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Il sindacato mondiale all’Italia: «Non va ridotto il diritto di sciopero» PDF Stampa E-mail
mercoledì 08 aprile 2009

RAPPORTO SUL LAVORO · L’Ituc analizza i 27 paesi dell’Unione: tra le emergenze, il gap salariale uomo/donna e le discriminazioni anti-sindacali

Da Il Manifesto dell'8 Aprile 2009

Vittorio Longhi

Politiche antisindacali, ostacoli al diritto di sciopero, discriminazioni e una sempre maggiore disparità salariale tra donne e uomini. Non si tratta di paesi del sud del mondo, asiatici o africani,ma dei 27 paesi della Ue, sotto la lente d’ingrandimento della Confederazione sindacale internazionale, Ituc-Csi. In occasione delle due giornate in cui l’Organizzazione mondiale del Commercio esamina le politiche commerciali dell’Unione, il sindacato internazionale diffonde il suo rapporto. «Nonostante la piena ratifica delle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) da parte dei 27 - premette il rapporto - ci sono ancora molti difetti di applicazione, relativi alla discriminazione antisindacale, al diritto di sciopero, al divario salariale tra donne e uomini nella maggior parte dei paesi». Le preoccupazioni riguardano sia l’Europa Est che occidentale, dove crescono la chiusura e l’ostilità ai sindacati da parte delle imprese, sempre più multinazionali. Mentre negli stati dell’Est si affermano forme di discriminazione sul lavoro, sull’istruzione e sulla casa nei confronti delle minoranze etniche, prime tra tutte quella Rom, nei primi 15 statimembri si stanno adottando misure che scoraggiano l’adesione al sindacato e limitano il diritto di sciopero e l’azione collettiva. Misure in contrasto con le 8 fondamentali convenzioni Ilo, che vanno dal diritto di associazione e contrattazione alla discriminazione di genere, dal divieto di lavorominorile a quello di lavoro forzato. Riguardo all’Italia, le critiche del sindacato internazionale cominciano con il nuovo disegno di legge delega del governo Berlusconi che vorrebbe restringere il diritto di sciopero nei servizi pubblici e nei trasporti, attraverso lo strumento dello «sciopero virtuale» e con requisiti di rappresentatività penalizzanti per i lavoratori. Un provvedimento che finora solo la Cgil aveva ritenuto incostituzionale e che ora anche la Ituc non esita a definire «una grave violazione dei diritti fondamentali del lavoro». Altro dato sull’Italia che merita attenzione è quello sul pay gap, il divario salariale tra donne e uomini che oggi si attesta a una media del 16%, stando ai dati Istat. La discriminazione di genere avviene soprattutto tra le categorie professionali più elevate e, secondo le osservazioni della Commissione europea citate nel rapporto, «le donne in Italia sono sotto rappresentate a livello manageriale e imprenditoriale ». Anche le cifre dell’Ilo indicano una presenza femminile ai vertici dirigenziali ancora bassa, al 23%. Nel capitolo sul lavoro minorile, l’Ituc nota che le norme sull’età minima lavorativa non vengono rispettate nell’economia informale, ancora «estesa» nel nostro paese, agli stessi livelli dei nuovi paesi membri, come Bulgaria e Romania. L’ultimo rapporto sul child labour inviato dal governo italiano all’Ilo contava 1.987 casi di minori impiegati in modo illegale nel 2005, generalmente nelle piccole imprese a conduzione familiare, con orari eccessivi,mancanza di controlli medici, del riposo e delle ferie. Assai più grave è la rilevazione delle cosiddette «forme peggiori di lavorominorile», che nel caso italiano significa traffico a scopo sessuale (il 10% sul totale), in cui domina la presenza di minori immigrati. Si stima che nel 2007 ci siano state circa 2.800 vittime di traffico, tra adulti eminori, per sfruttamento sessuale, per lavoro domestico, agricolo e nei servizi. La denuncia di condizioni di lavoro forzato, invece, riguarda le campagne del sud, dove - è noto - il 90% dei migranti stagionali lavora in nero e due terzi non hanno il permesso di soggiorno. Si tratta per lo più di irregolari polacchi, romeni, pachistani, ivoriani e albanesi spesso ricattati e ridotti in condizioni di schiavitù.

 
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