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"A Gaza abbiamo ucciso civili inermi" PDF Stampa E-mail
venerd́ 20 marzo 2009

da Il Manifesto - 20 marzo 2009

Michele Giorgio

Con il passare delle settimane e dei mesi, emergono nuove verità sull’offensiva israeliana «Piombo fuso» condotta da Israele nella Striscia di Gaza lo scorso gennaio. Il quotidiano Haaretz ha pubblicato le testimonianze di diversi soldati di fanteria e piloti da combattimento che hanno partecipato all’attacco, raccolte durante una discussione fra i partecipanti al corso d’addestramento dell’accademia militare Oranim.

Dichiarazioni che confermano quanto denunciato da diversi centri per i diritti umani internazionali e locali su abusi, uccisioni senza alcuna giustificazione di civili, distruzioni e devastazioni immotivate. Haaretz ha sottolineato che diversi soldati israeliani hanno ucciso civili grazie a regole d’ingaggio fin troppo «permissive», distruggendo intenzionalmente i loro beni. Un ufficiale di fanteria ha riferito che il suo plotone aveva occupato una casa abitata da una famiglia, i cui componenti sono stati richiusi in una stanza. In seguito è subentrato un altro plotone, che aveva piazzato un cecchino sul tetto dell’edificio, e dopo qualche giorno è stato deciso di rilasciare i civili. «Il comandante del plotone - ha raccontato il soldato - ha lasciato andare la famiglia dicendo loro di dirigersi verso destra. Una madre con i suoi due bambini non ha capito ed è andata a sinistra.

Il cecchino non era stato avvertito.... ha visto la donna e i bambini che si avvicinavano, verso una linea che nessuno doveva oltrepassare. Ha sparato e alla fine li ha uccisi». Un «tragico errore», uno «sfortunato incidente»? In ogni caso un tiratore scelto dell’esercito israeliano non ha esitato a sparare e ad uccidere una donna con due bambini solo perché «non era stato avvertito». Il testimone ha detto di ritenere che il cecchino non si sia sentito in colpa perché «per quanto lo riguardava, aveva fatto il suo lavoro secondo gli ordini ricevuti». «L’atmosfera in generale, da quanto ho capito daimiei uomini con cui ho parlato - ha concluso l’ufficiale - non so come descriverla... le vite dei palestinesi, sono qualcosa di molto, molto meno importante delle vite dei nostri soldati».

Fra gli altri casi riportati da Haaretz c’è anche l’ordine del comandante di una compagnia di aprire il fuoco contro un’anziana che si stava avvicinando ad una casa occupata. La donna è rimasta uccisa sul colpo. Alle uccisioni vanno aggiunti gli atti di vandalismo, le distruzioni di proprietà e anche le scritte offensive lasciate sulle pareti di molte abitazioni dalle truppe «scelte» entrate a Gaza lo scorso gennaio. Il responsabile del corso di addestramento, Danny Zamir, dopo aver ascoltato i racconti dei soldati e ufficiali, ha parlato di «grave fallimento morale» dell’esercito. Un portavocemilitare da parte sua ha dichiarato che sarà avviata «una verifica sulla veridicità dei fatti e un’inchiesta», ma si deve tenere conto che troppe volte in passato le indagini avviate nei casi di abusi e violenze compiute dai militari israeliani a danno dei civili palestinesi, non hanno portato alla incriminazione e tantomeno alla condanna dei responsabili di tali crimini.

Intanto ieri in Cisgiordania dieci dirigenti di Hamas, tra i quali l’ex vice premier Nasser Shaer, sono stati arrestati dall’esercito israeliano in quella che appare come una retata in ritorsione del mancato accordo con il movimento islamico per la liberazione del caporale Ghilad Shalit in cambio della scarcerazione di alcune centinaia di detenuti palestinesi. Il premier uscente Olmert ad inizio settimana ha ordinato ad una commissione governativa di studiare lemisure più idonee per inasprire le condizioni di detenzione dei prigionieri di Hamas. Un portavoce del movimento islamico, Ayman Taha, ieri sera ha avvertito che il soldato Shalit subirà lo stesso trattamento che Israele riservera’ ai detenuti palestinesi.

 
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