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Sicurezza, governo battuto su ronde e Cie (Centri di identificazione ed espulsione) PDF Stampa E-mail
giovedì 09 aprile 2009

 L’opposizione stravolge il decreto. Grazie ai dissidenti Pdl Da

Il Manifesto del 9 Aprile 2009

Carlo Lania

ROMA «Ora basta». E’ da poco passata l’una quando i deputati leghisti decidono che la misura è ormai colma e abbandonano urlando l’aula di Montecitorio per riunirsi tutti in Transatlantico. Poco prima hanno visto naufragare, una dopo l’altra, due delle misuresimbolo sulle quali il Carroccio, e in particolare il ministro degli Interni Roberto Maroni, ha impostato la sua politica sulla sicurezza. La prima a cadere è la norma - contenuta nel decreto legge sicurezza - che avrebbe dovuto istituire le ronde. E’ lo stesso Maroni, visto l’ostruzionismo messo in campo dall'opposizione, a decidere al mattino che è meglio stralciarla dal decreto per riproporla nel disegno di legge sulla sicurezza in discussione sempre alla Camera. Una decisione spinta dalla necessità di approvare il decreto - che deve passare anche al Senato - prima della sua scadenza fissata per il 26 aprile e di fronte alla quale la Lega sceglie di fare buon viso a cattivo gioco. E invece poco dopo il nuovo smacco, relativo sempre al decreto sicurezza. Con la complicità del voto segreto, l’aula approva infatti un emendamento presentato da Pd e Udc che abolisce la possibilità di prolungare fino a sei mesi la detenzione degli immigrati nei Centri di identificazione ed espulsione, una bocciatura alla quale contribuiscono almeno 17 deputati del Pdl nonostante l’astensione di metà dell’Italia dei valori. Uno schiaffo per i leghisti. Che infatti esplodono dando sfogo a tutta la loro rabbia contro gli alleati «traditori ». «Quello lì ha messo la fiducia su tutti i decreti che ha voluto e poi su questo ha preferito evitare», urla un deputato con un chiaro riferimento a Berlusconi e subito zittito dal collega Andrea Gibelli.Ma il più furibondo di tutti èMaroni. Ilministro degli Interni si vede infatti respingere al mittente per la seconda volta una misura a cui non ha mi fatto mistero di tenere particolarmente come il prolungamento del periodo di detenzione dei clandestini nei Cie. Poche settimana fa, infatti, la stessa misura, contenuta però nel ddl sicurezza, era stata bocciata anche dal Senato. La reazione è immediata. Maroni convoca una conferenza stampa in cui definisce il voto della Camera come un «indulto». «Dal prossimo 26 aprile - avverte - saremo costretti a mettere in libertà 1.039 clandestini. Altri 277 saranno liberati nelle successive due settimane ». Poi annuncia di voler chiedere un chiarimento a Berlusconi. «Domani (oggi, ndr) prima del consiglio dei ministri gli chiederò un impegno personale. Non intendo più impegnare il ministero dell’Interno, che è già stato smentito due volte. Chiederò al premier di convincere la suamaggioranza a sostenere le proposte del ministro. Altrimenti - è la conclusione - occorrerà prendere atto che parte della suamaggioranza non condivide la serietà delle politiche di contrasto all’immigrazione clandestina». Non sono parole pronunciate a caso. Anche se nella conferenza stampa il ministro fa sedere accanto a sé il sottosegretario Pdl Alfredo Mantovano, Maroni sa bene che i suoi provvedimenti anti-clandestini - praticamente la principale attività del Viminale da quando è inmano alla Lega - piacciono poco sia al governo che alla maggioranza. Lo stesso Berlusconi, proprio sulle ronde, non ha certo fatto mistero dei suoi dubbi, che poi non a caso si sono concretizzati nella decisione di non imporre il voto di fiducia al decreto sicurezza. E critiche alla politica anti-immigrati di Maroni sono arrivate in passato anche dall’ex ministro degli interni Giuseppe Pisanu e dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Non a caso ieri, alcuni leghisti indicavano proprio nei «finiani » i deputati «traditori». Ma in realtà il malessere è molto più ampio. Forte dell’amicizia ce lega Bossi a Berlusconi, damesi il Carroccio impegna infatti in parlamento in provvedimenti che interessano solo l’elettorato leghista. Dal federalismo alle quote latte al superamento del patto di stabilità interno. «Tutti spot elettorali per la Lega», come diceva ieri un deputato Pdl che, citando Berlusconi, ricordava come il Carroccio «non può ottenere tutto quello che vuole. Soprattutto senza dare nulla in cambio». Alla fine in segno di protesta la Lega non partecipa al voto finale sul decreto che, privato delle norme sulle ronde e sui Cie, mantineie solo le nuove misure contro stalking e violenza sessuale e viene approvato con i voti dell’opposizione. «Senza le ronde le città italiane adesso saranno più sicure», commenta soddisfatto il segretario del Pd Dario Franceschini.

 

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Lega furibonda: accuse al Pdl e a Berlusconi. Il decreto passa con 397 sì e 6 no Il governo cede sulle ronde e va ko sui Cie Maroni: «Votato l'indulto ai clandestini» Accordo con l'opposizione: un ddl specifico sui cittadini vigilantes. Poi l'esecutivo battuto anche sulle banche

Da Il Corriere della Sera on line

ROMA - Passa il decreto sicurezza, ma senza ronde - congelate dopo un accordo tra il centrosinistra e il governo - e senza l'aumento del periodo di detenzione nei Cie, i nuovi Centri di identificazione e di espulsione che hanno preso il posto dei Cpt. In questa forma il testo ha ottenuto 397 voti favorevoli e sei contrari. E ha portato all'esplosione di un caso politico all'interno della maggioranza, con la Lega Nord che vede completamente snaturato un testo che il Carroccio aveva fortemente voluto e sostenuto. «Sono furibondo, per usare un eufemismo», dice non a caso il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, dopo il colpo di scena alla Camera.

SCRUTINIO SEGRETO - I leghisti non solo hanno dovuto accettare la scelta dell'esecutivo di stralciare dal testo la parte relativa alle ronde (in cambio dell'impegno del centrosinistra di interrompere l'ostruzionismo). Ha dovuto anche subire lo smacco della sconfitta del Pdl sull'articolo che prevedeva la detenzione fino a sei mesi degli immigrati trasportati nei Centri di identificazione. Montecitorio ha approvato a scrutinio segreto gli emendamenti del Pd e dell'Udc che sopprimono l'articolo sull'esecuzione dell'espulsione degli immigrati. Maroni, con amarezza, ha parlato di «indulto per i clandestini» votato dalla Camera. Secondo il ministro, la bocciatura «mette in discussione tutto l'impianto delle politiche di contrasto all'immigrazione. Oggi è una bella giornata per i 1.038 clandestini che il 26 aprile torneranno in libertà. Chiederò chiarimenti a Berlusconi e se intende reintrodurre la norma al Senato. Se non ci saranno queste garanzie, mi regolerò di conseguenza».

INSORGE LA LEGA - Le molte assenze e 17 franchi tiratori dalle fila della maggioranza hanno portato il governo a soccombere alla Camera facendo infuriare la Lega. «Quello lì (Berlusconi, ndr) ha messo la fiducia su tutti i decreti che ha voluto e poi su questo ha preferito evitare», ha gridato un deputato leghista dopo la votazione. La rabbia dei deputati del Carroccio era palpabile. «Almeno venti del Pdl hanno votato con l'opposizione. Si tratta di una scelta politica precisa», ha detto Marco Reguzzoni. Non appena il governo è andato sotto sul decreto che conteneva la legalizzazione delle ronde, tutti i deputati leghisti sono usciti dall'Aula accusando gli alleati di «tradimento». Ma la rabbia è evidente anche contro il governo, che ha deciso di non mettere la fiducia sul provvedimento che conteneva la legalizzazione delle ronde, la permanenza degli stranieri nei Cie e misure anti-stupro. E forse non è un caso che poco più tardi il governo sia stato battuto su una mozione del Pd legata alle iniziative sul sistema creditizio, passato con 165 voti a favore e 157 contrari: al momento del voto i deputati leghisti non erano in Aula.

«SONO 12 SCEMI» - Chi non accetta il dito puntato della Lega è Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl: «Ho detto a Maroni che sono arrabbiato più di lui perché non mi avevano detto che c’era oggi questo pericolo». Oggi infatti La Russa è stato in visita in Abruzzo, mentre avrebbe potuto essere presente in Aula. In ogni caso La Russa rileva che anche la Lega contava oggi «8 assenti», e che sui franchi tiratori, che secondo l'ex reggente di An sono solo 12, nessuno deve scagliare la prima pietra: «E’ più probabile che siano del Pdl, ma non si può escludere che ci sia qualcuno della Lega. Indaghiamo in tutte le direzioni, ma si tratta di 12 scemi, che hanno usato utilizzato, un modo che non fa loro onore, il voto segreto». Il nervosismo però è palpabile: «Fra cinque minuti - ha detto La Russa dopo il risultato negativo sui Cie - chiamo Berlusconi per dirgli che voglio una norma che sia dura il doppio».

BOSSI - Ci prova Umberto Bossi a ricucire lo strappo. Il Senatùr sarebbe stato categorico con i suoi: l'indicazione sarebbe quella di mantenere la calma, anche se il leader del Carroccio avrebbe chiesto al presidente del Consiglio nella telefonata mattutina di "blindare i due passaggi parlamentari, magari anche con la fiducia.

 L'MPA E IL VOTO CONTRARIO - L'Mpa si assume una parte significativa della sconfitta della maggioranza alla Camera sul provvedimento sicurezza. Il suo leader Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, ha affermato: «Non sono d'accordo né con le ronde né con i centri di espulsione».

UN DDL SULLE RONDE - La parte relativa alle ronde sarà in ogni caso inserita in un apposito disegno di legge in discussione dal 27 aprile. La decisione è arrivata dopo che l'ostruzionismo dell'opposizione aveva di fatto reso impossibile l'approvazione del decreto e costretto a un accordo. Sulle ronde fino all'ultimo minuto il governo aveva minacciato il ricorso al voto di fiducia, possibilità che era stata ventilata dal ministro della Difesa, Ignazio la Russa.

LA BOCCIATURA DEI CIE - Quanto ai Cie, l’emendamento è passato a scrutinio segreto con 232 voti a favore e 225 contrari. Dodici gli astenuti, di cui dieci dell’Italia dei valori (su 22 presenti). Gli altri due sono Paolo Guzzanti e Americo Porfidia. Secondo i calcoli del Pd sui tabulati della votazione, sarebbero 17 i deputati del Pdl che hanno votato con l’opposizione per sopprimere la norma che prolungava fino a sei mesi la permanenza degli immigrati nei Cie in attesa di espulsione. Dai tabulati emerge anche che il gruppo del Pdl era quello con più assenze: oltre il 30%.

OPPOSIZIONE SODDISFATTA - Alla proclamazione del risultato, l'opposizione ha esultato. «È una vittoria del Parlamento e della sua serietà», ha detto Pier Ferdinando Casini. «Quando vince la ragionevolezza», ha commentato il capogruppo del Pd, Antonello Soro, «vinciamo tutti. È stata accolta con favore da tutti la decisione del governo di utilizzare il disegno di legge e non il decreto per quanto riguarda le ronde, e ci impegniamo a fare il possibile per approvare il resto del decreto sicurezza in giornata».

 
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