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La battaglia in casa Nato PDF Stampa E-mail
domenica 05 aprile 2009

«Guerra alla guerra», il corteo degenera presto in violenti scontri tra anarchici, autonomi e polizia. A soqquadro il centro di Strasburgo, albergo in fiamme. E i pacifisti si staccano dal black bloc

Da Il Manifesto del 5 aprile 2009

Paolo Gerbaudo

STRASBURGO «Guerra alla guerra» recitano le scritte suimuri dei quartieri di Strasburgo attraversati dalle proteste contro la Nato nel giorno del suo sessantesimo anniversario. E a Strasburgo, città che fu a lungo oggetto del contendere tra Francia e Germania, la guerra vista ieri in piazza, con violenti scontri e oltre 50 feriti, non aveva niente a che fare con una guerra tra nazionima piuttosto una guerra interna tra le forze di polizia e movimenti radicali. Da un lato l'asse tra polizia francese e tedesca che si sono palleggiate per tutto il giorno il corteo, costringendolo ad andare avanti e indietro senza permettergli di raggiungere la destinazione finale. Dall'altro l'asse tra anarco-autonomia, tedesca e francese, che ha dato vita a un grande blocco nero che ieri rappresentava circa metà dell'intero corteo. Pomo della discordia una conferenza in cui Obama è infine riuscito a ottenere dagli alleati 5000 soldati in più per mettere le pezze all'occupazione in Afghanistan. Di primamattina gruppi di manifestanti abbandonano il campeggio no- Nato di fronte al quale venerdì notte si era svolta una battaglia dura tra polizia e black bloc infuriati per la notizia del morto durante le proteste contro il G20 a Londra. Gruppi di manifestanti scorrono di fianco a una grande barricata che protegge l'entrata al campeggio. La gente delle villette della zona prese in ostaggio dalla protesta non sembra troppo spaventata. Una coppia sulla cinquantina osserva incuriosita un gruppo di ragazzi vestiti di nero e con le maschere anti-gas che cantano in francese «chi ha rubato dovrà pagare». I manifestanti camminano a passo spedito per raggiungere il punto di raduno della manifestazione, prima che la polizia riesca a spegnerla sul nascere. Si passa tra i palazzi popolari e multietnici della banlieue di Strasburgo. Famiglie turche, iraniane, algerine guardano curiose dai balconi le bandiere e gli striscioni che gridano allo scandalo della guerra. Bambini assiepati sull'erba che si mettono a scherzare con un attivista vestito da Bambi il cerbiatto. Ragazzine dei palazzi popolari, vestite di rosa, che mimano il pugno alzato alla gente che passa. Sorrisi. Quando la maggior parte delle persone arriva finalmente al punto di partenza del corteo, la strada è già diventata un campo di battaglia tra polizia e manifestanti. Bombe sonore fanno tremare i timpani e feriscono volto e braccia. Pallottole di gomma che fischiano sopra la testa. Il fumo acre delle barricate che si mischia al fumo irritante dei lacrimogeni, portando le persone a coprirsi la bocca e a tossire nervosamente. In mezzo al fumo il bagliore improvviso delle molotov che tengono a bada la polizia francese. Un gruppo di ragazzi francesi abbatte una telecamera facendo partire la cantilena «anti-anti-anti-capitalista». Col passare del tempo il corteo si fa più forte e determinato: le forze dell'ordine arretrano, le bandiere rosse di trotzkisti e maoisti e gli stendardi neri e rossoneri degli anarchici avanzano rapide verso il confine tra Francia e Germania. Si passa il primo ponte, il Pont Vauban che passa sopra un canale alimentato dalle acque del Reno. In mezzo alla folla un pupazzo di Obama con la tuta mimetica e la bussola simbolo della mano che imbraccia un fucile. Banlieusard locali costeggiano il corteo a cavallo dei loro motorini e fanno cenni d'intesa ai black bloc assieme ai quali avevano assaltato una stazione di polizia nella zona del campeggio. Ragazzini dei palazzi popolari, con tute da rapper e cappelli da baseball danno indicazioni su possibili vie di fuga e guardano attenti per imparare come ci si comporta in queste situazioni. Il corteo procede tranquillo fin quando si intravede il Ponte dell'Europa, simbolo della fratellanza francotedesca emonumento all'alleanza tra Schuman ed Adenauer. I black bloc si preparano nuovamente alla battaglia. Carrelli colmi di pietre vengono portati verso la rampa che conduce al ponte. Ma il ponte è imprendibile. La polizia tedesca lo controlla con due grandi blindati armati di idranti che occupano le due corsie e un numero ingente di agenti anti-sommossa pronti a difendere gli spiragli rimasti aperti. Gruppi di ragazzi portano transenne e pezzi di legno per innalzare un barricata da questo lato del ponte. La polizia rimane sicura sulle sue posizioni in un tacito compromesso: noi non avanziamo, voi non passate. Per rifarsi dal blocco della polizia ragazzi bardati di nero prendono d'assalto una dogana abbandonata che presto va a fuoco liberando un'alta colonna di fumo. La stessa sorte tocca a un albergo, l’Ibis, che viene prima preso a sassate e poi dato alle fiamme. Sotto la furia del blocco nero finiscono pure un autolavaggio, un centro commerciale e un ufficio nella zona portuale. Mentre la dogana sta cominciando ad andare a fuoco un anziano pacifista tedesco urla ad alcuni black bloc: «Noi lottiamo per la pace e quindi dobbiamo usare la non violenza. Altrimenti perdiamo il dibattito suimedia ».Ma i ragazzi non sembrano dargli retta. Unpacifista francese con la bandiera arcobaleno non nasconde l'indignazione e facendo strada a un pacifista d'oltremanica gli dice: «Andiamo via di qua per far vedere che noi non abbiamo niente a che fare con tutta questa distruzione». Trotzkisti e pacifisti si allontanano dai black bloc per riunirsi in uno spiazzo dove è statomontato un grande palco su cui cominciano i comizi. La situazione si fa più calma. Ma verso le tre si fa rivedere la polizia francese, infuriata per l'incendio all'hotel Ibis. Elicotteri delle forze dell'ordine cominciano a farsi minacciosi passando appena sopra gli alberi in un parco dove alcuni manifestanti si sono stesi per riprendere le forze. Reparti anti-sommossa tirano gas lacrimogeni a casaccio per liberare l'area, bersagliando pure lo spezzone di corteo che aveva deciso di mettersi in disparte dopo l'inizio delle violenze. A questo punto il corteo decide di tornare verso il campeggio. Ma sulla sua strada incontra le camionette della polizia parcheggiate una dietro l'altra che si bloccano a vicenda e diventano facile bersaglio del black bloc che le sorprendono dall'alto di un ponte ferroviario, bersagliandole con i sassi della massicciata. Chris Knight, uno degli animatori delle proteste contro il G20 a Londra, osserva compiaciuto la scena dall'alto. Nel tardo pomeriggio, stremati da ore di scontri con la polizia, in molti si siedono e gli agenti decidono finalmente di lasciare che il corteo torni al campeggio. Per bloccare una nuova carica alcuni ragazzi spingono dei vagoni ferroviari adibiti al trasporto di cereali in mezzo alla strada dove diventano eccellenti barricate. La polizia risponde intensificando il lancio di gas lacrimogeni. Si va avanti così con continui botta e risposta fino a tarda serata. Poco a poco alcuni gruppi riescono a trovare spiragli nel dispositivo di sicurezza innalzato dalla polizia francese. La polizia cerca di intercettare alcuni gruppi sul percorso verso il campeggio. Sulla via di casa nuovi alterchi tra autonomi e pacifisti. «La violenza vera è quella in Afghanistan », urla un ragazzo francese a un vecchio che tenta di fermarlo mentre sfonda i vetri di una fermata del bus. «Questi sono solo un po' di vetri rotti ».

 

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L’Italia offre 524 uomini in più per le elezioni di agosto e per l’addestramento della polizia È Rasmussen il nuovo segretario Nato 5.000 militari in più in Afghanistan Superate le resistenze della Turchia grazie al pressing di Berlusconi su Erdogan e di Obama su Gul

 

Da Il Corriere della Sera on line

STRASBURGO (FRANCIA) - Alla fine il premier danese Anders Fogh Rasmussen è stato nominato segretario generale della Nato a partire dal prossimo primo agosto. Lo ha confermato l’attuale numero uno dell’Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, riferendo che «tutti gli alleati hanno ritenuto Rasmussen l’uomo giusto». OBAMA LIETO - Il presidente Usa Barack Obama si è congratulato con il premier danese per la nomina e ha ringraziato la Turchia per aver dato il suo assenso. Secondo Obama ,Rasmussen è «uno straordinario esponente pubblico con una reputazione eccellente», e si è dichiarato «sicuro che è l’uomo giusto per guidare la Nato». Parlando in conferenza stampa al termine della seconda e ultima giornata del vertice Nato a Strasburgo, Obama ha sottolineato che la decisione su Rasmussen è stata assunta «all’unanimità», ma ammesso che ci sono state delle difficoltà con Ankara. «Voglio ringraziare in particolare la Turchia per aver sollevato delle perplessità riguardo la loro sicurezza interna» ha detto il presidente Usa, aggiungendo che Ankara ha accettato che il premier danese sarà in grado di «rispondere» alle preoccupazioni che aveva espresso. L'ANNUNCIO - Rasmussen, intervenuto in conferenza stampa subito dopo Scheffer, si è detto «profondamente onorato» e ha lodato l’operato del suo predecessore. Il pressing del premier Silvio Berlusconi, con la relativa telefonata del premier di Ankara Erdogan che ha provocato lo strappo protocollare, sembrerebbe quindi servito a qualcosa. Ma più ancora pare sia stato decisivo un colloquio tra il presidente statunitense Barack Obama con il presidente turco Abdullah Gul. La Turchia era infatti l'unico membro della Nato ad opporsi alla nomina del premier danese alla prestigiosa carica. NUOVI MILITARI NATO IN AFGHANISTAN - Dopo la nomina di Rasmussen, i paesi della Nato si sono impegnati a inviare fino a 5.000 militari in più in Afghanistan. Lo ha riferito la Casa Bianca. Secondo il portavoce Robert Gibbs, il presidente Barack Obama sarebbe soddisfatto del risultato dei negoziati. I soldati in più aiuteranno ad addestrare la polizia afghana e a migliorare la sicurezza in vista delle elezioni presidenziali di agosto. Secondo Gibbs, la Gran Bretagna invierà 900 soldati, Spagna e Germania 600 ciascuna, mentre altri rinforzi verranno da Italia e Francia. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha indicato che l’Italia offre 524 uomini in più per le elezioni di agosto e per l’addestramento della polizia afghana.

 
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