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IL REFERENDUM · 3,6 milioni votano con la Cgil, contrario il 96%. Bonanni: «Una panzana» PDF Stampa E-mail
martedì 31 marzo 2009

Cgil: referendum sul contratto, il 96 per cento contrario all'accordo

Da L'Unità on line

Più di 3,6 milioni di lavoratori, pensionati e precari hanno partecipato al referendum sull'accordo separato del 22 gennaio scorso di riforma del modello contrattuale, non sottoscritto dalla Cgil. Il 96,27% (oltre 3,4 milioni) ha bocciato la riforma. Sono i dati resi noti dalla Cgil, nel corso di una conferenza stampa. Confrontando i risultati con la consultazione promossa da Cgil, Cisl e Uil nel 2007 sul protocollo sul welfare, si tratta del 71% di quanti parteciparono a quel voto. «È un risultato assolutamente straordinario» ha commentato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sottolineando che «questo voto rafforza la posizione assunta» dalla Confederazione di corso d'Italia. «Non condividiamo l'accordo e non condivideremo gli accordi settoriali che si muoveranno su quello», ha inoltre aggiunto il leader sindacale: «Andiamo avanti con piattaforme separate».

30 marzo 2009

 

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IL REFERENDUM · 3,6 milioni votano con la Cgil, contrario il 96%. Bonanni: «Una panzana» Patto separato, 3 milioni di no Il 4 aprile al Circo Massimo: democrazia sindacale e ricette anti-crisi

Da Il Manifesto del 31 marzo 2009

Antonio Sciotto

ROMA Cinque cortei che attraversano Roma, l’ambizione di riempire tutto il Circo Massimo: la piazza vera, quella degli eventi memorabili. Inevitabile il confronto con i tre milioni del 23 marzo 2002, la marea umana che riuscì a fermare l’abolizione dell’articolo 18. La Cgil adesso ci riprova in piena crisi, sabato prossimo - il 4 aprile - chiama i lavoratori italiani a fare il massimo sforzo, a invadere la capitale. Per dire due cose, principalmente: il governo Berlusconi deve agire contro la crisi, deve sostenere i dipendenti, pensionati e precari che non ce la fanno;ma anche, si ribadisce il no all’accordo separato firmato il 22 gennaio da Cisl, Uil e Confindustria (insieme a tutte le associazioni datoriali), portando a sostegno una massa ingente di voti, quelli del referendum indetto dalla Cgil. Oltre 3,6 milioni, con un 96% di no: precisamente 3.643.836 lavoratori votanti, in 59.377 assemblee, con il no al 96,27%. Il referendum unitario sul Protocollo welfare, nel 2007, vide 5.128.000 votanti; quello sul Patto del luglio 1993, ne contò 1.327.000. Le polemiche comunque non sono mancate, e il clima - dopo la diffusione del dato sui voti - si è subito riscaldato, con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che senza peli sulla lingua ha bollato il referendum come una «panzana clamorosa». Il fatto è che il segretario Cgil Guglielmo Epifani, lamattina aveva detto chiaro e tondo che «il risultato del voto è straordinario, e deve far riflettere tutto il sindacato». Ancora, secondo Epifani, «l’esito è andato ben oltre le nostre aspettative: noi l’avremmo già considerato un successo con 2,8-2,9 milioni di voti. E’ evidente - ha aggiunto - che è andato ben al di là dei nostri iscritti, coinvolgendo gli altri lavoratori, non aderenti a nessun sindacato, ma anche tesserati con altre organizzazioni». Epifani ha dunque mandato un messaggio preciso alle confederazioni «sorelle»: «A Cisl e Uil avevamo chiesto di indire il referendum insieme, ma ci hanno risposto di no e allora l’abbiamo organizzato noi. Ora dovrebbero rispettare il voto dei lavoratori. Perché bisogna intendersi: non è che la democrazia può valere a fasi alterne, non si può votare solo quando si è certi di vincere. Porremo con più forza il problema delle regole democratiche: non si deve indire il voto solo quando c’è un accordo aziendale, ma anche quando c’è un contratto nazionale o un accordo di carattere generale. E’ proprio la consultazione dei lavoratori - ha concluso - che permette di dirimere le divisioni, quando ci sono, tra le organizzazioni, e fare in modo che esse si stemperino, senza trascinarsi nel tempo». Il segretario Cgil ha poi spiegato a che punto è il dialogo con Cisl e Uil sulle regole: «Sulla rappresentanza siamo più avanti, in linea con il contenuto del nostro documento unitario: per misurare la rappresentatività di un’organizzazione, può prendersi a riferimento un mix tra le deleghe verificate e i voti espressi alle elezioni delle Rsu. E’ sulla democrazia che, come per tradizione, abbiamo impostazioni di fondo diverse, e perciò se ne dovrà discutere nei prossimi incontri».Ma dalle parole del segretario, pare di capire che non c’è ancora una data per il confronto, i confederali forse aspettano il primo maggio, quando saranno di nuovo insieme a Siracusa, per «riallacciare»: per ora pesa la divisione sulla manifestazione del 4. Quanto al merito dell’accordo separato del 22 gennaio, il segretario della Cgil ha spiegato che «il voto conferma la nostra contrarietà, e anzi la rafforza: sia rispetto a quel testo, che riteniamo sbagliato perché restringe gli ambiti della contrattazione, sia rispetto a eventuali futuri accordi che volessero recepirlo». Ma il 4 aprile, in piazza, non si parlerà ovviamente soltanto di contratti e della divisione sindacale: «Porteremo tutte le nostre richieste contro la crisi, già esposte in più occasioni - ha spiegato Epifani - Il governo, a differenza degli altri paesi, sceglie di decidere tutto da solo, inmodo autoreferenziale, e non incontra le parti sociali o gli enti locali se non quando è strettamente necessario per un problema di competenze, perché lo prescrive la legge. Non consulta noi, ma non vede neanche Cisl e Uil; e anche l’incontro con EmmaMarcegaglia, sulla questione dei ’soldi veri’, in realtà è stato fatto con le stesse modalità. Non a caso, il Presidente della Camera Gianfranco Fini chiede la convocazione di un Tavolo nazionale sull’economia e la crisi, perché lui stesso si rende conto che qualcosa non va, che non c’è confronto». Scendendo nel particolare dell’organizzazione, il segretario confederale Enrico Panini ha spiegato che si svolgeranno 5 cortei (partenza alle 8,30, i percorsi sul sito www.cgil.it) e che sono attesi - per ora - 40 treni speciali, 2 navi, 4800 pullman.Nella sola Roma sono stati già distribuiti 1.456.000 volantini. Ci saranno anche i pensionati, i precari, tanti studenti. Il palco verrà piazzato almargine del Circo Massimo: la sfida, come detto, è riuscire a riempirlo tutto.

 

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Elevatissima la partecipazione alla consultazione promossa dalla sola Cgil sulla riforma contrattuale firmata da Cisl e Uil, nonostante il no di Corso Italia Contratti: al voto in 3,6 milioni Accordo separato bocciato dal 96% I votanti corrispondo al 71% dei partecipanti al voto sul welfare nel 2007 In quell'occasione i promotori erano state tutte e tre le confederazioni

Da Repubblica.it

ROMA - Oltre 3,4 milioni di lavoratori e pensionati, la schiacchiante maggioranza di 3,6 milioni di votanti, hanno bocciato l'accordo separato del 22 gennaio sulla riforma del modello contrattuale, non sottoscritto dalla Cgil. Il 96,27% ha bocciato la riforma. Sono i dati resi noti dalla Cgil, nel corso di una conferenza stampa. La consultazione era stata promossa dalla sola Cgil, dopo che, sempre a gennaio, Cisl e Uil si erano rifiutate di avviarla. Confrontando i risultati con la consultazione unitaria promossa da Cgil, Cisl e Uil nel 2007 sul protocollo sul welfare, si tratta del 71% di quanti parteciparono a quel voto. "Complessivamente la Cgil da sola porta al voto oltre i 2/3 dei votanti del 2007. E' un risultato assolutamente straordinario" ha commentato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sottolineando che "questo voto rafforza la posizione assunta" dalla Confederazione di Corso d'Italia. "Inoltre la Cgil - si legge nel comunicato pubblicato sul sito del sindacato - ha portato al voto una quota molto alta di non iscritti che, con la loro partecipazione, hanno rafforzato le ragioni della democrazia nel rapporto con i lavoratori. Tutto ciò rappresenta un valore aggiunto rilevantissimo e mette a disposizione un risultato che dovrebbe consigliare attente riflessioni a più di una forza sociale, alle nostre controparti e al governo". "Non condividiamo l'accordo e non condivideremo gli accordi settoriali che si muoveranno su quello", ha concluso Epifani: "Andiamo avanti con piattaforme separate". Guardando in dettaglio il voto, la percentuale più alta di favorevoli all'accordo si trova nell'ambito dei metalmeccanici: ha votato sì l'8,58%. Seguono i disoccupati: ha detto sì il 6,06%. La categoria più contraria all'accordo è invece quella dei pensionati: ha votato sì solo l'1,42%. (30 marzo 2009)

 
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