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giovedì 19 marzo 2009

da Il Manifesto - 19 marzo 2009

Antonio Sciotto

ROMA «Il sistema è in equilibrio, i conti dell'Inps sono a posto. Il bilancio 2008 dell'Istituto presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro». A parlare è Antonio Mastropasqua, presidente dell’Inps, che ieri ha presentato la Relazione annuale, affermando che per il momento non c’è bisogno di una nuova riforma. L’attivo dell’istituto di previdenza è esattamente di 11,275 miliardi di euro: Mastropasqua chiarisce che su una eventuale riforma, più volte agitata dall’esecutivo negli ultimi mesi, «spetta al Parlamento, governo e parti sociali decidere, ma un troppo frequente intervento su questa materia rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra generazioni.

Il sistema delle pensioni ha bisogno di tempi certi - aggiunge - fare riforme ogni due anni rischia di compromettere la capacità di guardare al futuro con la necessaria fiducia e certezza». Messaggio colto dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ha ripetuto una posizione già espressa più volte: «Sulle pensioni non è il momento di riforme strutturali». Nonostante queste affermazioni, non sembra comunque tramontata l’idea di riformare le pensioni del pubblico impiego, portando l’età d’uscita delle donne a 65 anni, come è attualmente per gli uomini. Una riforma annunciata dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, poi «frenata» da Sacconi, ma che rimane all’ordine del giorno, perché il governo si starebbe consultando con la Ue (che ha chiesto la modifica) e vorrebbe decidere entro l’estate: è probabile, tra l’altro, che l’esecutivo attenda che passino le elezioni europee, in modo da non inimicarsi la base elettorale.

Tra i partiti che si sono mostrati più che perplessi, non a caso, c’è proprio la Lega, con Bossi che aveva chiesto di «consultare le donne» prima di decidere. Le pensioni pubbliche, va ricordato, non sono però gestite dall’Inps, ma dall’Inpdap. Il presidente dell’Inps ha infatti voluto distinguere, nel suo discorso, il comparto pubblico dal privato: «Nel settore privato - ha spiegato - i due terzi delle donne vanno in pensione di vecchiaia e un terzo in pensione di anzianità». Aumentare l'età pensionabile per loro nel privato sarebbe quindi «un paradosso perché le donne così andrebbero in pensioni più tardi». Per questo, Mastrapasqua «esclude per ora » una equiparazione dell'età pensionabile di uomini e donne nell'ambito privato. Sulla stessa ipotesi, circoscritta però alla Pubblica amministrazione, il presidente dell'Inps si è limitato a osservare che ora «c'è un dibattito interno al governo e con le parti sociali». Ieri Sacconi ha dunque ribadito che «non è ilmomento delle riforme strutturali ». In un momento di crisi infatti, ha spiegato ilministro, le riforme strutturali rischiano, in una fase di transizione, di aggiungere «insicurezza a insicurezza».

A chi gli chiedeva più specificamente dell’innalzamento dell’età delle donne, Sacconi ha risposto che «non è il tempo delle riforme neanche in questo settore». Il miglioramento dei conti dell'Inps, ha spiegatoMastropasqua «è da attribuire essenzialmente agli effetti del nuovo quadro macroeconomico, che nonostante l'incipiente crisi ha allargato sensibilmente la platea dei contribuenti, italiani e stranieri che lavorano in Italia». Le entrate contributive sono «sensibilmente in crescita, così come migliora l'attività di recupero dei crediti, un vero piccolo grande boom con 5 miliardi di euro nel 2008». Il presidente dell’Inps ha spiegato che il numero degli iscritti alle gestioni pensionistiche è cresciuto: «Sono ormai più di 19milioni, con un incremento netto di oltre 230 mila soggetti (+1,2%). Si aggiunga a questo l'incremento dei contributi versati dai lavoratori stranieri regolarizzati: ormai quasi 2 milioni di cittadini stranieri versano contributi previdenziali nel nostro Paese».

La spesa per pensioni al 2008 è risultata pari a quasi 167 miliardi di euro, con un incremento netto di 4,5miliardi. E il numero delle prestazioni si è attestato su 16.086.076. La Cgil, con Morena Piccinini, «apprezza la posizione espressa da Sacconi»: «Gli oltre 11 miliardi di avanzo devono tornare ai lavoratori dipendenti attraverso gli ammortizzatori e ai pensionati». Anche Raffaele Bonanni (Cisl) apprezza e chiede ora di «aumentare i contributi degli atipici per migliorare le prestazioni».

 
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