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CONFERENZA ORGANIZZATIVA PROVINCIALE- BRESCIA: MARIO CARLESCHI IL NUOVO COORDINATORE PDF Stampa E-mail
lunedì 16 marzo 2009
 Si è conclusa domenica 15 marzo la conferenza organizzativa provinciale del Sindacato dei Lavoratori (SdL) intercategoriale con l’elezione di un Coordinamento provinciale di 16 componenti, in rappresentanza delle varie realtà lavorative in cui operano i nostri iscritti. 5 i componenti della segreteria provinciale: Adelio Andreassi (coordinatore uscente) Gianbattista Bertelli, Mario Carleschi, Silvia Cucchi, Margherita Recaldini. Il nuovo Coordinatore Provinciale è Mario Carleschi, 35 anni, delegato Rsu al Comune di Carpenedolo.


Dalla conferenza organizzativa è emersa la volontà di costruire una presenza sindacale credibile e alternativa al sindacalismo confederale, con lo scopo principale di restituire ai lavoratori il ruolo di protagonisti nel decidere le proprie sorti.
Di fronte alla crescente burocratizzazione dei sindacati tradizionali, alla delusione e all’abbandono della partecipazione attiva che le loro fallimentari politiche sindacali hanno prodotto nell’ultimo decennio, SdL intercategoriale si propone come soggetto sindacale alternativo nei contenuti e nelle forme. L’intercategorialità (tra pubblici e privati, lavoratori dell’industria e dei servizi, lavoratori stabili e precari ecc.) è la chiave con cui intende affrontare la frammentazione della condizione del mondo del lavoro anche nella nostra provincia. Necessità che la profonda crisi economica e sociale oggi rende non più rinviabile.
Il superamento delle barriere tra lavoratori che insistono sullo stesso sito produttivo con contratti e condizioni assai diverse tra loro è uno dei punti centrali del progetto sindacale approvato.
Infine, è stata ribadita la volontà di proseguire il percorso di unità d’azione avviato con gli altri sindacati di base e con tutte quelle realtà lavorative che insieme a noi si pongono l’obiettivo di contrastare l’attacco ai diritti e alle garanzie del lavoro che padroni e Governo, spesso in accordo con i sindacati confederali, stanno portando all’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori (basti pensare al nuovo “modello contrattuale”, all'attacco al diritto di sciopero, ai rinnovi contrattuali “da fame”). (vedi anche, in allegato, la traccia della elazione introduttiva)
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BRESCIA: CONFERENZA ORGANIZZATIVA PROVINCIALE
SABATO 14 MARZO dalle ore 15,30 e DOMENICA 15 MARZO dalle ore 9,30
presso i locali dell'OSTERIA DAL LINGERA in via Corsica, 32 a Brescia, si terrà la conferenza organizzativa provinciale di SdL intercategoriale.
Abbiamo fissato questo appuntamento per confrontarci sullo stato attuale del nostro sindacato, sulle modalità per darci un'organizzazione più efficiente, per rendere la nostra azione più adeguata e rispondente alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici, in un periodo in cui gli attacchi del Governo e del padronato ai diritti e alle garanzie del lavoro si fanno sempre più pesanti.

Sabato 14 marzo la conferenza sarà aperta anche a interlocutori esterni, in special modo agli altri sindacati di base presenti nella nostra città e nella nostra provincia, in vista anche di quella unità d'azione che ci appare irrinunciabile per conseguire una presenza non marginale di chi non accetta lo stato attuale delle condizioni economiche e sociali di lavoratori e lavoratrici, in tutti i settori, pubblici e privati.

Domenica 15 marzo ci dedicheremo alla nostra struttura interna, con la discussione sulle modalità concrete con cui intendiamo proseguire il nostro impegno quotidiano di presenza nei singoli luoghi di lavoro e di supporto agli iscritti/e e a tutti i lavoratori: cercheremo di formalizzare alcuni incarichi e responsabilità, nella prospettiva di ampliare la nostra presenza e la nostra capacità di azione.

Di seguito pubblichiamo un breve stralcio dal documento preparatorio:

IL CONTESTO SINDACALE
Il contesto in cui operiamo è caratterizzato da una crescente sfiducia nell’agire sindacale e nei risultati che a livello collettivo si possono “portare a casa”. Da ciò discendono comportamenti diversi a seconda dei vari luoghi di lavoro ma riassumibili sinteticamente nei seguenti filoni: si va dal disinteresse verso qualsiasi proposta di azione collettiva alla ricerca di soluzioni individuali o alla delega agli “esperti” come male minore. Sono una minoranza estrema i lavoratori e le lavoratrici che, oltre a cercare di interpretare la realtà, conservano un livello di militanza collettiva di una certa rilevanza. Fatte le dovute proporzioni, in rapporto al numero degli iscritti ed escludendo i funzionari pagati, il fenomeno colpisce maggiormente i sindacati tradizionali ma anche nelle organizzazioni sindacali di base la tentazione a delegare ha assunto negli anni dimensioni considerevoli. Le vicende sindacali degli ultimi anni (l’esautorazione/cancellazione dei consigli di fabbrica e dei delegati eletti per reparto e le politiche rivendicative sempre più arrendevoli dei sindacati concertativi ad esse strettamente connesse) forniscono elementi importanti per spiegare questa tendenza.
Le espressioni di volontà dei lavoratori sono scomposte e ricomposte dai sindacati concertativi secondo le necessità di una politica sindacale che presuppone l’azzeramento del conflitto o tutt’al più, come in questi ultimi mesi, la simulazione del conflitto. Un conflitto orientato e incanalato su binari morti (scioperi rituali, i soliti referendum, le raccolte firme, ecc.). Ma è un sistema che sino ad ora ha funzionato, ha reso considerevoli aiuti ai padroni ed ha prodotto una espropriazione di dimensioni epocali per i lavoratori (pensioni, mutui casa, Tfr, scala mobile, servizi sociali e sanitari pagati due volte, sia direttamente che indirettamente mediante la tassazione).

L’esperienza concreta dei lavoratori, maturata durante un lungo ciclo di lotte conclusosi alla fine degli anni ottanta, ha portato alcuni di loro ad un giudizio di irriformabilità dall’interno delle maggiori organizzazioni sindacali, laddove era ormai palese l’integrale burocratizzazione e la gestione concertativa che soffocava ogni istanza espressa dai luoghi di lavoro. Da quel giudizio l’avvio dell’esperienza dei sindacati di base. A distanza di quasi vent’anni alcune illusioni di cambiamento a breve del quadro sindacale si sono scontrate con la realtà dei fatti anche se non hanno portato ancora ad una riflessione sufficientemente adeguata sulle ragioni che hanno relegato comunque ad un ruolo marginale le esperienze del sindacalismo di base. Cgil-Cisl-Uil ed i sindacati concertativi minori sono rimasti in piedi, si sono addirittura sostituiti nei principali processi decisionali ai partiti politici della sinistra. I lavoratori hanno continuato a votarli in massa alle elezioni ed i loro dissidi interni (contingentemente acuiti dalla posizione più battagliera della Cgil su alcuni aspetti del modello contrattuale) non hanno mai assunto caratteri tali da minacciarne il ruolo egemonico, difeso con i denti in ogni occasione e supportato con norme sia di legge che contrattuali. Il peso del sindacalismo di base nel suo complesso e rimasto limitato a specifiche categorie e non è giunto a dimensioni critiche tali da condizionare la definizione di un contratto nazionale.

Come si può rispondere organizzativamente a queste enormi questioni?

PARTECIPAZIONE
Tra i nostri tratti distintivi c’è l’obiettivo della massima partecipazione dei lavoratori, anche mediante una strutturazione del sindacato che dia un peso decisivo al “comitato di base”. Se questo non dev’essere un semplice slogan, allora dobbiamo riesaminare la nostra organizzazione per capire se ci siamo dotati di una struttura organizzativa adeguata al raggiungimento di questo scopo.

UNITÀ-INTERCATEGORIALITÀ
Si è andata sviluppando, a partire dalle ristrutturazioni di fine anni settanta, una frammentazione dell’attività lavorativa in piccolissime unità produttive, non sempre in conseguenza di cambiamenti tecnologici (che pure hanno consentito più ampi margini di manovra rispetto alle tecnologie precedenti) ma spesso per scelte politiche. Quasi sempre i luoghi di lavoro hanno dimensioni produttive, da un punto di vista tecnico, ben più ampie di quelle assunte dalle forme giuridiche/societarie: si pensi ad esempio all’aeroporto di Montichiari o ad una RSA. Perciò in alcuni casi si è preferito dar vita ad organismi produttivi meno coordinati e meno efficienti ma tali da garantire il pieno controllo della forza lavoro azzerandone, anche grazie alla frammentazione, le capacità di lotta. A questo fenomeno si è aggiunto, soprattutto nell’ultimo decennio, un ricorso sempre più massiccio ai contratti precari. Questi fenomeni, uniti alla politica concertativa condotta dai maggiori sindacati con la sterilizzazione della contrattazione, hanno favorito il passaggio dal negoziato unitario a quello individuale o di piccoli gruppi isolati. Se l’intercategorialità è una possibile risposta a questa dispersione delle forze, una modalità collettiva di produrre forza contrattuale, allora dobbiamo concretamente mostrare come la realizziamo, come ci organizziamo affinché non sia solo uno slogan [. …]

in allegato la traccia della relazione introduttiva

SdL intercategoriale - Brescia

 
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