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La crisi è reale. Fuori i soldi veri PDF Stampa E-mail
domenica 15 marzo 2009

 da Il Manifesto - 15 marzo 2008

Antonio Sciotto

La Confindustria striglia pesantemente il governo su come sta affrontando la crisi, e la presidente Emma Marcegaglia chiama in causa in prima persona il presidente del consiglio: «La crisi è tutt'altro che una boutade mediatica, è un'emergenza vera - ha detto ieri a Palermo davanti alla platea dei piccoli e medi imprenditori - Per questo va affrontata con soldi veri».

«È venuto il momento di una risposta da parte sua, signor presidente», ha aggiunto riferendosi evidentemente a Berlusconi. «Adesso - ha ripetuto - servono soldi veri». Seguono le richieste dell’associazione industriali all’esecutivo, elencate inmodo così diretto e serrato che, poco dopo l’intervento, arriva al telefonino della presidente una telefonata del premier, che fissa un incontro per martedì pomeriggio. «E’ il momento di usare il linguaggio della verità: rischiamo di perdere i veri campioni del made in Italy - ha aggiunto la presidente degli imprenditori - Tacere significherebbe tradire il Paese». «Bene gli ammortizzatori sociali, bene l'aumento dell'indennità ai cocopro.

Ma c'è un'emergenza ancora più fondamentale della disoccupazione. Se migliaia di piccole imprese chiudono e spariscono, i disoccupati potranno anche avere tutti l'assegno di disoccupazione ma poi non avranno dove tornare a lavorare». «Abbiamo già chiesto un incontro col presidente del consiglio - spiega Marcegaglia - la prima cosa che noi vogliamo è il credito, che è essenziale per la sopravvivenza delle imprese». Confindustria chiede, soprattutto, un «intervento immediato» del governo «su alcuni punti essenziali»: in particolare, «serve avviare nuovi cantieri, anche quelli più piccoli, e un fondo di garanzia per le piccole emedie imprese». E ancora: «Per quelle imprese che fanno uno sforzo importante nel capitalizzare, ci sia uno sgravio fiscale, perché non v'è dubbio che aziende con poco capitale non riusciranno a sopravvivere». Non basta, perché Confindustria chiede anche che lo Stato paghi i debiti che le amministrazioni hanno accumulato rispetto alle imprese: «Non ci interessa la sterile polemica sulla grandezza dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Sono comunque troppi e il punto è uno solo.

Lo Stato deve pagare». Inoltre, è fondamentale e che sia risolto il nodo del credito, dopo le polemiche tra Tremonti e Draghi degli ultimi giorni: «Non vogliamo vedere i conflitti istituzionali a cui assistiamo oggi,ma una grande collaborazione tra Bankitalia e governo, tra banche e imprese». Spazio, durante l'intervento a Palermo, anche per altri argomenti, tra cui il Ponte di Messina: «In questo momento - ha spiegatoMarcegaglia - è necessario lavorare su tutti quei cantieri che possono partire subito perché questo può aiutare la ripresa dell'economia. Il Ponte è un'opera importante, ma che partirà tra uno o due anni come minimo. E quindi va bene il Ponte sullo Stretto,ma noi vorremmo anche stanziamenti sui piccoli cantieri che possano aiutare la filiera dell'edilizia». Le reazioni del governo, a parte la telefonata di Berlusconi, tendono a minimizzare: per il ministro del WelfareMaurizio Sacconi, «Marcegaglia apprezza la direzione di marcia che abbiamo intrapreso: chiede di attuare fino in fondo le misure ».

Per Renato Brunetta «la presidente fa bene a dire che si deve dare credito alle imprese, è la linea del governo». Il Pd, con Pierluigi Bersani, ha gioco più facile a tirare la Confindustria dalla propria parte, tra i critici del governo: «Spero che dopo le parole chiare di Emma Marcegaglia si comincino a prendere sul serio le proposte che il Pd sta facendo da seimesi: mi sembra che vi sia una convergenza su queste priorità». I soldi, per il Pd si devono trovare «attraverso le misure che abbiamo indicato sull'evasione fiscale e il controllo della spesa pubblica. Quelle risorse vanno messe su tre programmi: assegno ai disoccupati, liquidità per piccole imprese e cantieri locali».

 
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