cgil sui contratti si è autoisolata», ha detto. E a chi gli chiedeva un commento sui rischi rappresentati dalla possibilità di deroga ai contratti nazionali contenuta nel nuovo accordo, Bonanni ha risposto che «la Fiom dice un sacco di inesattezze e fa insieme a gran parte della Cgil una campagna di depistaggio». Ma come abbiamo spiegato sul manifesto di ieri, l’integrativo siglato dalla Ggp di Treviso è una prova di come le deroghe permettano di violare i diritti basilari del lavoro: l’azienda, insieme a Cisl eUil, ha siglato un accordo che viola il contratto nazionale dei meccanici e la legge sui contratti a termine, permettendo la ripetizione a vita di contratti precari e impedendo la stabilizzazione dopo 36 mesi. Uscendo dalla Confindustria, Epifani ha detto che «l'accordo è un errore: divide lavoratori e sindacati in un momento di crisi». Il nuovo modello prevede un rinnovo triennale sia economico che normativo; ma il calcolo degli aumenti viene fatto su una base ridotta rispetto a quella attuale, e utilizzando un indice - l’Ipca - depurato dell’inflazione importata con i costi energetici. Se Confindustria quantifica aumenti salariali nel 2009-2011 per 2.523 euro, la Cgil al contrario ha stimato una perdita di potere di acquisto di 1.352 euro in 4 anni. «Il lavoratore che paga i rincari di benzina e bollette - ha spiegato Epifani - negli aumenti contrattuali si vede togliere gli incrementi dell'energia, così paga due volte». L'Isae, cui si pensa di affidare la previsione dell’inflazione, è un ente pubblico legato al Tesoro e perciò non imparziale. Il nuovo modello, infine, «non allarga la contrattazionema la riduce »: si confermano i due livelli,ma riguardo al secondo, ci si limiterà alla attuale prassi «senza quindi un concreto allargamento della contrattazione». Nella lettera consegnata a Marcegaglia, la Cgil, oltre a ripetere tutte queste obiezioni, segnala anche «il rischio che le deroghe alimentino il dumping sociale e la competizione sleale tra le imprese».

 

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Riforma dei contratti: firmano Cisl, Uil, Ugl e Confindustria

Da IlSole24ore.com

Cisl, Uil e Confindustria hanno firmato l'accordo attuativo della riforma del modello contrattuale. L'intesa fa seguito all'accordo quadro sottoscritto a Palazzo Chigi il 22 gennaio scorso tra Governo e parti sociali, a esclusione della Cgil che ha deciso di non aderire. Un no, quello della confederazione di Corso Italia ribadito anche oggi dal leader, Guglielmo Epifani. «Non è la prima volta che la Cgil non firma, è successo anche nel commercio e quello è un accordo che funziona», commenta il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. La riforma, ha detto, «rappresenta il primo accordo interconfederale dopo 15 anni e noi non potevamo perdere altro tempo rispetto a chi non vuole mai sottoscrivere un accordo soprattutto nei momenti di crisi». «Si può andare avanti anche senza la Cgil, non possiamo aspettare, sarebbe un grave danno per i lavoratori e il sindacato», sottolinea il segretario generale della Uil che non teme un inasprimento dei conflitti a causa del no della Cgil alla riforma dei contratti. Secondo Luigi Angeletti l'intesa di questa sera «é un buon accordo e consente la tutela dei salari e dei lavoratori ed é migliore di quello fatto negli anni '90. Già questo anno - conclude - il nuovo indice Ipca produrrà un aumento superiore a quello programmato». Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha confermato, al tavolo con Confindustria, Cisl e Uil, le ragioni del no del sindacato alla riforma del modello contrattuale, consegnando una lettera alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia per spiegare e ribadire le ragioni della contrarietà. Con la firma dell'intesa «si conferma la scelta di un modello di assetti contrattuali non condiviso dal sindacato più rappresentativo», si legge nella lettera di Epifani, che ricorda il referendum promosso in proposito dalla Cgil e bocciato dal 97% degli oltre 2,8 milioni di lavoratori consultati. «La nostra contrarietà all'intesa - aggiunge - è già nota, e si basa, per la parte fondamentale, sulla convinzione che il modello definito separatamente riduce la qualità e l'estensione della contrattazione nazionale e di secondo livello». L'intesa è stata siglata anche dall'Ugl. «È un buon accordo - ha detto la segretaria generale, Renata Polverini - supera quello del '93 e permette di migliorare i salari che, rispetto a quelli europei, in alcun settori sono inferiori anche del 30%. Con il nuovo indice Ipca, secondo calcoli Ugl, si avrebbe un vantaggio minimo di 2 punti percentuali rispetto all'inflazione programmata». «Siamo dispiaciuti perché fino all'ultimo abbiamo cercato di fare il possibile per avere la Cgil al tavolo perché questo é un momento in cui devono prevalere logiche che ci uniscono», sottolinea la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Auspichiamo - ha aggiunto - che nei contratti di categoria prevalga da parte di tutti il senso di responsabilità». La Cgil, ha sottolineato Marcegaglia, «é sempre stata al tavolo. Siamo convinti che quello fatto é un buon accordo che va nella direzione europea, esattamente come stanno facendo altri Paesi. Abbiamo messo poi alcune regole: i contratti non devono essere momenti di conflitto o di far west. La Cgil, magari, potrebbe ripensarci. Speriamo».

 
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