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I medici: «La salute è un diritto Anche quella dei migranti» PDF Stampa E-mail
giovedì 19 marzo 2009

da Liberazione - 19 

Stefano Galieni

Da Bolzano e Gorizia fino a Palermo, passando per Roma, Milano e per tante altre grandi e piccole città italiane. Presidi, raccolte di firme, fiaccolate e manifestazioni, accomunate da vedere la presenza di una presenza diffusa del personale sanitario e da una bandiera viola con un cerchio recante la scritta "Noi non segnaliamo".

E' stato definito il "Noi non segnaliamo day", una giornata promossa dalla Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni) da Msf, Asgi e dall'Osservatorio italiano sulla salute globale, ma a cui, a seconda delle diverse piazze, hanno aderito associazioni di categoria o antirazziste, forze sociali e realtà territoriali, accomunate da un obiettivo: impedire che alla Camera, all'interno del già pessimo "pacchetto sicurezza" venga abolito l'articolo 35 del vecchio testo unico, quello che garantisce assistenza sanitaria alle persone non regolarmente presenti sul territorio nazionale, senza che questo comporti alcuna segnalazione all'autorità giudiziaria. L'emendamento leghista al pacchetto sicurezza che abolisce questo articolo mirava all'inizio a rendere obbligatoria la segnalazione da parte del personale sanitario. Al senato si è raggiunto un osceno compromesso che di fatto lascia ogni decisione alla discrezionalità di chi presta cure.

Un abominio con cui la destra crede di poter acquisire ulteriore consenso elettorale ma su cui è invece insorta la comunità scientifica e quella delle associazioni umanitarie. Le Regioni stanno recependo l'inutilità, la xenofobia e la pericolosità degli effetti di tale proposta, tanto che già in alcune, a cominciare dalla Puglia, si è dichiarata la volontà di disobbedire a tale modifica. Liguria e Marche stanno adottando provvedimenti simili. L'11 marzo scorso, un ordine del giorno, primo firmatario il capogruppo del Prc alla Regione Lazio Ivano Peduzzi, è stato approvato a maggioranza. Nel testo si prevede di considerare la non ottemperanza ad eventuali nuove normative come "obiezione di coscienza" e in quanto tale non sanzionabile. La Regione assicurerà poi la difesa legale, in caso di citazione in giudizio, di coloro che si rifiuteranno di trasformarsi in delatori.

Ma la giornata di ieri è stata utile perché ha permesso di far uscire un tema così importante dall'ambito specialistico e portarlo in mezzo alle persone, ai cittadini e alle cittadine migranti e italiani. Ogni organizzazione promotrice si è data da fare per produrre materiale illustrativo che smontava qualsiasi pretesto che giustifichi l'attuazione di tale emendamento: a Roma la manifestazione più grande. In mattinata centinaia di medici, volontari e cittadini comuni si sono ritrovati in P.zza S. Marco, di fronte alla sede dell'Onu, per poi spostarsi verso l'Ospedale S. Camillo, uno dei più grandi della capitale, per una affollata conferenza stampa. Come accaduto in altre città e negli ospedali, si è preannunciata la volontà di non segnalare e di considerare in totale contrasto con l'Art 32 della costituzione - che definisce il diritto alla salute come prerogativa degli individui e non dei cittadini italiani - la norma che si sta tentando di introdurre. Particolarmente preoccupato l'intervento del dottor Foad Aodi, Presidente dell'Associazione dei medici di origine straniera in Italia, che avverte, non solo nella abolizione dell'art 35 ma in molti altri articoli del pacchetto sicurezza, un "profumo di razzismo".

Il dottor Aodi ha fatto notare, come altri, che già ora, si è registrato un calo dell'afflusso di migranti ai servizi sanitari. Segnale di paura che, tra l'altro, porterà molte persone a farsi curare solo se il proprio stato di salute dovesse aggravarsi. Negli interventi, in un aula gremita soprattutto da medici e volontari di Msf che indossavano una maglietta bianca recante sulle spalle la citazione della Costituzione, le mille ragioni etiche, politiche, pratiche, per opporsi all'abominio che si vuole perpetrare.

Contestato il pretesto economico - nel Lazio la percentuale di "irregolari" che usufruiscono delle cure ospedaliere è dello 0,93%, contestate le motivazioni per cui in questa maniera si combatte la clandestinità - in realtà si rende invisibili le persone senza permesso e le si consegna in mano a circuiti paralleli, aspramente criticata la posizione di chi vede gli "irregolari" come portatori di malattie, in realtà si tratta di persone che arrivano sane e si ammalano sovente per le condizioni di vita e di lavoro in cui si ritrovano. Durante la conferenza Il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio Esterino Montino ha dichiarato di volere invece ampliare i servizi medici estendendo a chi è temporaneamente presente anche l'accesso al medico di base. Ha anche preso l'impegno, qualora la norma venisse approvata, di emanare dispositivi di opposizioni tali da costringere il governo a confrontarsi con la Corte Costituzionale. Numerose poi le prese di posizione in appoggio alla mobilitazione da parte delle forze politiche di opposizione come LdV e Pd. Il Prc ha dato il suo pieno appoggio alla giornata di mobilitazione per voce del segretario nazionale Paolo Ferrero, che ha affermato "Un paese civile cura tutti coloro che ne hanno bisogno, non li denuncia".

 
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